I, Peaseblossom - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Mercoledì, 15 Gennaio 2014 

Dal 14 al 19 gennaio. Un’idea originale, partire dai personaggi ‘minori’ per rileggere con ironia il teatro del grande Bardo. A farci da guida è Fiordipisello nel "Sogno di una notte di mezza estate", dando vita ad un lavoro drammaturgico straniante e un po’ disorientante dove il solo personaggio sul palcoscenico anima lo spettacolo tanto come narratore, quanto come interprete e regista di una pièce che è teatro nel teatro e si compie in modo interattivo di fronte e - forse meglio sarebbe dire -intorno a noi. Agile e goffo ad un tempo, sembra uno spettacolo per bambini (e in effetti lo è) e ne conserva qualche approssimazione, il senso di incompiuto, il gioco più che la finitezza di uno spettacolo compiuto, la voglia di sorridere e di giocare con il pubblico. Certamente versatile il protagonista con il suo strattonare il pubblico e coinvolgerlo. Il teatro esce dal palcoscenico e la vita vi entra in uno scambio disorientante, qualche volta – credo volutamente – sconclusionato. Ma come in ogni favola per l’infanzia la morale non manca, anche se in questo caso rovesciata.

 

  

Produzione Accademia degli Artefatti presenta
I, PEASEBLOSSOM
ispirato a Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare
di Tim Crouch
regia Fabrizio Arcuri
con Matteo Angius e Fabrizio Arcuri

 


Dal 14 al 26 gennaio la compagnia Accademia degli Artefatti è in scena al Teatro Filodrammatici con due spettacoli del progetto I, Shakespeare di Tim Crouch: I, Peaseblossom e I, Banquo. Quest’ultimo, essendo stato selezionato come finalista ai Premi Ubu 2013 nella categoria Miglior Novità Straniera, andrà a sostituire "I, Caliban", annunciato ad inizio stagione.


I due testi fanno parte di una quadrilogia di opere ("I,Malvolio", "I,Banquo", "I,Caliban", "I, Peaseblossom") scritte dal drammaturgo britannico di fama internazionale Tim Crouch. Ispirate ad alcuni dei grandi classici shakespeariani ("La Dodicesima notte", "Macbeth", "La Tempesta", "Sogno di una notte di mezza estate") e inizialmente pensate per il Festival di teatro ragazzi di Brighton, si sono poi trasformate in un successo internazionale adatto anche ad un pubblico adulto. Certo l’idea di uno spettacolo per bambini si indovina e in qualche modo se ne resta intrappolati. Forse sarebbe interessante vederlo con un bambino accanto, per leggerlo attraverso i suoi occhi. Il pubblico in ogni caso sembra sinceramente divertirsi, pronto a gettarsi nella mischia, nella voglia di giocare e di mischiare le carte in quel confine tra gioco e realtà nel quale la finzione sfuma nel reale. C’è il rischio della confusione ma è forse legato a chi legge. Senza abbandonarsi al gioco non lo si può apprezzare. Tutto inizia con la scena – che resterà unica – di un banchetto, consumato però. Ci sono i resti della festa, il banchetto di nozze che però per altri aspetti sembra ancora di là da venire (mancano tre giorni alle nozze regali). L’immagine è quella di una festicciola per bambini con i palloncini colorati e i coriandoli. Il mood è il sogno, cinque sogni di ironia graffiante, all’inglese, di Fiordipisello che sogna, il sogno di una notte di mezza estate, che termina all’alba.


Partendo dalle storie originali, l’autore decide di cambiare il consueto punto di vista andando a dare voce ai personaggi minori delle opere stesse, mescolando la necessità di raccontare la storia narrata da Shakespeare, con la possibilità, da parte di alcuni personaggi secondari, di poter finalmente esprimere il loro personale punto di vista. L’occasione è l’invito alle nozze di Teseo con Ippolita e di Oberon con Titania, il contesto è quello della foresta ateniese e degli artigiani, tra il grottesco e una dimensione un po’ pruriginosa e in qualche modo tenera, nutrita della goffaggine e dell’incantamento dell’infanzia.


