Il birraio di Preston - Teatro Valle (Roma)

Scritto da  Sabato, 24 Aprile 2010 
il birraio di preston

Dall’8 al 25 aprile. Rivivono sul prestigioso palcoscenico del teatro Valle le rocambolesche ed immaginifiche vicende, permeate da un suggestivo simbolismo e al contempo saldamente ancorate ad un ben preciso contesto storico-sociale, del romanzo “Il birraio di Preston” di Andrea Camilleri, tra i più vividi e appassionati narratori che la Sicilia abbia mai conosciuto. Grazie al travolgente adattamento portato in scena dal Teatro Stabile di Catania ci lasciamo ancora una volta conquistare dal fascino di questa terra primigenia, impetuosa ed assolutamente traboccante di vita ed energia.

 

Teatro Stabile di Catania presenta

IL BIRRAIO DI PRESTON

dal romanzo di Andrea Camilleri

riduzione e adattamento teatrale a cura di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale

con Pino Micol, Giulio Brogi, Mariella Lo Giudice, Gian Paolo Poddighe, Ester Anzalone, Valentina Bardi, Cosimo Coltraro, Fulvio D’Angelo, Massimo Leggio, Leonardo Marino, Margherita Mignemi, Rosario Minardi, Stefania Nicolosi, Giampaolo Romania, Sergio Seminara

scene Antonio Fiorentino

costumi Gemma Spina

musiche Massimiliano Pace

luci Franco Buzzanca

regia Giuseppe Dipasquale

 

La trasposizione teatrale de “Il birraio di Preston” attualmente in scena presso lo storico teatro Valle di Roma costituisce un appuntamento davvero imperdibile per gli amanti dell’appassionante narrativa camilleriana ed al contempo anche una celebrazione in grande stile per il cinquantesimo compleanno del Teatro Stabile di Catania recentemente festeggiato. Lo spettacolo ci consente di scoprire un antico e poco conosciuto amore del geniale e poliedrico scrittore di Porto Empedocle, quello per il teatro e la drammaturgia: allievo e docente di regia all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma ed in seguito per lunghi anni infaticabile regista, Camilleri ha accettato di curare (a quattro mani con Giuseppe Dipasquale, che si occupa anche della regia) l’adattamento di una delle sue opere maggiormente conosciute ed apprezzate dal pubblico, dopo non poche perplessità iniziali. Il suo timore principale era difatti rappresentato dal pericolo di tradire lo spirito atavico e profondo di questo romanzo corale, testimonianza lucida e a tinte accese di una Sicilia postunitaria infiammata dalle lotte sanguinose tra monarchici e rivoltosi mazziniani, oppure di non riuscire a preservarne l’originalissima e ricercata struttura; il racconto risulta difatti suddiviso in una sequenza di capitoli il cui ordine di lettura può essere arbitrariamente variato senza che si smarrisca il senso della trama e nei quali le vicende vengono presentate assecondando il punto di vista dei molteplici protagonisti in scena, un esercizio di stile di rara preziosità letteraria che evidentemente comportava notevoli difficoltà nel tentativo di tradurlo in un’altrettanto avvincente rappresentazione teatrale. Ebbene, possiamo senza ombra di dubbio asserire che questo ardimentoso esperimento drammaturgico ha pienamente colto nel segno, dando origine ad uno spettacolo divertente, raffinato, godibile e a tratti decisamente sorprendente.

