I giganti della montagna - Piccolo Teatro Studio Melato (Milano)

Scritto da  Venerdì, 06 Maggio 2016 

Fortebraccio Teatro, nella persona del premio Ubu Roberto Latini, porta in scena al Piccolo Teatro Studio Melato “I giganti della montagna”, l'ultimo lavoro di Luigi Pirandello, peraltro rimasto incompiuto.

 

I GIGANTI DELLA MONTAGNA
di Luigi Pirandello
adattamento e regia Roberto Latini
con Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misiti
luci Max Mugnai
video Barbara Weigel
elementi di scena Silvano Santinelli, Luca Baldini
assistenti alla regia Lorenzo Berti, Alessandro Porcu
direzione tecnica Max Mugnai
movimenti di scena Marco Mencacci, Federico Lepri
organizzazione Nicole Arbelli
foto Simone Cecchetti
produzione Fortebraccio Teatro
in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi, Festival Orizzonti . Fondazione Orizzonti d’Arte, Emilia Romagna Teatro Fondazione

 

Lo spettacolo inizia con una parola proiettata a lettere cubitali sul telo: IMMAGINAZIONE. E' senza dubbio il requisito indispensabile per poter compiere insieme a Latini questo coraggioso viaggio. Sì, ci vogliono l'immaginazione e la creatività di una mente che sogna, nel senso onirico del termine, per vedere in una sola persona fisica (solo in due occasioni supportata da un mimo di scena vestito da uccello) tutti i personaggi dell'opera pirandelliana. Quello compiuto da Latini è un miracolo, una magia, il giuoco del teatro nella sua forma più bella e vera e ludica.

Un campo di grano dalle spighe dorate sovrastato da video-proiezioni che ci raccontano il cielo e le condizioni atmosferiche attraverso la parola e poi un uomo seduto, circondato da microfoni, che parla... ma non è interessante andare avanti così, spiegando cosa accade, il lettore potrà andare lui stesso a vedere lo spettacolo se vorrà vivere sinceramente questa esperienza. Sì, in questa occasione ogni narrazione appare misera al confronto dell'esserci stati e dell'aver assistito.

A tratti si pensa al Terrence Malick di “The Three Of Life” per le immagini di una natura possente e divina che ci circonda, sovrasta, una natura che ci ha preceduti e ci sopravviverà sempre. In altri momenti si cede, avvinti e disarmati dalla capacità mimetica di questo attore in scena dotato di un corpo plastico eccezionale e di capacità vocali impressionanti. E' scuola per qualunque giovane volesse avvicinarsi alla scena, per chiunque avesse anche il più blando desiderio di intraprendere questa via. La via dell'arte. Si perché qui, siamo a teatro è vero, ma molte sono le arti che confluiscono in questo spettacolo a tratti rock, altre volte onirico, fiabesco e narrativo.

Le musiche di Gianluca Misiti sono l'altro protagonista in scena. Momenti altissimi di composizione, vibrazioni emotive, suoni campionati dalla meravigliosa perfezione che è il mondo della natura. E, come già accennato sopra, il capolavoro della scenografia. Bellissimo campo di grano, video-proiezioni suggestive e quel lampadario fluttuante che richiama, poetico essenziale dettaglio, il castello dove la compagnia di giro si rifugia e dove tutto ha inizio.

I giganti della montagna” è l'opera-testamento di Luigi Pirandello, rimasta incompiuta. Un lavoro criptico, difficile, come un presagio che l'autore ha avuto sulla sua stessa vita o più semplicemente una condivisione dell'umana condizione che l'autore ha messo nero su bianco, regalandoci un ultimo suo appunto sul senso della sua vita quasi interamente dedicata al teatro e ai teatranti: un mondo fatto di emarginati, angeli, sognatori, demoni, peccatori, poeti. Il testo si interrompe con la battuta: “Io ho paura”. Latini sceglie di aprire e chiudere il suo lavoro proprio con queste parole. Si racchiude infatti tutta qui l'umana condizione. Un Pirandello diverso finalmente! Una lettura vera, che passa da parte a parte il testo drammaturgico e come un coltello affilato lo apre in due e ci restituisce l'anima. La nostra e quella dell'autore che per niente vedeva i suoi personaggi con cappellini anni Trenta e pellicciotti di volpe. Ma uomini e donne e uccelli e spaventapasseri e freak cosparsi di terra e sudore. Esseri veri, reali, con problemi concreti e nessun manierismo.

Si esce dal teatro rapiti. Affascinati. Carichi di cose che piano piano si dipanano in noi e si comprende perché il teatro è diverso dallo spettacolo e dall'intrattenimento. Vedendo questo lavoro di Roberto Latini e di tutto l'ensemble di Fortebraccio Teatro, ci si avvicina ad un mondo, l'arte, che ha senso esistere e che deve poter esistere perché ci parla di chi siamo noi. A un livello profondo, irrazionale, richiama le molecole della terra e dell'acqua di cui siamo fatti e le fa vibrare. Ci fa arrivare più vicino a noi stessi e a Dio (o all'Universo come dir si voglia). Ci mette di fronte alla nostra condizione di esseri umani: fragili e finiti, in una parola mortali. Sì. La morte. L'ossessione più grande e la più grande delle rimozioni impossibili da rimuovere.

Lo spettacolo, anzi questa creazione artistica, è in scena al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano fino all’8 maggio.

 

Piccolo Teatro Studio Melato - via Rivoli 6, Milano (M2 Lanza)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 115 minuti compreso intervallo

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web: www.piccoloteatro.org

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