Il berretto a sonagli - Pirandelliana 2010, Giardino della Basilica di Sant’Alessio all’Aventino (Roma)

Scritto da  Martedì, 13 Luglio 2010 
il berretto a sonagli

Dal 6 luglio all’8 agosto. L’elegante e suggestiva cornice del Giardino della Basilica di Sant’Alessio all’Aventino, con la sua terrazza dalla vista mozzafiato sul Tevere immersa nella quiete di uno degli angoli più romantici, silenziosi e meditativi di Roma, ospita, come è ormai una piacevolissima consuetudine, la rassegna Pirandelliana 2010, giunta alla dodicesima edizione. La compagnia La Bottega delle Maschere, diretta dal Maestro Marcello Amici, porta in scena con incredibile passione, attenzione filologica ed una sensibilità squisitamente moderna, due delle commedie più pregiate del teatro pirandelliano, “Il piacere dell’onestà” e “Il berretto a sonagli”, ponendo in luce l’estrema attualità del messaggio del drammaturgo agrigentino e delle sue Maschere Nude, paradigmi grotteschi e coraggiosi della strenua lotta combattuta dall’individuo per affermare un bisogno di autenticità e onestà contro l’ipocrisia, il moralismo benpensante e la superstizione della società.

 

 

Compagnia teatrale La Bottega delle Maschere presenta

IL BERRETTO A SONAGLI

di Luigi Pirandello

con Marcello Amici (Ciampa, scrivano), Marco Vincenzetti (Il delegato Spanò), Antonella Alfieri (la signora Beatrice Fiorica), Carmen Vitter (la signora Assunta La Bella), Michela Grimaldi (la Saracena), Luca Ferrini (Fifì La Bella), Maria Lovetti (Fana, vecchia serva della signora Beatrice), Chiara Nicolanti (Nina Ciampa, giovane moglie del Ciampa), Carlo Bari

Scene Marcello de Lu Vrau

Costumi Natalia Adriani

Disegno luci e fonica Giuseppe Tancorre

Regia di Marcello Amici

 

Un appuntamento imperdibile per gli appassionati del teatro pirandelliano e per tutti coloro in grado di apprezzare la raffinatezza di uno spettacolo che sappia coniugare un’impostazione tradizionale della rappresentazione ad una lucida capacità di introspezione psicologica, modernità del messaggio di caustica critica sociale e denuncia delle ipocrite e corrotte convenzioni che governano i comportamenti umani ad una narrazione avvincente e dinamica. La suggestiva terrazza dei giardini di Sant’Alessio all’Aventino accoglie lo spettatore con un’affascinante panorama che, accarezzando l’ansa del Tevere da Ponte Sublicio sino all’Isola Tiberina, colma immediatamente il cuore della straordinaria grandiosità di una Roma avvolta dai colori caldi e ambrati del tramonto estivo. Basterebbe questa sublime visione, contemplata mentre sorseggiamo una bibita fresca nella silenziosa tranquillità di questo rigoglioso giardino fuori dal tempo, a rendere la serata assolutamente indimenticabile.

La commedia alla quale abbiamo avuto il piacere di assistere, “Il berretto a sonagli”, costituisce indubbiamente uno dei più preziosi capolavori della drammaturgia pirandelliana: la sua prima rappresentazione risale al giugno del 1917 quando la sua versione in siciliano fu portata in scena al Teatro Nazionale di Roma dalla compagnia di Angelo Musco, riscuotendo sin da subito un considerevole consenso da parte del pubblico. L’opera in due atti affronta alcune delle tematiche archetipiche delle maschere nude del geniale scrittore di Girgenti: tutti i personaggi si trovano bloccati in una situazione di profondo conflitto interiore tra l’ineluttabile necessità di preservare cristallina una perbenista facciata di onorabilità sociale e l’irrefrenabile desiderio di infrangere questa barriera alla ricerca di onestà ed autenticità, bisogno primigenio che inevitabilmente finirà per essere dolorosamente soffocato. L’individuo, costretto a difendere strenuamente il proprio prestigio sociale, dovrà salvaguardare ad ogni costo il proprio pupo, emblematico pupazzo che simboleggia l’apparenza percepita dal mondo esterno, e nasconde come un oscuro simulacro tutte le nefandezze, la disonestà, il marcio che si annida nell’anima.