L’azione scenica si svolge interamente nella cittadina immaginaria di Vigata, in cui Camilleri ha ambientato numerosi suoi romanzi tra cui le celebri storie del commissario Montalbano che gli hanno regalato la notorietà presso il grande pubblico, ma ritornando indietro nel tempo, per la precisione agli anni in cui i tumulti risorgimentali agitavano la penisola ed in particolare in Sicilia la repressione monarchica assumeva proporzioni di notevole violenza. Il prefetto di Montelusa, il bizzarro e vanitoso notabile toscano Eugenio Bortuzzi, ha un unico e solo obiettivo, che intende perseguire a qualsiasi costo, sia abusando del potere a sua disposizione che percorrendo strade lontane dalla sfera della legalità, quello di far rappresentare la mediocre e grottesca opera lirica “Il birraio di Preston” di Luigi Ricci in occasione dell’inaugurazione del Teatro Nuovo di Vigata. Assolda così uno sgherro di fiducia, l’avido e spregiudicato Don Memè, affinchè metta a tacere qualunque forma di dissenso, dagli elitari circoli vigatesi frequentati da aristocratici e borghesi che campanilisticamente mal sopportano le continue ingerenze del prefetto montelusano e considerano l’opera di Ricci una volgare “risciacquatura” della musica mozartiana fino ai rivoltosi che con la violenza cercano di contrastare il potere costituito e di sovvertirlo per raggiungere la libertà e la democrazia. Grande è il fermento alla vigilia della prima di questo “spinoso” spettacolo e, nonostante la presenza di un folto manipolo di cavalleggeri assoldati per bloccare le porte dei palchi del teatro lirico, il tutto si trasforma in un’incontenibile e bizzarra baraonda: mentre il pubblico di popolani e borghesi ben presto si disinteressa alle vicende raccontate, inizia a scimmiottare pesantemente gli attori in scena e cerca di eludere la ferma sorveglianza delle guardie per tornarsene a casa, nei sotterranei del teatro i congiurati stanno appiccando un incendio per far deflagrare questo simbolo di un potere autoritario ed insopportabile. In quest’atmosfera a dir poco burrascosa un colpo di moschetto sfuggito inavvertitamente ad un armigero getta lo scompiglio sia sul palcoscenico che in sala, ponendo fine alla rappresentazione con una vera e propria fuga di massa. L’incendio si tramuterà ben presto in un rogo implacabile che provocherà la morte di due amanti soffocati dal fumo nella loro alcova e di un borghese che nella sua corsa per mettersi in salvo verrà scambiato erroneamente per un malfattore e quindi giustiziato da un soldato. La narrazione si conclude con le indagini svolte per catturare i ribelli colpevoli di aver appiccato le fiamme, primo tra tutti l’indomito “bombarolo” mazziniano Nando Traquandi, indagini che sostanzialmente si infrangeranno contro l’omertà e la connivenza del popolo siciliano, sfumando come una bolla di sapone. L’epilogo della pièce assume però i toni sgargianti e farseschi di una brillante commedia degli equivoci: il prefetto Bortuzzi scrive difatti, in un tono aulico e pomposamente decadente, una lettera alla sua adorata sposa per confessarle che la sua ostinazione nel voler rappresentare “Il birraio di Preston” non era altro che un espediente per testimoniarle l’infinita passione tuttora nutrita nei suoi confronti, visto che il loro primo incontro era avvenuto al Teatro La Pergola di Firenze proprio in occasione di una rappresentazione di questa mediocre opera lirica. Peccato che la fanciulla, pur lusingata da questa romantica attenzione, smentisca immediatamente questo ricordo avvolto dalla nube del tempo: gli rivela difatti che quella sera fatidica di alcuni prima l’opera in scena era in realtà “La Clementina” di Boccherini, lasciando il prefetto del tutto basito e stupefatto, esposto in maniera imbarazzante allo scherno e alle risate del pubblico che ha davanti ai suoi occhi la profonda pochezza di questo strampalato uomo politico.

