Idoli - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Martedì, 29 Maggio 2012 
Idoli

La compagnia Carrozzeria Orfeo presenta al Teatro Quirino, nell’ambito della terza edizione di Autogestito, Rassegna di Teatro Indipendente Giovane Curioso Civile curata da Marianella Bargilli, l’originale ed affilata, crudele ed esilarante, grottesca e lacerante commedia nera “Idoli”. Attraverso un’indagine cruda e vibrante condotta tra le pieghe di un tessuto familiare atrocemente comune, ci addentriamo alla scoperta dei nuovi vizi capitali della società contemporanea, tra nevrosi personali e drammi collettivi, latente incomunicabilità e rifugio in consolatori paradisi virtuali, nel costante tentativo di sopravvivere al vortice soverchiante della realtà quotidiana e della sua desolante crisi etica e morale, ben prima che economico-sociale.

 

 

Produzione Carrozzeria Orfeo / Centro RAT-Teatro dell’Acquario
co-prodotto da Kilowatt Festival
col contributo di Teatro Stabile del Veneto
in collaborazione con Regione Toscana-Progetto Filigrane e Centro Culturale Il Funaro di Pistoia
col sostegno di La Corte Ospitale Amat / Teatro Rossini di Pesaro

Nottenera-Comunità_Linguaggi_Territorio Ar[t]cevia International Art Festival presenta

IDOLI
drammaturgia Gabriele Di Luca

regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi
con Gabriele Di Luca, Giulia Maulucci, Valentina Picello, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi

foto e scene Claire Pasquier
musiche originali Massimiliano Setti
luci Diego Sacchi
organizzazione Luisa Supino
disegni e grafica Giacomo Trivellini

Testo Finalista al Premio Hystrio per la Nuova Drammaturgia 2011

 

Lo spettacolo trae ispirazione dal saggio “I vizi capitali e i nuovi vizi” di Umberto Galimberti, disamina critica ed estremamente affascinante fondata fermamente sull’assunto che non siano mai le virtù, ma sempre i vizi, a rivelare le caratteristiche intrinseche dell’essere umano nelle diverse contingenze storiche. Dapprima identificati come “abiti del male” in seno alla teoria delle categorie aristoteliche, quindi tramutatisi in “opposizione della volontà dell’uomo alla volontà divina” nell’oscurantismo medioevale, per poi essere sostanzialmente rivalutati come “espressione della volontà umana” nell’ambito della spinta libertaria ed autodeterministica caratteristica dell’Illuminismo e precipitare infine nel calderone delle manifestazioni psicopatologiche del Novecento post-freudiano. Quel che è certo è che, al di là delle definizioni, i vizi capitali storicamente snocciolati dalla dottrina morale cattolica – superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira ed accidia – nella società moderna hanno smarrito la propria pregnanza e pericolosità etica, finendo per rimanere sovrastati da ben altre piaghe comportamentali decisamente più insidiose e foriere di disagio e sofferenza.

Ecco allora che l’atto unico presentato da Carrozzeria Orfeo, tra le più luminose realtà della drammaturgia contemporanea italiana, affonda il proprio sguardo proprio nei più torbidi recessi delle dinamiche relazionali, tra i “nuovi vizi” figli della massificazione consumistica del millennio 2.0: l’incomunicabilità di pensieri ed emozioni, la solitaria sociopatia, l’insicurezza raggelante, l’ossessione compulsiva per il sesso, il desiderio pantagruelico di acquistare beni materiali per pura gratificazione dell’ego, il nichilismo privo di valori e della benchè minima dimensione spirituale, l’indiscutibile necessità di conformarsi pedissequamente alle dinamiche del branco, la violenza psicologica e fisica inflitta al “diverso” che non rispetta invece le ferree regole imposte dalla massa, lo smarrimento di ogni ideale politico, religioso o culturale sotto le picconate della corruzione, degli scandali, della pornografia dell’anima, decisamente più drammatica rispetto a quella dei corpi. Non c’è che dire, un caleidoscopio fortemente variegato, uno scenario inquietante che ci restituisce la misura di quanto la nostra società sia ormai inesorabilmente alla deriva.

