I Corti Teatrali 2015 - Teatro dell'Angelo (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 22 Aprile 2015 

Il Teatro dell’Angelo torna a dar vita al Festival dei Corti Teatrali che vide la luce nel 1997, partorito dalla mente di Massimiliano Caprara. Organizzato e prodotto per due anni consecutivi presso il Teatro Vittoria torna, a 18 anni di distanza, in un’edizione che vuole riprendere l’assetto originario e adattarlo a successive repliche, considerato che ormai si tratta di un genere teatrale consolidato, come lo stesso Caprara ha evidenziato presentando la serata, apprezzato anche all’estero. Il Festival, in programma da lunedì 20 aprile a domenica 26 con la premiazione del corto vincitore al Teatro dell’Angelo in Prati, cerca di stabilire un dialogo immediato con il pubblico chiamato a votare il miglior spettacolo di ogni serata, scegliendo di dare la preferenza al testo, alla regia o agli attori.


Il Teatro dell’Angelo presenta
I CORTI TEATRALI
La versione originale del festival che divenne genere teatrale diffuso in tutta Europa
Teatro dell’Angelo (Roma)
20 – 26 aprile 2015


Come nel suo intento originale, il Festival, di nuovo sotto la direzione artistica di Caprara, che da quest’anno si avvale del supporto di Veronica Milaneschi, torna ad avere la peculiare caratteristica di porsi quale strumento focale per l’individuazione di nuovi talenti teatrali, emergenti e su scala nazionale; il suo fine ultimo è quello di mappare lo stato del teatro contemporaneo in Italia, così da stimolare da un lato gli addetti ai lavori, che potranno attingere dalle produzioni dei colleghi nuovi impulsi creativi, e dall’altro il pubblico degli appassionati romani, che avrà la possibilità di fruire di spettacoli provenienti da altre regioni d’Italia. Al centro della ricerca del Festival non solo l’attore e il regista quanto il coinvolgimento del pubblico come prima linea della critica.

Alla fine della sesta giornata di rappresentazioni verranno proclamati i tre corti vincitori delle singole categorie (regia, testo e interpretazioni), che torneranno in scena il giorno successivo (quello finale) per contendersi la palma del corto vincitore e un premio di 2000 euro; la votazione finale sarà costituita ancora una volta per un 50% dalla scelta del pubblico, e per il restante 50 % dal verdetto di una giuria di settore selezionata e costituita da influenti personalità del mondo teatrale quali attori, registi e critici. Il Festival si svolgerà in sette serate e vedrà l’avvicendarsi di quattro spettacoli a sera, di una lunghezza varia ma che non sarà superiore ai 30 minuti.

Martedì 21 aprile
Per il Natale di Roma in programma due soli corti, con un terzo fuori concorso interpretato da Massimiliano Caprara e Veronica Milaneschi, “L’ultimo giorno di campeggio”, che ripropone il tema della noia e dell’incomunicabilità della coppia, l’incantamento superficiale per la natura ma l’incapacità di convivere con il silenzio, l’altro da sé che viene additato come nemico: una zanzara enorme sui generis, antropomorfa, sull’ambiguità dell’essenza della quale si gioca l’equivoco noir. E ancora, una coppia che non riesce a godersi la tanto attesa vacanza perché già è pressata dalla quotidianità che l’attende e soprattutto dalla paura di essere fuori campo con il telefono portatile e di non essere cercati. Ormai sembra che senza la sicurezza di essere percepiti dagli altri non sentiamo più di esistere. La filosofia di Hume è stata portata alle estreme conseguenze.

"Sani da legare", di Paolo Gatti, con Davide Grillo, Mariano Riccio, lo stesso Paolo Gatti, Sara Adami e Alessandra Cosimato è un ironico e pungente quadro familiare, una finestra che si apre sul mondo non più privato ma in rete di un nucleo in disgregazione; incapace di resistere alle infiltrazioni della connessione permanente. Una sorta di teatro dell’assurdo 2.0 dove il conformismo porta la disarticolazione del linguaggio e l’eccesso di comunicazione all’incomunicabilità, annullando il vero contatto, l’empatia, la corporeità tra le persone e, in ultimo, la dimensione affettiva. Un’impressionante messa in scena di quello che anni fa aveva annunciato il film “Hello Denise”: la rinuncia alla realtà in favore dell’illusione come accade nella maggior parte dei casi. Comico-tragico, nevrotico, un buon ritmo con dialoghi efficaci e una squadra di attori affiatati.

