Il Berretto a Sonagli - Teatro India (Roma)

Scritto da  Domenica, 31 Gennaio 2016 

Valter Malosti affronta per la prima volta Pirandello portando in scena "Il Berretto a Sonagli" al Teatro India. Uno dei testi più popolari del grande drammaturgo siciliano con cui il regista si confronta tentando di strapparne lo stereotipo per restituirne la forza eversiva originaria di quei “corpi in rivolta” posti al centro della scena che è anche labirinto: una feroce macchina/trappola. Un testo vivissimo grazie alla violenza beffarda della lingua, una sorta di musica espressionista e tragicomica, molto evidente nel testo scritto in dialetto siciliano che è alla base di un lavoro originale di drammaturgia.

 

IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello
adattamento e regia Valter Malosti
con Roberta Caronia, Valter Malosti, Paola Pace, Vito Di Bella, Paolo Giangrasso, Cristina Arnone, Roberta Crivelli
luci Francesco Dell’Elba
scene Carmelo Giammello
costumi Alessio Rosati
macchinista e direttore di scena Gennaro Cerlino
assistente alla regia Elena Serra
produzione Teatro di Dioniso
con il sostegno del Sistema Teatro Torino

 

A Pirandello certamente non poteva sfuggire la struttura mafiosa di alcuni strati della società siciliana: l'azione del Prefetto Mori inviato da Mussolini in Sicilia per combattere la mafia è degli anni Venti. A Pirandello è del resto ben noto un testo teatrale del verismo siciliano del 1889, "I mafiusi della Vicaria" in cui appare per la prima volta il termine "mafia". Qualcuno ha obiettato che l'Agrigentino non si sarebbe mai occupato di mafia, preferendo piuttosto i temi del teatro nel teatro, le riflessioni filosofiche del "pirandellismo", i paradossi dell'ipocrisia borghese.

Probabilmente è vero che le questioni etiche e sociali lo abbiano interessato meno rispetto alla concettualità e alla filosofia morale che gli viene attribuita quasi per "antonomasia": ma ciò non significa che se ne sia completamente disinteressato. Egli si è pur calato nella dimensione storica e nei problemi della sua terra, come ad esempio nel romanzo "I vecchi e i giovani". Ovvero in due testi teatrali: "Liolà" in cui tratta il tema della rivolta anarchica contro il latifondo e "Il berretto a sonagli" che, al di là del "pirandellismo" filosofico e della vicenda di corna, contiene un'amara riflessione su una "certa" struttura mafiosa della società della Trinacria.

Nel "Berretto" ci troviamo di fronte al problema della verità sociale: si può dire la verità in una società caratterizzata da rapporti di forza borderline con la mafia? La rappresentazione della società siciliana in bilico tra "gallismo" - tema poi ripreso da un altro grande siciliano, Vitaliano Brancati - onorabilità e potere mafioso occulto è stata peraltro raccolta e rilanciata da Leonardo Sciascia nel dramma "L'onorevole". Un non casuale parallelilismo collega infatti il personaggio femminile del "Berretto", Beatrice, alla protagonista de "L'onorevole", Donna Assunta: entrambe sono costrette a dichiararsi pazze per aver svelato i loschi traffici, sessuali in Pirandello, esplicitamente mafiosi in Sciascia, dei rispettivi consorti, entrambi - il primo per nascita, il secondo per ambizioni - nell'ombra dell'Onorata Società.

Naturalmente in Pirandello la questione etica schiuma inesorabilmente nella morale: lo sfondo è quello di una società corrotta in cui le "famiglie" hanno il potere di nominare i funzionari, i quali a loro volta devono garantire l'intoccabilità dei "signori" portandogli "rispetto". Tuttavia la tragicommedia o farsa tragica di Pirandello verte sulla percezione sociale della verità, un argomento che rappresenta il DNA filosofico - il cosiddetto "pirandellismo" - della sua opera . Nella quale, ovviamente, le "miserie umane" che producono effetti farseschi e paradossali si mescolano ad elementi più drammatici volti sempre al teorema. Così il "Berretto" è un capolavoro, non tanto per il racconto drammatizzato della storiella paesana di cronaca piccante e scandalistica, bensì per il perfetto equilibrio degli elementi della farsa e del dramma - come vuole la più antica delle tradizioni teatrali classiche cui Pirandello - nato non per niente nella terra della tradizione del teatro greco - fa costantemente riferimento.

La versione di Valter Malosti del "Berretto a sonagli" propende nettamente, calcando anche la mano, su questi aspetti più comici e farseschi della pièce trasformando i personaggi in vere e proprie macchiette surreali: il delegato Spanò in particolare è un buffo esemplare del camilleriano Agente Cantarella, e il fratello Fifì da freddo calcolatore è trattato alla stregua di un comico nobilotto di campagna, una specie di Mastroianni di "Divorzio all'italiana", cliché del siculo amante della bella vita, trafficone e dalla veste candida. Insomma la funzione grottesca che Pirandello aveva voluto assegnare ad un solo personaggio, la ruffiana Saracena, cade a pioggia su tutti i personaggi come un incantesimo sfuggito di mano. Tanto che la modesta moglie di Ciampa viene presentata come una vamp spogliarellista con la voce da trans. Il che pone una domanda: ma Ciampa, che fa tanto il moralista, manda la moglie in giro così?

Allora piuttosto che vittima del "sistema", portatore, anzi sopportatore di corna finché la cosa resta riservata e la sua onorabilità può uscirne a tutto tondo, ma poi lucido nel portare la soluzione al problema del pubblico ludibrio, Ciampa dovrebbe assumere le sembianze di un mefistofelico ruffiano: uno che ha messo la moglie nel letto del Cavaliere, avvalorando i sospetti di Beatrice. Non vittima dunque, ma carnefice. Non innocente coinvolto e travolto dal "gioco di potere", ma abile e furbastro marionettista.

Tuttavia Malosti invece di seguire la strada della destrutturazione testuale - interessante e molto divertente per la verità - che sembra aver imboccato rientra nella struttura "tradizionale": il suo Ciampa è "nonostante tutto" il classico modesto commesso - colto e dalle aspirazioni letterarie troncate - vittima insomma del sistema come nello spirito originale della pièce. Il che non convince del tutto. Passi la trasgressione e la violenza carnale a Pirandello, ma in questo caso il coitus mi sembra interruptus sul più bello! Del resto se si voleva rappresentare Ciampa come una sorta di Enrico IV, il personaggio pirandelliano che assiste alla farsa che si svolge intorno a lui, non si può non constatare che si è sbagliato testo: perchè Ciampa è vittima della farsa sociale, mentre Enrico IV ne è appunto l'artefice e provocatore.

I tempi comici sono comunque ben congegnati, la Beatrice di Roberta Caronia è tutta nervi e sangue, gira a mille esasperata, Malosti si cala bene in un Ciampa alla Salvo Randone "nonostante tutto", per intenderci.

Le risate sono senz'altro assicurate: resa con indubbia bravura da parte di tutti nella versione originale in dialetto siciliano (ben comprensibile), ma non senza un certo rigore filologico, la farsa tragica di Pirandello si trasforma, insomma, in una farsa borghese alla Feydeau che può suscitarmi qualche grattata di testa, ma che piace e diverte il pubblico.

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684.000.346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 17
Durata spettacolo: 1 ora e 30 minuti

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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