Si potrebbe pertanto presagire una messa in scena fortemente cupa ed angosciosa, magari non scevra di qualche intento moraleggiante; fortunatamente, non vi è nulla di più abissalmente lontano da questa prospettiva del pregiato lavoro drammaturgico compiuto dal giovane e vitalissimo collettivo Carrozzeria Orfeo. Nata ormai cinque anni fa dall’incontro tra Massimiliano Setti, Gabriele Di Luca e Luisa Supino presso l’Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, la compagnia ha già conquistato il plauso unanime di pubblico e critica con l’opera di debutto “Nuvole Barocche” (menzione speciale ai premi Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” e “Nuove Sensibilità”) e i successivi progetti “Gioco di Mano” e “Sul Confine” (vincitore della quinta edizione del Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti”), e trova uno dei propri punti di forza nell’artigianalità della ricerca teatrale, nel seguirne con passione e scrupolosa meticolosità tutte le fasi, dal momento che i componenti di questo gruppo artistico sono autori, registi, interpreti e finanche compositori delle musiche originali che accompagnano i loro spettacoli.

In un affascinante cortocircuito tra sperimentazione drammaturgica e dei linguaggi performativi da un lato e imprescindibile tragicità della circostante realtà contemporanea dall’altro, lo spettatore viene immediatamente proiettato tra le claustrofobiche mura di un’ “idillico” spaccato di vita familiare, del quale progressivamente verremo a scoprire i più inconfessabili e lancinanti segreti. Una coppia di marito e moglie cristallizzata in un rapporto di pura e plastificata apparenza: lui caparbiamente impegnato a distinguersi sul lavoro e a racimolare avidamente il gruzzolo necessario per accaparrarsi l’automobile dei suoi sogni; lei ancorata alle poche gioie e certezze della sua esistenza di inappuntabile casalinga, divisa tra l’addobbo dell’albero di Natale e l’ultimo avveniristico ed indispensabile marchingegno elettronico per sbucciare frutta ed ortaggi. Tra di loro una barriera massiccia, insormontabile, di incomunicabilità, incapacità di comprendere le reciproche istanze e condividere la vita quotidiana (addirittura lei non conosce esattamente quale sia la professione del marito, che si trincera dietro un laconico “lavoro in ufficio”), l’assenza totale di tenerezza e sessualità (dormono in stanze separate e ai timorosi approcci della donna, lui risponde con una glaciale e sconfortante rigidità) e quindi, ovviamente, l’impossibilità di costruire un’atmosfera familiare avvolgente e serena. A complicare ulteriormente la situazione l’assillo delle difficoltà economiche, lenite solamente dal preziosissimo contributo al ménage familiare rappresentato dalla pensione del nonno che vive con loro; peccato però che a quest’ultimo, non fosse stato sufficiente il bizzarro disturbo della personalità che lo induce ad atteggiarsi da burbero pirata, è stato diagnosticato un tumore in uno stadio avanzatissimo con metastasi che hanno aggredito l’intero organismo, da lui peraltro esibite orgogliosamente su di una lastra. Il nonno è in fin di vita? Il fondamentale supporto della pensione sta per svanire? Niente paura perché la tutt’altro che devota figlia e suo marito hanno già escogitato un piano ad hoc: acquistare un congelatore sufficientemente capiente, dove il corpo dell’anziano genitore potrà essere custodito più a lungo possibile, con buona pace delle finanze familiari e soprattutto lontano da occhi indiscreti.

Idoli

A fare le spese di questo clima intriso di folle egoismo e anaffettività, il loro unico figlio, ragazzo forse troppo “buono” e sensibile per il famelico e cinico mondo esterno, tormentato a scuola da feroci atti di bullismo e romanticamente alla ricerca di un sentimento delicato, di uno spirito affine con cui confrontarsi e nel quale trovare solido appoggio e complicità. In un primo momento lo spettatore è indotto a credere che il giovane abbia effettivamente incontrato una compagna con queste caratteristiche; solo in prossimità dell’epilogo scopriremo però che non è altro che un mero artificio offerto dal consolatorio ed onnipresente universo del virtuale, trattandosi della provocante operatrice di una chat erotica della quale il ragazzo ha finito ingenuamente per innamorarsi. A sua volta l’avvenente ragazza si disvela come un’anima altrettanto profondamente in difficoltà, divisa tra il conflittuale rapporto con un fidanzato gretto, volgare e violento e uno sporco materialismo che la induce a trafugare le ceneri della defunta nonna al fine di estorcere alla madre un cospicuo risarcimento da investire in un bel paio di tette nuove, un avveduto e sicuramente proficuo investimento per la sua professione!

