I ragazzi che si amano - Teatro della Pergola (Firenze)

Scritto da  Mercoledì, 22 Novembre 2017 

Ha debuttato in prima nazionale al Teatro della Pergola di Firenze, dal 14 al 19 novembre, “I ragazzi che si amano”, il nuovo spettacolo di e con Gabriele Lavia: recital, monologo, dialogo con il pubblico, anche se sembra contraddittorio, che restituisce l’atmosfera del poeta dei caffè e dei boulevard, Jacques Prévert, ridotto purtroppo talora al poeta dei cioccolatini. Il regista e interprete trova ironia e leggerezza in questo spettacolo, uno sguardo divertito e maturo, lontano dal Lavia impegnato e non per questo meno incisivo. E’ il trionfo dell’emozione con la sua freschezza e tormento, il suo poco ritegno che è il bacio della giovinezza e anche della giovinezza della modernità, dove i sogni erano possibili, più di oggi. Tra una battuta, un ammiccamento, versi recitati e reinterpretati, Lavia non rinuncia alla profondità del suo sguardo, al décortiquer la lingua di Prévert e dell’amore, facendosi dotto senza mai perdere l’ironia e la nonchalance del palcoscenico. Lo spettacolo è impreziosito dalle musiche di Giordano Corapi ed è prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana.

 

Fondazione Teatro della Toscana presenta
I RAGAZZI CHE SI AMANO
uno spettacolo di e con Gabriele Lavia
da Jacques Prévert
musiche Giordano Corapi
produzione Fondazione Teatro della Toscana

 

La stagione del Teatro della Pergola di Firenze inaugura con “I ragazzi che si amano”, di e con Gabriele Lavia, prima nazionale di uno spettacolo dedicato a Prévert, la riscoperta di un poeta, bollato con faciloneria come il poeta dei cioccolatini che “nei cioccolatini ci è finito”, come racconta l’interprete alludendo alle sue frequenti citazioni nei Baci Perugina. Prévert è stato il poeta dei caffè e dei boulevard, che la scenografia scarna ma abbondante di luci che disegnano il giorno e la notte, le ombre e le luci dell’amore, cita con una panchina, circondata di feuilles mortes e lampioni, e un tavolo con un attaccapanni che alludono all’interno di un bistrot e anche ad un negozio di fiori.

La scorsa estate la casa editrice Guanda ha ripubblicato con testo a fronte le poesie d’amore di questo poeta (nato a Neully-sur-Seine) che ha vissuto la Parigi degli esistenzialisti Jean-Paul Sartre e Albert Camus, di una giovanissima Jeanne Moreau, di Jean Gabin e molti altri. Forse proiettato già al domani, Prévert - che ha goduto di grande popolarità e poi è stato messo da parte come un vecchio attrezzo - ha raccontato la vita con parole semplici, di tutti i giorni, un linguaggio che a volte appare perfino banale. Eppure ha espresso concetti profondi, solo che oggi ci appaiono datati, ingenui, ci fanno sorridere se si pensa ai versi che raccontano i cinema pieni la domenica pomeriggio. Ma Lavia ci riporta a quella giovinezza storica, quando andare al cinema era un evento, quando l’amore era censurato e baciarsi in pubblico un oltraggio e allora il cinema diventava un rifugio discreto di amori acerbi e infiammati di desiderio e di sogno. Sono l’amore giovanile e il rapporto degli innamorati con la realtà ad essere al centro di questo spettacolo: la nostalgia che si ha quando si cresce e collettivamente - sembra dire Lavia - quando la società è invecchiata: la gioventù è il tempo dei tormenti perché i giovani non sanno di essere felici. L’amore che è tutto quello che resta della vita, perché “l’amore è culo e cuore”.

Il titolo è tratto dai celebri versi “I ragazzi che si amano si baciano in piedi contro le porte della notte e i passanti che passano li segnano a dito”. Solo che “i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno…sono altrove…più lontano della notte, più in alto del giorno”. Romanticherie interpretate come tali solo come risultato di troppa pubblicità e merchandise sull’amore, quando nessuno ricorda più San Valentino per un martirio d’amore, sacro, avendolo barattato con una festa di regali, fiori e cioccolatini, tutto un cuore e un lustrino.

Il testo di Lavia è intenso, prezioso nella sua ironia, ed enfatizza, quasi da vecchio saggio che si sente eternamente giovane, la differenza tra gli amori giovanili e quelli maturi, dal primo amore che è per sempre, agli amori che si sommano quando l’ultimo è sempre il primo. I giovani innamorati sono estraniati dal mondo e dimentichi di tutto. Non tengono conto del parere della gente per strada, della chiusura morale della gente verso la loro dolcezza, con quel senso di spudoratezza che è anche coraggio, sfida, l’idea che il sogno possa avverarsi e quindi il coraggio dell’ingenuità.

L’amore degli anni verdi è quello che rende invisibili e infatti i ragazzi che si baciano in realtà sono altrove, solo le loro ombre sono proiettate nella notte ed è l’invisibile la parte più importante nel gioco di luci e ombre che sono metafore del vivere, del calore che infiamma e acceca in Prévert, o che ferisce nella solitudine del pittore Hopper di cui Lavia ricorda le opere.

L’amore è il vero protagonista in scena perché è il sentimento per eccellenza ed è vita, sentimento salvifico, anche quando provoca un dolore lacerante come racconta Prévert con una malinconia acuta e una consueta dolcezza, senza la rabbia della contemporaneità: perché la sabbia cancella l’amore tra gli amanti senza fare rumore e tre fiammiferi illuminano i volti ma in realtà incendiano l’animo quando un amore nasce. Il testo si snoda tra il film di Marcel Carnet “Les enfants du paradis” scritto dal poeta e le cave fumose dove cantava Juliette Gréco. Lo spettacolo termina proprio con Lavia che, accompagnato da una chitarra, canta le parole di Prévert, “Les feuilles mortes”, celeberrima canzone simbolo di una generazione (cantata anche da Yves Montand tra gli altri).

Lavia gioca con l’ironia, il pubblico, gli aneddoti e un’atmosfera che ci riporta a quegli anni quando si beveva Pernod e Pastis e si fumava - tutti fumavano - Gauloises papier maïs, che oggi sono vietate per cui in scena la sigaretta che appare è stata ingiallita per l’occasione; però, aggiunge, è permesso costruire i kalasnikov. Il regista racconta anche il teatro nel teatro che è poesia, non magia, ma è proprio vita, non finzione e si auto-dirige scherzosamente, come un maestro che ormai può permettersi di scherzare. Eppure non rinuncia alla sua parte dotta, a spiegare le parole, la lingua, la filologia che viene da lontano e lo fa con garbo, senza la monumentalità di passate regie.

 

Teatro della Pergola - Via della Pergola 30, 50121 Firenze
Per informazioni e prenotazioni: telefono 055/0763333, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 20.45, domenica ore 15.45
Biglietti: intero platea 34€, palco 26€, galleria 18€; ridotto Over 60 platea 30€, palco 22€, galleria 16€; ridotto Under 26 platea 22€, palco 17€, galleria 13€; ridotto Soci Unicoop Firenze platea 26€, palco 19€, galleria 14€
Durata spettacolo: 1 ora e 15 minuti (senza intervallo)

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Matteo Brighenti, Ufficio stampa Fondazione Teatro della Toscana
Sul web: www.teatrodellapergola.com

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