Beatrice Fiorica è l’unico personaggio di questo dramma ironico e grottesco che tenta, con esiti purtroppo fallimentari, di ribellarsi e trovare una via di uscita dal suo labirinto esistenziale: consapevole dell’adulterio perpetrato ai suoi danni dal marito, influente e facoltoso Cavaliere, con la giovane e sensuale Nina, moglie dello scrivano Ciampa, la donna, istigata dall’intrigante e volgare Saracena, decide di denunciare quello che nella società del primo Novecento costituiva un vero e proprio reato perseguibile dalla legge. Nonostante tutti le sconsiglino di compiere questo insano gesto senza ritorno, persino lo stesso Ciampa che con grande umiltà e lungimiranza la invita a considerare la spirale drammatica in cui le loro vite verrebbero precipitate, la donna catturata dal demone della gelosia convoca il delegato Spanò, da anni fidato amico di famiglia, affinchè predisponga una perquisizione per sorprendere sul fatto i due amanti clandestini. L’operazione di polizia verrà messa in atto e, sebbene non ci sia flagranza di reato (o, più probabilmente, tale flagranza sia stata opportunamente occultata dal servile delegato), il Cavaliere sarà arrestato e portato in prigione per la sua reazione estremamente adirata ed oltraggiosa nei confronti delle forze dell’ordine. La sua sarà una detenzione di pura facciata e solamente di una manciata di ore; rimane piuttosto il problema di ristabilire un seppur fragile equilibrio che consenta, a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo inutile dramma amoroso, di recuperare una parvenza di reputazione di fronte al popolino che sta già sparlando a più non posso di questa vicenda. Rimane un’unica soluzione, ipotizzata dallo stesso Ciampa e poi, dopo un solo istante di perplessità, avallata da tutti gli altri: Beatrice dovrà fingersi pazza e farsi ricoverare in una casa di cura per alcune settimane; la sua pazzia si manifesterà nel modo più dirompente possibile, visto che la donna griderà violentemente in faccia a tutti la verità, atto scriteriato che sancirà l’immediata necessità di rinchiuderla in manicomio.

Il testo originale della commedia viene riletto in maniera assolutamente fedele e rispettosa dalla compagnia La Bottega delle Maschere, con un’impostazione tradizionale di stampo sostanzialmente capocomicale: si stagliano ovviamente in primo piano le superbe capacità interpretative del Maestro Marcello Amici che ancora una volta ci lascia stupefatti per la straordinaria intensità, il carisma e la capacità di introspezione, si direbbe quasi simbiotica, nel variegato e complesso universo pirandelliano. Del tutto convincenti ed emozionanti anche le interpretazioni di Antonella Alfieri (nel ruolo di una passionale e impetuosa Beatrice Fiorica) e di Luca Ferrini (che veste i panni di suo fratello, il bizzarro e macchiettistico Fifì La Bella); impossibile infine non riservare una menzione particolare alla irresistibile Maria Lovetti, una tenera e simpaticissima Fana, l’anziana serva di casa Fiorica.

Il momento maggiormente simbolico e profondo dello spettacolo è sicuramente il monologo del primo atto in cui lo scrivano Ciampa espone dettagliatamente la propria inconsueta e straniante visione dell’esistenza: ciascun individuo possiede tre corde d’orologio in testa, la seria, la civile e la pazza; accordando di volta in volta la corda opportuna è possibile governare i comportamenti umani evitando che l’istinto e la passionalità prendano il sopravvento sulla razionalità. Talora è però inevitabile che gli accadimenti superino queste barriere ed allora non vi è più scampo, è necessario lasciar libero corso alla corda pazza ed a quel punto potrebbe veramente accadere di tutto poiché i freni inibitori hanno definitivamente cessato di esercitare il loro controllo. Uno dei momenti più alti della drammaturgia pirandelliana rivive sul palcoscenico dell’Aventino con incredibile forza espressiva, commovente lucidità di pensiero e la straordinaria esperienza e sensibilità interpretativa del maestro Amici.

Lo spettacolo sarà in scena sino all’8 agosto, a sere alterne con “Il piacere dell’onestà”, due capisaldi della letteratura italiana del Novecento e due imperdibili occasioni per trascorrere una serata di piacevole intrattenimento, rallegrata da due ore di pura e raffinata arte teatrale.

 

Giardino della Basilica di Sant’Alessio all’Aventino – Piazza Sant’Alessio 23, Roma

Informazioni e prenotazioni: telefono 06/6620982, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal martedì alla domenica ore 21.15, lunedì riposo

-      martedì, giovedì e sabato va in scena “Il piacere dell’onestà”

-      mercoledì, venerdì e domenica va in scena “Il berretto a sonagli”

Biglietti: €12,00 (ridotto per convenzioni €10,00)

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Ufficio Stampa Valeria Buffoni

Sul web: www.labottegadellemaschere.it

 

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