I Promessi Sposi - Teatro Sala Fontana (Milano)

Scritto da  Venerdì, 09 Giugno 2017 

Dal 6 al 25 giugno. Elsinor Centro di Produzione Teatrale affida per il secondo anno consecutivo una produzione a Michele Sinisi, che torna al Teatro Sala Fontana dopo il successo di Miseria e Nobiltà con una rivisitazione del celeberrimo romanzo di Alessandro Manzoni*, I Promessi Sposi*.

 

I PROMESSI SPOSI
di Alessandro Manzoni
adattamento e regia Michele Sinisi
collaborazione alla scrittura scenica Francesco M. Asselta
con Diletta Acquaviva, Stefano Braschi, Gianni D’Addario, Gianluca delle Fontane, Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster, Michele Sinisi
scene Federico Biancalani
costumi GdF Studio
aiuto regia Roberta Rosignoli, Nicolò Valandro
aiuto costumista Elisa Zammarchi
direzione tecnica Rossano Siragusano
Produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale



La trama del romanzo è nota a tutti. Il curato di campagna Don Abbondio viene minacciato dai bravi* di Don Rodrigo affinché non sposi i giovani Renzo e Lucia, visto che il signorotto brama la fanciulla per sé. I due giovani, però, non si arrendono al destino e cercano di combatterlo con tutte le loro forze, ma sono costretti a lasciare il loro paese natio e a separarsi. Lucia si reca a Monza con la madre, dove viene ospitata in convento, mentre Renzo arriva a Milano proprio durante una rivolta cittadina venuta alla storia come il Tumulto di San Martino*. I due sposi promessi vivono avventure e peripezie all’interno del grande quadro storico della Milano tra il 1628 e il 1630 e si ritrovano nel Lazzaretto*, risparmiati entrambi dalla grande epidemia di peste che ha invece ucciso Don Rodrigo, e liberi di coronare il loro matrimonio.

Nello spettacolo in scena al Teatro Sala Fontana Sinisi rilegge il testo manzoniano regalandogli un tono di contemporaneità - d’altronde lo stesso Manzoni si serviva della trama del suo romanzo, ambientato nel Seicento, per esaminare la situazione politica e sociale a lui contemporanea - mescolata al sapore dei giorni di scuola che le vicissitudini di Renzo e Lucia si portano inevitabilmente appresso. Accade così che una riflessione curata e profonda sul tema dell’esodo dei profughi si affianchi a un approfondimento/interrogazione sulla situazione politica italiana ed europea del periodo e che la campanella di scuola inframmezzi una disquisizione filosofica sulla religione e la disperazione dei malati nel Lazzaretto.

I personaggi di I Promessi Sposi si muovono lungo tutta la sala, dal proscenio alle ultime file di poltroncine, nonché su una scena dai toni scuri, spoglia e dominata da un’impalcatura mobile che, metallica com’è, ricorda quella dei cantieri cittadini. Su tale struttura sono montati dei pannelli staccabili che fungono di volta in volta da muro non finito - sul quale campeggia la famosa scritta non s’ha da fare -, separé, porte e sfondo per le proiezioni di foto e brevi filmati, azionati dalla narratrice in scena. I costumi sono un misto di abiti classici e moderni e a volte sconvolgono l’occhio dello spettatore, che di sicuro non si aspetta di vedere Lucia sfrecciare attorno al palco con un paio di rollerblade, né di vedere il Gran Cancelliere Ferrer* nei panni di un mimo o di un ipnotista, seppur questa sia una rilettura più che calzante del personaggio.

Il cast di I Promessi Sposi è lo stesso di Miseria e Nobiltà e, nonostante non sia di numero ristretto, si percepisce la forte coesione tra tutti i suoi membri, che sono autori di una performance molto buona. Una menzione particolare va ad alcuni attori che interpretano i pilastri della narrazione manzoniana: Stefano Braschi è un Don Abbondio piuttosto classico e divertente, Giulia Eugeni e Donato Paternoster interpretano i giovani che danno origine al titolo del romanzo, Michele Sinisi ha riservato per sé il ruolo dell’Innominato, che è autore di un bellissimo dialogo a solo sul tema della fede religiosa. Colpisce inoltre la versione di un Don Rodrigo crudo, sardonico e nervoso a opera di Stefania Medri - la malvagità ha forse un sesso? -, che si muove egregiamente attorniata dai suoi bravi.

Il taglio che Sinisi conferisce a un’opera classica di cui siamo sempre convinti che non ci sia nulla da dire, oltre che il ricordo delle lunghe e barbose ore passate a studiarla, è piacevolmente nuovo e fresco e offre inoltre numerosi spunti di riflessione sulla storia odierna. Alcune scene, come l’addio ai monti di Lucia e quella di Cecilia, sono particolarmente toccanti, ma non mancano i momenti divertenti e leggeri. È evidente che ci siano innumerevoli concetti che è nell’intenzione degli sceneggiatori veicolare e che il tempo limitato della rappresentazione non è alleato del cast, che si destreggia con una grazia meravigliosa tra segni, allusioni, simboli e strategie metateatrali e di teatro nel teatro perché ogni cosa lasci il segno. A volte, tuttavia, le scelte narrative sono troppo spinte e lo spettatore medio fatica a ricondurle al loro vero significato, perché gli sembrano più simili a una strizzata d’occhio nei confronti della parte più giovane del pubblico - e I Promessi Sposi è certamente una rappresentazione must watch per le scolaresche. L’intero spettacolo sembra quasi essere il risultato di un brainstorming tra personalità diverse, ciascuna dotata della propria visione dell’opera e di una marcata creatività, tutte che hanno dato il loro contributo, rendendo I Promessi Sposi una rappresentazione estremamente variegata, ma non per questo poco piacevole.

Note

Alessandro Manzoni: Milano, 1785 - 1873. Celeberrimo scrittore, poeta e drammaturgo italiano, è considerato uno dei padri della nostra letteratura.
I Promessi Sposi: Il capostipite del romanzo moderno in Italia fu pubblicato una prima volta nel 1827, salvo poi subire modifiche da parte dello stesso autore, che lo ripubblicò nella sua versione definitiva tra il 1840 e il 1842. È ambientato in Lombardia tra il 1628 e il 1630, durante il dominio spagnolo e la Guerra dei Trent’anni, ed è basato su una rigorosa ricerca storica.
Bravi: Soldataglia al servizio dei signorotti locali dell’Italia settentrionale fra il Cinquecento e il Seicento.
Tumulto di San Martino: Anche noto come Rivolta del Pane, è un evento realmente accaduto nel novembre del 1628 a Milano. La carestia del 1627-28 aveva prodotto un notevole rincaro del prezzo del pane, che era diventato bene inaccessibile agli strati più poveri della popolazione, che insorgono assaltando i forni della città.
Lazzaretto: Ricovero dei malati per epidemie, costruito nel Quattrocento e oggi distrutto. Si trovava nella zona delimitata dalle odierne via San Gregorio, via Lazzaretto, viale Vittorio Veneto e corso Buenos Aires.
Gran Cancelliere Ferrer: inviato della dominazione spagnola, ben visto dalla popolazione di Milano perché aveva posto un calmiere sul prezzo del pane.

 

Teatro Sala Fontana - via Boltraffio 21, 20159 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/69015733, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16
Biglietti: intero € 19, ridotto € 14 (under 26 / convenzionati), ridotto € 9,50 (under 14 / over 65), prevendita e prenotazione € 1,00
Durata spettacolo: 140 minuti

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Martina Parenti, Ufficio stampa Teatro Sala Fontana
Sul web: www.teatrosalafontana.it

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