Innumerevoli i pregi della riduzione teatrale del romanzo camilleriano curata dallo stesso autore e dal regista Giuseppe Dipasquale, direttore del Teatro Stabile di Catania, tanto che lo spettacolo, dopo un primo storico allestimento di dieci anni fa, ha mietuto unanimi consensi da parte del pubblico e della critica in tutte le riproposizioni che ne sono state riportate in scena negli ultimi anni. Innanzitutto, come già rammentavamo, la capacità di restituire intatto e vigoroso l’intarsio di piani temporali paralleli che sostanzia il testo narrativo e, non meno importante, la potenza espressiva di quest’opera corale che dà voce ad una Sicilia atavica, fiera ed assolutamente affascinante. Voce che viene veicolata attraverso un uso sapiente del dialetto, non solo quello siciliano ma anche il romano, il toscano ed il piemontese in un variopinto e saporito pastiche linguistico che conferisce ritmo e vivacità alla rappresentazione. L’adattamento del romanzo di Camilleri alle assi del palcoscenico fonde alla perfezione le diverse componenti che costituiscono il segreto della sua originalità e ricchezza: una ricostruzione storica arguta e dettagliata, un simbolismo di grande profondità e fascino e soprattutto un’aura fiabesca che avvolge la contingenza degli eventi raccontati per farli quasi assurgere ad una dimensione onirica ed universale. Il vorticoso susseguirsi di frammenti narrativi prevede un’inevitabile scomposizione del palcoscenico in due piani: quello prospiciente il pubblico dove un narratore onnisciente fa egregiamente da raccordo tra gli innumerevoli episodi in cui si scompone la rocambolesca avventura e quello di fondo dove una pletora di personaggi affolla le ricche scenografie, allestite da Antonio Fiorentino con grande eleganza e con la capacità di alternare in maniera calibrata il naturalismo di una veristica resa della realtà siciliana postunitaria con sfumature poetiche e sognanti. Di gran pregio e fascino anche i variopinti costumi di foggia ottocentesca realizzati da Gemma Spina, che per caratterizzare con pochi elementi di abbigliamento il ruolo sociale ed i tratti caratteriali dei numerosissimi personaggi che si alternano in scena ha scelto di adottare un efficace espediente: ogni attore indossa infatti biancheria intima d’epoca al di sopra della quale vengono di volta in volta aggiunti altri indumenti o accessori, che siano giacche, cappelli, gonne o cravatte, per consentire allo spettatore di comprendere immediatamente il ruolo interpretato e seguire più agevolmente il filo della narrazione. Un racconto che, proprio per il rilevante numero di interpreti in scena e per il dinamismo della trama, richiede una certa dose di attenzione da parte del pubblico per essere seguito ed apprezzato sino in fondo e che assume nettamente le sembianze di un’opera corale in cui gli attori agiscono di concerto senza che a qualcuno venga attribuito in maniera netta il ruolo di protagonista. In una compagnia tutta di ottimo livello ci piace però segnalare l’interpretazione particolarmente intensa e trascinante di Mariella Lo Giudice nel ruolo di Concetta Riguccio, vedova di un navigante che, dopo la prematura scomparsa di suo marito, ha iniziato a esprimersi esclusivamente attraverso metafore marinaresche e che in tarda età riscopre l’elettrizzante emozione di un amore appassionato e sensuale; i suoi monologhi recitati a scena vuota catturano immediatamente l’attenzione dello spettatore con sapiente ironia, eleganza recitativa e innegabile carisma. Un plauso va poi sicuramente riconosciuto anche a Pino Micol, che svolge alla perfezione il ruolo di narratore facendo da trait d’union tra gli innumerevoli frammenti di vita che si intersecano nell’intreccio narrativo, e al grande attore teatrale e cinematografico Giulio Brogi che veste i panni del delegato Puglisi, tratteggiando con delicatezza ed intelligenza il profondo sentimento d’amore nutrito dal suo personaggio per una donna di condizione sociale inferiore e già maritata.

Uno spettacolo dunque capace di fondere armonicamente una vasta gamma di preziose componenti creando un unicum drammaturgico di rara bellezza, esaltando il profondo valore letterario del romanzo di Camilleri e al contempo intrattenendo lo spettatore in due ore scoppiettanti e divertenti. La pièce sarà in scena ancora per questo week-end, vi invitiamo dunque a non lasciarvela sfuggire; la monografia che il teatro Valle dedica al Teatro Stabile di Catania proseguirà poi con lo spettacolo “Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente” dell’autore romeno Matei Visniec, in scena dal 27 aprile al 9 maggio.

 

Teatro Valle – via del Teatro Valle 21, 00186 Roma

Informazioni: telefono 06/68803794

Botteghino: dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 19.00

Biglietti: platea/palchi di platea 30,00€ (ridotto 26,00€), palchi di I e II ordine 25,50€ (ridotto 21,50€), palchi di III ordine/galleria 16,00€ (ridotto 14,00€)

Orario spettacoli: repliche serali ore 20.45 - 11, 14, 18, 25 aprile 2010 ore 16.45 - 13, 20 aprile 2010 ore 19,00

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Silvia Taranta e Gianluca Parisi, Ufficio Stampa ETI (Ente Teatrale Italiano)

Sul web: www.teatrovalle.itwww.teatrostabilecatania.it

 

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