I Demoni del paese delle meraviglie - Teatro Millelire (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Mercoledì, 11 Luglio 2012 
I Demoni del paese delle meraviglie

10, 11 e 12 luglio. Surreale, la categoria paradossale con la quale descrivere la vita nella sua essenza più profonda, oltre le apparenze dove i ruoli possono spesso scambiarsi, come tra Alice (una bambina ingenua?) e il suo Demone (davvero un mostro?) in uno spettacolo ben costruito, impegnativo nell’interpretazione armonica. Ben fatto. Interessante probabilmente leggere la scrittura drammaturgica per cogliere le molte sfumature e spunti che non si possono trattenere guardando la scena, presi dal disorientamento dal quale si è investiti.

 

 

I DEMONI DEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

scritto e diretto da Daniel De Rossi

con Daniel De Rossi e Jessica Zanella

 

Siamo sempre stati affascinati dalla figura di Alice, che ruzzola nella tana del Bianconiglio e inizia la sua meravigliosa avventura. Il romanzo di Lewis Carroll ha in sé i germi di qualcosa di viscerale, di sanguigno. Sono quelle paure (dell’ignoto, dell’anormale, della desolazione, dell’isolamento) che crescono dentro di noi fin da bambini, e che solo da adulti riusciamo a esorcizzare. Proprio da ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’ prende spunto il mio lavoro”, questa la premessa del regista. A dire il vero a volte la ‘prigione’ messa in atto proprio dal mondo fantastico è per sempre, perché talora gli adulti non la riconoscono tale tanto è profondo il trauma.  

Il personaggio della vicenda è forse un Demone, forse un Uomo, uno Spirito, forse egli stesso parte del romanzo in cui sembra inserito. Forse il suo stesso Creatore. Ben giocata e ben interpretata l’ambivalenza del maschile, vestito di bianco ma dall’anima nera, che ci appare come Bianconiglio anche se poi Alice lo chiama Signor Gatto; tosto si trasforma in Lewis Carroll e forse in spirito, autocoscienza, vittima di se stesso; alla fine vittima della propria vittima trasformata in carnefice. Naturalmente il processo sommario che conduce Alice a fare quello che – dichiara – avrebbe dovuto fare da molto tempo, potrebbe essere, come tutto il racconto messo in scena, solo immaginario. Un sogno ovvero una seduta psicanalitica. Alice al termine della vicenda si dice una bambina cresciuta in grado di capire che le è stata tolta la sua ingenuità e quindi di fatto rapita la fanciullezza. L’uccisione del ‘mostro’ potrebbe però essere solo un cammino interiore simbolico, la scoperta e la rimozione di una ferita.

L’uomo o quella creatura antropomorfa e multiforme che gioca ed è giocato da Alice è intrappolato in un luogo-non luogo, una scatola senza inizio né fine in cui, crede, è rimasto per troppo tempo. Unico compagno è Teddy, un orsacchiotto di pezza, contro il quale ad un certo punto si accanisce. Chi vorrebbe davvero colpire è sempre Lewis Carroll del quale è la prima vittima: lo scrittore lo ha creato insieme a tutti i suoi personaggi ma l’uomo in bianco lamenta il fatto che pur avendo ‘più anima’ – curiosa espressione – di tutti gli altri personaggi messi insieme ha meno libertà. Chi è l’orsacchiotto? Chi è l’uomo? E come sono finiti in quello spazio senza tempo e coordinate per orientarsi? In ogni caso di una condanna si tratta ed è un vortice di domande senza risposte, riflessioni che non trovano il bandolo della matassa (ma sarà il filo del gomitolo ad uccidere l’uomo in bianco, quello stesso con cui giocava nella sua veste di felino).

A spezzare questo gioco al massacro e autolesionista arriva una presenza nuova e inaspettata, Alice, bambina cresciuta con le codine e un vestito rosso, una sorta di Lolita di buona famiglia.

Come un réfrain tornano alcuni passaggi, come quando lei sembra rispondere a qualcuno dicendo “Alice. Qual è la mia età? Dipende…” e ancora “Un uomo? Mia madre non lo permetterebbe. Frequento solo persone molto scelte”.

Questa bambina non bambina è fonte di tentazione e di salvezza insieme e il dialogo è a volte un bisticcio, a volte una prova di forza, tal’altra un vezzo soprattutto da parte di Alice, come la prova di un rapporto morboso, ambiguo ma irrinunciabile per entrambe le parti. Quello che lega ogni carnefice alla propria vittima e che fa dell’uno un po’ l’altra e viceversa. C’è un gioco dialettico di emozioni, in gran parte astruso che però rivela la realtà per quello che è: poco nitida, meno chiara di quanto si possa immaginare, dove i confini non sono netti. I temi sono molti, appena sfiorati, quale il pirandelliano intreccio tra sanità e follia; la relatività del piccolo e grande nel gioco della porta e della chiave; la materia dei sogni ovvero degli incubi: quanto il nostro inconscio condiziona la nostra vita?

Attraverso questo gioco pungente e urticante, nel quale Alice si dondola con un certo compiacimento mentre il Demone si aggroviglia in una sofferenza che lo dilania, si rivela la vicenda storica, lo scrittore reverendo Lewis Carroll e i suoi salotti vittoriani dove molti artisti fotografavano bambine nude e non solo; e Alice Lyddell, figlia del decano, che forse tanto innocente non era per poter ispirare simili fantasie.

E’ lo squarcio crudele su un’epoca imbellettata ma marcia dentro e può essere anche la rivelazione dei nostri buchi neri, delle nostre tentazioni, del lasciarsi andare al mondo delle meraviglie che è animato da incubi.

Lo spettacolo è ‘compatto’, incisivo, con la musica classica a fare da sfondo edulcorato ed improvvisamente a trasformarsi in allarme nei momenti di tensione drammatica; le luci che seguono il gioco dei simboli, con l’ambiguità del rosso che è sangue, morte ma anche vita e passione ad un tempo. Calibrati i tempi e l’interpretazione, densa ma non sovraccarica, con un gioco complesso ma non faticoso che si dipana gradualmente di circolarità e scambio. Basta farci l’orecchio.. Alice dà “del tu” al Signor Gatto, “del lei” allo scrittore e la fluidità del passaggio è allusiva della commistione tra realtà e immaginazione. E’ semplicemente surreale.

 

Teatro Millelire – via Ruggero di Lauria 22, 00192 Roma

Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/39751063 (se c'è la segreteria lasciare un messaggio con il proprio numero), 333/2911132, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: 10, 11 e 12 luglio ore 21

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Grazie a: Ufficio stampa Teatro Millelire

Sul web: www.millelire.org

 

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