Il Ballo - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Sabato, 30 Gennaio 2016 

Dal 22 al 31 gennaio. Lucidamente drammatica, l’elegante scrittura di Irène Némirovsky incontra la recitazione mutevole e poetica di Sonia Bergamasco. Da questo perfetto connubio prende vita “Il ballo”, spettacolo ideato e interpretato dall’attrice e attualmente in scena al Teatro Vascello di Roma. Un monologo a più voci in cui la Bergamasco dà vita con elegante fluidità a tutti i cinque personaggi e sempre con grazia porta in scena, in un gioco di specchi e riflessi, un duro contrasto madre/figlia.

 

IL BALLO
racconto di scena ideato e interpretato da Sonia Bergamasco
liberamente ispirato a Il ballo di Irène Némirovsky
una produzione Teatro Franco Parenti / Sonia Bergamasco
disegno luci Cesare Accetta
scena Barbara Petrecca
costume di scena Giovanna Buzzi
datore luci Domenico Ferrari
suoni Paolo Santambrogio
capo macchinista Alberto Accalai
attrezzista Vincenzo Contento
elaborazione suoni Davide Marletta
responsabile sartoria Simona Dondoni
assistente allo spettacolo Niccolò Fiorentino Polipo
foto di scena Fabio Artese
un ringraziamento a Le vie dei festival

 

Di forme e stili differenti, disposti a terra e tutti intorno a semicerchio, tanti specchi riempiono il palcoscenico. Sono coperti da sottili veli di cellophane. Al centro, su un divanetto d’epoca, riposa la protagonista, già mentre il pubblico prende posto in sala. Di lì a poco Sonia Bergamasco si alzerà e, leggera, di bianco vestita, racconterà di vendetta, amore e ambizione, evocherà immagini, si dividerà tra cinque personaggi. Scoprirà gli specchi uno alla volta, avvolgendosi nel cellophane come fosse abito da sera, scialle, decoro, velo o solo lasciandolo fluttuare mentre si muoverà sul palco nel labirinto di riflessi. Gli specchi evocano la vanità, riflettono i volti di due donne che si odiano ma loro malgrado si completano, ritraggono caratteri e voci che si sovrappongono, si frantumano e poi rimandano ad un unico volto, il suo.

Irène Némirovsky, scrittrice ucraina naturalizzata francese, morta ad Auschwitz nel 1942 e solo recentemente rivalutata in Italia grazie ad Adelphi che ne ha ripubblicato l’intera preziosa opera, compose "Il ballo" nel 1930. Racconto lungo o romanzo breve che dir si voglia, di un vero romanzo ha certo la complessità, la profondità dei temi, la scrittura limpida e graffiante, l’accurato ritratto dei personaggi.

Da una parte c’è Antoinette, quattordicenne lunga e magra, con i seni che premono sotto il vestito da scolara e la testa piena di sogni romantici: ragazzina bramosa di baci, balli e parole d’amore bisbigliate in un salottino appartato e figlia bisognosa d’affetto che osserva il mondo degli adulti con odio e rancore. Dall’altra c’è Rosine, bella ed egoista, madre incapace di dare amore alla figlia, moglie frivola e ambiziosa senza tenerezza verso nessuno, donna in cerca di rivalsa e affermazione sociale dopo il colpo di fortuna che ha fatto arricchire il marito. Una madre e una figlia, due rivali, due volti di donna che si affrontano, si invidiano ma che, pur odiandosi, si riflettono uno nell’altro. Una sta per sbocciare e l’altra per appassire e proprio nell’attimo in cui le loro vite si incrociano, la Némirovsky colloca “Il Ballo”. Lo sfarzoso ballo con tanto di orchestra e champagne che Rosine ha deciso di dare per duecento invitati, spinta dall’irrefrenabile voglia di entrare finalmente a far parte dell’alta società, l’ultima sua possibilità. Ballo che, agognato ma a lei negato, sarà per Antoinette l’ultimo affronto in una vita priva d’amore e l’occasione per la sua vendetta, tanto istintiva e infantile nella sua semplicità quanto spietata, per colpire la madre dov’è più vulnerabile, nella sua vanità.

“Il Ballo” è un concentrato di vendetta e bisogno d’amore, un testo breve in cui la Némirovsky racchiude tutti i suoi temi più profondi e di cui Sonia Bergamasco ha saputo ben cogliere la forza e la profondità, rappresentandone con grazia le tante sfaccettature.
E’ il primo testo della scrittrice con cui la Bergamasco è venuta in contatto e già qualche anno fa prestò la sua voce per una versione audiolibro. Fu proprio da quella lettura che nacque l’idea del progetto teatrale.

Ora il racconto di scena è confezionato, interamente ideato e composto da lei, ed è raffinato e completo. E’ lei a dar vita a tutti i personaggi e a tratteggiarli con gesti caratterizzanti e toni caricati. E’ la madre, la figlia, il padre, l’istitutrice inglese, la cugina invidiosa maestra di pianoforte. Cinque ruoli difficili in cui gli altri personaggi sono solo contorno al rapporto che sempre ricorre, impietoso e drammaticamente autobiografico, in tutte le opere della Némirovsky: quello tra la figlia che ha in sé tutto il risentimento dell’infanzia ma anche il potere della giovinezza, e la madre, la nemica di sempre.

Lo spettacolo è un viaggio onirico a più voci. Il ticchettio del tempo che scorre, il valzer di Strauss che ripetutamente popola la fantasia di Antoinette, i pochi suoni e i rumori precisi accompagnano la messa in scena amplificando suggestioni e stati emotivi. Tutto è dosato, elegante, adatto. Sono efficaci le luci curate da Stefano Accetta che come lame, in un effetto di bianco e nero, acuiscono la forza delle parole; sono luci essenziali e drammatiche che si accendono di verde solo una volta, quando la vertigine prende Antoinette e in un bisogno selvaggio di fare del male le fa stracciare furiosamente le lettere.

La Bergamasco, bionda ed eterea, in fluidi pantaloni bianchi, si muove sicura, danza, stride, mescola accenti, esagera i movimenti, ondeggia su una sola scarpa bianca e nera, corre scalza. E’ uomo e donna, bambina e adulta, vittima e carnefice. Per un’ora cattura e mantiene l’attenzione. D’altra parte non è nuova a progetti del genere, dopo il successo dello spettacolo “Karenina” con la regia di Giuseppe Bertolucci. Diplomatasi pianista al Conservatorio, è anche vincitrice di numerosi premi (Nastro d’argento 2004 - Premio Flaiano 2005 - Premio della Critica 2012 - Premio Eleonora Duse 2014) e da sempre in grado di alternare il cinema più commerciale (il recente “Quo Vado” di Checco Zalone) a fiction televisive di successo (“Tutti pazzi per amore”) e lavori teatrali più impegnati (con Carmelo Bene, Strehler, Glauco Mauri, Castri).

A fine spettacolo il pubblico applaude convinto la bella prova d’attrice. E un vicino di posto commenta: “Se non è Teatro questo…”

 

Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/5881021 - 06/5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Botteghino: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 21.30 orario continuato; lunedì dalle 9 alle 18; sabato dalle 11 alle 21,30; domenica dalle 14 alle 19
Biglietti: intero€ 20, ridotto over 65 € 15, ridotto studenti e gruppi di un minimo di 10 persone (i biglietti per i gruppi devono essere ritirati un giorno prima da un capogruppo) € 12

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Cristina D'Aquanno, Ufficio stampa Teatro Vascello
Sul web: www.teatrovascello.it

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