I Giganti della Montagna - Pirandelliana 2011, Giardino della Basilica di Sant’Alessio all’Aventino (Roma)

Scritto da  Sabato, 16 Luglio 2011 
Marcello Amici

A dividersi il palcoscenico con i “Sei personaggi in cerca d’autore”, quest’anno nella XIII edizione della “Pirandelliana”, che sarà in scena dal 5 luglio al 7 agosto nel magnifico giardino della Basilica di Sant’Alessio all’Aventino, ci saranno “I giganti della montagna”. A portare in scena il testamento artistico dell’opera teatrale pirandelliana, con il consueto successo di pubblico, è la compagnia La bottega delle maschere, che quest’anno festeggia trent’anni di attività (1981-2011).

 

 

La Compagnia Teatrale La Bottega delle Maschere presenta

I GIGANTI DELLA MONTAGNA

di Luigi Pirandello

con Marcello Amici, Marco Vincenzetti, Antonella Alfieri, Linda Sessa, Anna Varlese, Umberto Quadraroli, Andrea Carpinteri, Simone Destrero,Giorgia Serrao, Maria Lovetti, Stefano Capecchi, Marco Tonetti, Simona Giaimo, Francesca Del Vicario, Carlo Bari

scene Marcello de Lu Vrau

costumi Natalia Adriani

regia Marcello Amici

 

I giganti della montagna” porta con sè un fascino tutto particolare, trattandosi di un’opera incompiuta a causa della morte dell’autore; vi sono state alcune versioni, come quella di Giorgio Strehler, che per il finale si sono ispirate alla testimonianza del figlio del drammaturgo siciliano.

L’opera, datata 1933, si svolge in un tempo ed un luogo indefiniti in quella tipica condizione di rimandi tra finzione e realtà che spesso contraddistingue il teatro dello scrittore agrigentino.

I personaggi sono riproposizioni di personaggi di precedenti testi pirandelliani, come ad esempio il Mago Cotrone, replica di Bombolo, l’“Apostolo” della novella “La Lega disciolta” paladino delle istanze dei poveri sfruttati dall’avidità dei padroni, che nei giganti diviene un uomo esiliato dalla società a causa del fallimento della poesia e dell’arte in generale, in un mondo che non ne apprezza il valore etico e sociale.

Lo scopo del Mago è quello di fornire l’essenza dei sogni a sei “Scalognati” ospiti di una villa misteriosa ubicata in un’isola “abbacinata dal sole”, quasi a voler dimostrare che l’unico modo per salvarsi dalla degenerazione totalizzante e devastatrice è quella di rifugiarsi nella fantasia che si dimostra talvolta molto più vera della stessa realtà.

Ma a inquietare questo equilibrio, come avviene nei “Sei personaggi in cerca d’autore”, ci penserà una compagnia di attori allo sbando che con la loro irruzione sull’isola generano un iniziale turbamento negli “Scalognati” i quali poi, grazie all’opera di convincimento del Mago Cotrone, accetteranno i nuovi venuti.

Lo scopo della compagnia di sbandati, ed in particolare quello di Ilse la contessa, è quello di rappresentare “La Favola del figlio cambiato” che un poeta, morto suicida, ha scritto per lei.

Nonostante non abbia riscosso nessun consenso nel pubblico, la contessa è mossa da grande determinazione nel portare questo dramma in giro per il mondo ed in particolare in un paese sopra una montagna abitata da misteriosi giganti nonostante i tentativi del Mago Cotrone di dissuaderla.

Il Mago cerca di convincerla mostrandole i prodigi che possono avvenire nel luogo dove vive grazie ad un semplice richiamo di voce, con effetti di luci che appaiono all’improvviso generando fantastiche immaginazioni; semplicemente perché come lo stesso mago spiega “a noi basta immaginare e subito le immagini si fanno vive da sé” e propone alla contessa di far rappresentare il dramma fra gli Scalognati, ma la contessa rifiuta in quanto convinta che l’opera debba vivere tra gli uomini.

Nonostante le perplessità, il mago si mette a disposizione nell’aiutare la compagnia nell’allestimento del dramma presso i giganti e cosi si incamminano nel viaggio.

Il testo a questo punto termina; manca, a causa della morte del drammaturgo, la narrazione dell’esito del tentativo di rappresentazione e ciò da un punto di vista drammaturgico genera un certo fascino in quanto lascia aperto nel lettore/spettatore il finale a diverse interpretazioni.

Ad ogni modo in nostro aiuto, come già detto in precedenza, viene la testimonianza del figlio del drammaturgo siciliano, Stefano, il quale riprendendo le indicazioni che il padre gli riferì, racconta di un finale in cui la rappresentazione del dramma avveniva di fronte a rozzi servi dei giganti che, inferociti nel vedere una tragedia a loro incomprensibile, aggredivano gli attori con conseguente tragico sacrificio finale.

Questo finale metaforicamente rimanda al ruolo che l’arte ha e a quello che dovrebbe avere nella società, in una continua ricerca di indipendenza da strumentalizzazioni di parte, piuttosto che ricerca di legittimazione agli occhi di chi nella cultura vede solo un fardello di cui disfarsi.

Argomento sempre, purtroppo, di maggiore attualità a dimostrazione che il rapporto con la cultura da parte della società in tutte le sue rappresentazioni (politica, istituzioni, società civile) tende sempre ad essere difficoltoso in quanto forse non rientrante in quella bieca logica di produttività in cui a fronte di qualsivoglia investimento bisogna che corrisponda sempre ed inevitabilmente un profitto di carattere economico.

La lettura dei Giganti data dal regista Marcello Amici rispecchia sempre la sua idea di teatro fatto sostanzialmente di una scenografia essenzialista con la predominanza della parola e della sua capacità evocativa di immagini e fantasie che, ancor più in quest’opera, risultano il fulcro del dramma, in quanto vissute come rifugio e protezione da quel mondo che rappresenta l’apparente realtà, e quindi paradossalmente più necessarie e conseguentemente vere di qualsivoglia realtà degenerata e distorta.

Le interpretazioni degli attori, tutte di rilievo, sono riuscite a colpire i cuori degli spettatori, ma una particolare menzione va a Maria Lovetti, nel ruolo della Sgricia, che nel suo monologo interpretato con dolcezza intessuta da grande intensità, è riuscita a conquistare tutti gli spettatori fino a strappare applausi a scena aperta.

Analogo plauso va rivolto anche a Marco Vincenzetti, Cromo il caratterista, che dimostra sempre grande sicurezza e facilità camaleontica, a Marco Tonetti nei panni di Quaqueo e a Simona Giaimo in quelli di Mara-Mara che con la loro simpatia sono riusciti a rendere i loro personaggi credibili e gradevoli.

 

Giardino della Basilica di Sant’Alessio all’Aventino – Piazza Sant’Alessio 23, Roma

Informazioni e prenotazioni: telefono 06/6620982, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal martedì alla domenica ore 21.15, lunedì riposo

Inizio spettacoli ore 21.15 - apertura botteghino ore 20

- martedì, giovedì e sabato va in scena “Sei personaggi in cerca d’autore”

- mercoledì, venerdì e domenica va in scena “I giganti della montagna”

Biglietti: €12,00 (ridotto per convenzioni €10,00)

 

Articolo di: Dino De Bernardis

Grazie a: Ufficio Stampa Valeria Buffoni

Sul web: www.labottegadellemaschere.it

 

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