Il balcone di Golda - Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 25 Marzo 2012 
Il balcone di Golda

La grande statura dell’attrice sposa quella di una donna di alto profilo politico: ne riesce il ritratto di una donna nelle sue sfaccettature, dove l’immedesimazione non è semplice mimesi. Fatti storici e cronache precise si intrecciano con il vissuto dietro le quinte di Golda. La nudità della scena e i video dello sfondo contribuiscono a trasportare lo spettatore in un altrove.

 

 

Angelaria Associazione Culturale

con la collaborazione della Provincia di Roma presenta  

Paola Gassman in

IL BALCONE DI GOLDA

di William Gibson

traduzione Maria Rosaria Omaggio ed Enrico Luttman

costumi Sandra Cardini

disegno luci Camilla Piccioni

il tema di “Golda” è composto dal M° Luis Bacalov

regia Maria Rosaria Omaggio

 

Dal 20 marzo al 1° aprile Paola Gassman è la protagonista dello spettacolo "Il balcone di Golda" di William Gibson, in scena al Teatro Piccolo Eliseo, nella traduzione di Maria Rosario Omaggio ed Enrico Luttman, per la regia della stessa Maria Rosaria Omaggio. "Golda’s balcony" è l’ultimo lavoro teatrale di William Gibson ("Anna dei miracoli", "Due sull’altalena") che, affascinato dalla vita della leader israeliana Golda Meir (1898-1978), rilavorò al monologo “Golda” scritto nel 1977 per Anne Bancroft. Record di maggior tenitura di un monologo a Broadway (oltre tremila repliche), è un ritratto di Golda Meir toccante, coinvolgente.

Un atto unico inizia dalla fine, dalla vecchiaia malandata di una grande leader che scopre tutta la sua umanità nei momenti di fragilità, nel corpo e nella mente. Lei stessa con un’ironia pungente tipica della figura come del suo popolo, ammette che vedendola così ridotta difficilmente si potrebbe immaginarla quale combattente; e poi aggiunge che basta la parola dovere a risvegliarne il fuoco interiore. L’inizio e la fine dello spettacolo si congiungono a sottolineare un’esistenza spesa per la realizzazione del “terzo tempio”, lo Stato d’Israele, nato nel 1948 e morto a poco a poco in ogni guerra.

Una vita che consuma Golda, nel corpo – un cuore malandato, una flebite, un tumore - e meno nello spirito. Un solo rimpianto, l’amarezza di aver trascurato i figli per il partito. Nessun rimorso invece per il marito Morris, che la segue da Denver in un kibbuz e poi nelle sue peripezie; che Golda decide di sposare contro il volere della famiglia; ma che abbandona per un leader politico. Una vita da rivoluzionaria, una vita contro per la pace: Shalom, che in due passaggi sottolinea, ha la stessa radice di Salam; come le origini di Abramo che si innamora della schiava, uniscono ebrei e arabi quali figli discendenti di Sem.

L’angolatura è naturalmente quella ebraica, che fa dire alla protagonista che quando gli arabi ameranno i loro bambini più di quanto odiano gli ebrei, allora ci sarà uno Stato di Israele riconosciuto e pacifico ovvero uno stato dove potranno convivere i due popoli. Le vicende sono narrate con precisione saggistica, supportata dai video ben riusciti, con una lancetta bianca, talora tinta di rosso e lampeggiante, che proietta la storia, i documenti; mentre le luci colorano il fondo o disegnano il mare aiutandoci ad immaginare il balcone di Golda, anzi i due balconi dei quali parla; ma il titolo fa riferimento ad un balcone su una voragine, dal quale la protagonista poteva vedere l’inferno, come si svela alla fine.

E’ sapiente e ben dosato l’intreccio tra vicende politiche e fatti storici – rispettati nella loro integrità ben documentata – e la vita di una donna, dalla divergenza di opinioni con i genitori alla vita nel kibbuz con il marito per i primi anni del matrimonio (un luogo prediletto da Golda e sofferto dal marito), dagli anni bui della vita nell’appartamento e nella miseria dell’isolamento allo sfinimento del lavoro umiliante per far accettare i bambini a scuola, fino al votarsi per la causa, la vita nel partito, l’ascesa alla fama, il suo ruolo internazionale di leader; ma anche gli amori, vissuti con una certa spensieratezza con persone che condividono gli stessi ideali.

Paola Gassman aderisce al personaggio non per una somiglianza somatica ma semantica: è un’attrice matura che si fonde con la scena e con il video spesso volgendosi di lato o di spalle al pubblico. Interpreta e rivive nel personaggio, non recita e non cerca il compiacimento del pubblico. Non sovrasta il personaggio né si piega a Golda: l’attraversa, se ne imbeve e la restituisce rivivendone il patema. E mentre si muove con passo affaticato sulla scena muove tavoli, e panche di assi di legno e liste di ferro, che sono le gabbie dei polli del kibbuz; il tavolo e le sedie dell’ufficio, la poltrona di casa e il balcone da dove ama guardare il mare.

Un’occasione per guardare la storia da dentro con l’ironia sofferta di una donna ebrea.

 

Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi - via Nazionale 183, 00184 Roma

Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4882114
Orario spettacoli: ore 20.45, domenica ore 17, lunedì riposo (eccetto: giovedì 22 marzo matinée per le scuole (no serale), venerdì 23 riposo, mercoledì 28 ore 17.30)

Biglietti: poltronissima intero 22 euro, ridotto 18 euro; poltrona intero 16 euro, ridotto 14 euro

Durata: 90 minuti senza intervallo

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Grazie a: Benedetta Cappon, Ufficio stampa Teatro Eliseo

Sul web: www.teatroeliseo.it

 

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