Nessuna coltre opprimente di angoscia o cupa recriminazione morale nel testo drammaturgico di Carrozzeria Orfeo; l’intreccio di intime compulsioni e grotteschi stratagemmi per la sopravvivenza, perfettamente amalgamato dai vizi di questa nuova generazione di impenitenti peccatori, è infatti declinato attraverso un linguaggio tragicomico, crudo, iconoclasta, poeticamente vibrante e al contempo selvaggiamente intenso, che cattura e sorprende continuamente lo spettatore. Travolti dal progressivo deragliare della narrazione verso un orizzonte di desolante abiezione, ma al contempo sferzati dall’ironia graffiante e spassosissima, è realmente difficile incasellare o attribuire una definizione univoca a questo vigoroso testo teatrale.

In un’ambientazione sostanzialmente asettica e priva di inutili orpelli, l’atmosfera evocativa ed intimistica perfetta per analizzare in maniera impietosa la psicologia dei personaggi e veicolare al meglio il peculiare messaggio della pièce viene costruita grazie ad un elegante e soffuso disegno luci, curato da Diego Sacchi, e alle musiche originali composte da Massimiliano Setti; il segreto della ineffabile potenza espressiva dell’opera risiede però indiscutibilmente nel testo tagliente ed emozionante, assolutamente moderno e coinvolgente, peraltro perfettamente sostenuto da una regia dal ritmo estremamente dinamico ed incisivo tracciata a sei mani con rara perizia da Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti ed Alessandro Tedeschi.

I cinque interpreti in scena - gli appena citati Di Luca, Setti e Tedeschi egregiamente affiancati da due attrici impetuose ed accattivanti, Giulia Maulucci e Valentina Picelloinfondono linfa vitale ed energia alla rappresentazione tanto nei passaggi dialogici maggiormente brillanti e pungenti, quanto negli istanti più dolenti e malinconici: in particolare ci piace riservare un applauso caloroso alla seducente, istintiva ed appassionata Giulia Maulucci, alla stupefacente intensità e al carisma recitativo di Gabriele Di Luca nel ruolo di estrema complessità emozionale dell’adolescente introverso e in difficoltà, e alla irresistibile vena ironica di una Valentina Picello che, se in altri frangenti ci aveva colpito per la sua profondità e ricchezza di sfumature in ruoli di carattere fortemente drammatico, in quest’occasione ci rivela un altro aspetto affascinante del suo variegato universo attoriale.
Nell’affresco composito, denso di reminescenze letterarie e cinematografiche e al contempo straordinariamente diretto, semplice, sincero e personale, proposto da Carrozzeria Orfeo, si distingue per pathos ispirato e suggestione onirica la parentesi centrale dello spettacolo in cui tutti i personaggi entrano in scena, ciascuno su di una sedia a rotelle, intessendo un movimento coreografico sincronico dalla forte valenza simbolica: spiccano balzi, si divincolano, cercando simbolicamente di infrangere i cordoni che li vincolano saldamente ad una condizione esistenziale di nichilismo, schiavitù morale e solitudine. Tentativo di fuga dal reale che si rivelerà amaramente e disperatamente vano.

Uno spettacolo che si insinua sotto pelle, divertente, capace di fotografare frammenti del nostro vivere quotidiano con una schiettezza disarmante, con una ricerca del necessario di estrema raffinatezza. Assolutamente da vedere, per fermarsi a riflettere sull’essenzialità di una decisa presa di consapevolezza. “Se ti addormenti sotto la neve non la senti la morte che arriva…

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, Roma

Per informazioni e prenotazioni: numero verde 800013616, biglietteria 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19

Durata spettacolo: 70 minuti

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Paola Rotunno e Francesca Melucci, Ufficio Stampa Teatro Quirino

Sul web: www.teatroquirino.it

 

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