Tim Crouch permette così di ripensare politicamente il teatro, riguardo ai meccanismi e alle geometrie relazionali che mette in campo: chi decide cosa è la verità? Chi è il vero soggetto del discorso? Chi ha il potere di raccontare ‘come vanno le cose’? Qual è il ruolo dello spettatore, di chi guarda? In che termini può sentirsi rappresentato? A cosa dobbiamo e possiamo credere?


Fiordipisello è un folletto di "Sogno di una notte di mezza estate". Appare due volte nel testo di Shakespeare, che gli affida una sola battuta: ‘Sono pronto’. ‘Avevo qualcosa da dirvi di importante…ecco adesso l’ho dimenticata…tornerà.’ Un personaggio non può dire quello che vuole. E se l’autore non gli facesse dire niente, anche se lui avesse un sacco di cose da dire? Tim Crouch dà un’altra, unica e ultima, possibilità a Fiordipisello, rimettendo in gioco il rapporto tra quest’ultimo e Shakespeare. In effetti avvisa il pubblico continuamente che ha sulla punta della lingua una cosa straordinaria che non ricorda. Il vero mistero è quello dell’amore. La foresta è piena di amanti e amano tutti la persona sbagliata, spesso perché non si è realmente liberi, perché qualcuno condiziona il nostro sentire. Nella storia che legge Fiordipisello è Cupido che sbaglia mira e, per colpire con una sua freccia una fanciulla, raggiunge un fiore che da candido diventa purpureo. Il suo succo messo sugli occhi crea un’infatuazione e scompagina, scombussola gli animi. Tutto sembra però tornare a posto ma il punto di vista cambia per sempre. Sembra che tutti rincorrano l’amore e poi il matrimonio riponendovi il sogno, ma Fiordipisello dice che non si sposerà mai. Che vuol esser libero. La morale è rovesciata ma in certo modo autenticata.


Ecco allora i sogni dell’ultimo dei folletti per raccontare la storia di un sogno. Quello di una notte di mezza estate. Il tormento e il divertimento di una condizione fantastica, ma anche così tanto reale, di chi forse avrebbe qualcosa da dire, se qualcuno gli dicesse cosa. Questa volta però, a Fiordipisello non mancano le parole ma gli attori della storia di cui è autore ulteriore. Non resta che coinvolgere gli spettatori in un gioco moltiplicato di legittimità rappresentativa: chi può dire cosa e come? Gli spettatori, invitati inconsapevoli di un Sogno, diventano ora protagonisti della sua rappresentazione. Tutto è quello che era, ma è già qualcos’altro. Quel che resta di una festa e amori, consumati o inconsumabili, disegnano la vertigine in cui cade Fiordipisello, nel tentativo ultimo di essere se stesso (o quello che lui crede di essere). Un tentativo che è quello di tutti, testimoni silenziati di una storia a cui non possiamo rinunciare di partecipare. Ma sono attori? Comparse? Spettatori che si prestano al gioco? In qualche modo il dubbio resta. Ci si guarda smarriti intorno, un po’ intimoriti e un po’ divertiti da quell’abbattimento delle barriere, tra palcoscenico e platea, che sembrano narrare la caduta dei muri delle regole, come racconta un sogno – uno dei cinque quadri espositivi - dove si cerca un pertugio, la via difficile alla verità, almeno alla propria. E’ la possibilità di cambiare il punto di vista, il sapere che c’è l'opportunità di sovvertire le regole, l’unica verità che sembra contare per il nostro protagonista perché i drammi di Shakespeare possano diventare non commedie ma testi surreali, aperti, come la vita nella quale ognuno può dire la propria con molta serietà. Come i bambini che giocano. Lo sanno di giocare eppure per loro quella è la cosa più importante.

 

 

Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 21; mercoledì e venerdì ore 19.30; domenica ore 16
Biglietti: intero 19 euro, ridotto convenzionati 15 euro, under 25 13 euro, over 65 10 euro



Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Valentina Ludovico, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

 

 

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