La storia si svolge in un interno dove un padre di famiglia non riesce più a dialogare con le due figlie, completamente asservite ai mezzi di comunicazione. La maggiore vive costantemente con l’auricolare nelle orecchie, mentre la minore sta sempre attaccata al suo computer. Si alternano situazioni paradossali, ai limiti del grottesco, in alcune delle quali il povero signor Antonio crede, si illude di dialogare con le figlie, pensa che stiano parlando con lui, ma in realtà loro, nello stesso momento in cui si trovano col padre, creano delle vere e proprie comunicazioni parallele, rispondono e parlano o al proprio compagno via cellulare o al proprio spasimante via Facebook. Una commedia degli equivoci in versione Internet dove perfino il professore di lettere e compagno della figlia maggiore è totalmente piegato alla logica, sempre che ve ne sia, del linguaggio e del ragionamento in stile Facebook. Viene perfino il sospetto che la loro stessa relazione sia meramente virtuale, dato che non riescono a parlarsi se non via sms anche a pochi metri di distanza.

Alla fine della vicenda, il povero padre deciderà di scappare di casa, dalle figlie, dal genero, da tutto e tutti e si dirigerà esausto verso un ospedale psichiatrico per auto-internarsi, perché, a detta sua, almeno lì, forse, lo ascolteranno. In qualche modo si torna con il nuovo millennio a meditare, in una versione rivista e aggiornata, sulla relatività della pazzia che oggi forse Pirandello scriverebbe su Fb.

“La collezione” di Eleonora Gusmano
Testo difficile da rappresentare, morboso, oscuro e noir che inizia con un monologo in versi che torna come un refrain e sembra tratto da una favola crudele che è realtà: quella dell’orco e della bambina, anzi del padre orco, della bambola bambina privata dell’infanzia e della matrigna, vittima a sua volta, oltre che carnefice. Molti elementi si intuiscono e forse si prestano ad essere confusi, fraintesi, perché ci si muove in un territorio melmoso, in un dialogo tra due donne che in qualche modo si aggrediscono, in un gioco di luci e ombre interessante, dove anche la donna adulta, un’immigrata russa in cerca di riscatto, è in certo qual modo una bambola, un manichino. E’ la presenza maschile il grande assente che sembra aver tessuto la storia e poi averla abbandonata, irraggiungibile, lasciando l’una in custodia dell’altra con un gioco perverso di disciplina, tutta esteriorità, gabbia di rigore e custode di perversione. Un testo surreale e in qualche modo anche di grande attualità: storie di degrado e malessere, di violenza verbale - messa in scena - e fisica delle quali sono piene le nostre cronache.

Il Festival e le sue origini
Il direttore artistico Massimiliano Caprara ci racconta l’inizio e il filo che lega le tre edizioni
«Diciotto anni fa inventai e sperimentai per due edizioni i corti teatrali con l’intento di mappare una generazione di attori, autori e registi, di tastare il polso del nostro teatro nei suoi molteplici aspetti, verificandone la vitalità per individuarne i futuri salti di qualità. Molti tra autori attori e registi presero il volo attraverso la ribalta dei corti teatrali e i corti stessi si affermarono con enorme rapidità come genere in tutta Europa. Certo molti hanno imitato e riprodotto il genere del corto teatrale ma sono riusciti solo in parte, nel suo involucro, a mettere in scena dei corti teatrali , non mai curandosi dell’aspetto principale per cui erano nati e attraverso il quale aggregarono e per certi versi lanciarono un’intera generazione di teatranti. Dopo 18 anni da quelle prime esperienze si impone una nuova scansione del nostro fare teatro, in tempi così mutati e per certi versi così densi di urgenze ed aspettative, occorre dare gli strumenti di piena espressione ai fenomeni sopra e sotto traccia che si muovono e fermentano nell’ambito teatrale, e coinvolgere il pubblico (attraverso il gioco della votazione sui tre generi)nella piena e dinamica riflessione della necessità di un teatro come linguaggio culturale e risposta sociale. Bisogna insomma fare una nuova fotografia delle attuali tendenze e delle potenzialità ancora inespresse di questo nostro teatro riconoscendo e qualificando le nuove generazioni, in un incontro che avvenga non attraverso un vincolo burocratico, non attorno ad un bando distante spesso anni luce dalla nostra professione, ma in scena, sul palcoscenico, ove da sempre le foto escono meglio.»

IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL
- Suona Male, di e con Sabrina Rinaldo e Valentina di Simone.
La vergogna è il punto di partenza, un balocco che nasce fra due soggetti che, entrando in relazione, diventano attori e spettatori della propria ignominia. Il percorso dell'accettazione del sé è tanto vulnerabile quanto più viene osservato, interagito, indagato. Esso è alimentato dalla rottura fra il darsi e il preservarsi in un incessante processo di agghindamento-nascondimento. L'idea, è il tentativo grottesco di sentirsi azzeccato, banalmente voluto, e la ricerca va nella direzione delle cose che stridono, suonano male appunto.
- Ahriman, di Mimmo D’Angelo
Esiste la lotta tra il Bene ed il Male? Esistono veramente il Bene ed il Male o sono solo il frutto della nostra fantasia, anche letteraria?
È intorno a questo tema, eterno, insoluto ed insolubile, che ruota questo dramma.
Nasce, si sviluppa e s'inviluppa in una bottega d'antiquario, spazio di sogni e oggetti antichi, a volte di valore a volte solo vecchi, come uomini e donne.
E proprio nel giorno di Natale l'antiquario ed il suo cliente si trovano solo per parlare, sembra, di un regalo. Lo scontro è nell'aria sin dalle prime battute ed esplode rapidamente fino all'arrivo di un ospite/testimone inatteso o forse cercato, e temuto.
Sarà questo che condurrà le danze in un testa a testa con il cliente che cerca comunque una via d'uscita. Come ciascuno di noi, pronto soprattutto ad autogiustificare ogni proprio comportamento, magari a celebrarlo addirittura.
Indossando sempre e comunque una maschera che lo faccia apparire più bello. Agli altri, ma anche a se stesso.
- Avanti un altro! di Fulvio Calderoni, con Fulvio Calderoni e Marco Funaro
Un aspirante comico si ritrova in una sala dove si tengono delle audizioni. Il comico è ogni attore, disposto a tutto pur di esprimersi. L'esaminatore è ogni uomo di potere dello star-sistem, molto più sensibile alla quantità che alla qualità. Finirà per essere, come sempre più spesso accade nel mondo dello spettacolo, una lotta tra aguzzino e vittima. E la commedia sarà via via irresistibilmente esilarante eppure drammatica...”Avanti un altro!”
- Duello in casa de’ bisognosi, di Massimiliano Cutrera, con Alessandro Blasioli, Domiziana Loiacono, Fiorenzo Lo Presti, Davide Mattei
Il corto teatrale Duello in casa de' Bisognosi è costruito intorno ad un tema classico della Commedia dell'Arte: l'amore tra due giovani innamorati, Fulgenzia e Olindo, contrastato da Pantalone, padre di lei, che vuole invece darla in sposa al Capitano Porfirio Villarossa per interessi economici; tuttavia, dopo numerosi colpi di scena, inganni e travestimenti, i due amanti riusciranno a convolare a giuste nozze.
Dopo una breve presentazione, le scene si susseguono con un ritmo incalzante e la vicenda assume i connotati di una matassa ingarbugliata, che culmina nel duello in casa di Pantalone, prima di sciogliersi, attraverso un’agnizione, nel cosiddetto “finale alla spagnola”, dove è l’amore a trionfare.
- Guglielmo Tell III, IV, di Francesco D’Atena, con Marco Busciolano, Patrizia Dore, Maria Elena Lazzarotto, Stefano Filippi, Francesco D’Atena
E’ un corto che nasce a seguito della partecipazione al Festival Internazionale per la Regia 'Fantasio Piccoli' di Trento, edizione 2011. Lo studio vincerà il Premio del Pubblico e si posizionerà terzo nella classifica internazionale generale.
Il corto affronta il tema del potere declinato in alcune sue varianti: quella del tiranno, quella del guerriero, quella del padre, quella della religione senza mai calcare la mano ma pennellando in maniera decisa le varie sfumature che può assumere.
- Il triangolo no…non è mai stato così quadrato, di Riccardo Giacomini e Matteo Montaperto, con Alessia Francescangeli, Riccardo Giacomini, Matteo Montaperto
La storia, liberamente tratta da un testo di Stefano Disegni, si svolge all’interno del salotto di un abitazione e inizia come una tipica telenovela sudamericana in pieno stile trash anni ’80. Ci troviamo di fronte al classico triangolo amoroso: Maria ha sposato Ramon, un brav’uomo che l’ha sempre amata e rispettata, senza mai, però, aver dimenticato Pedro, il suo vecchio amante passionale e privo di responsabilità.
La storia ha inizio quando Pedro si presenta a casa di Maria e tenta di convincerla a svignarsela di nuovo con lui, ma all'improvviso rincasa Ramon, il quale non ha alcuna intenzione di lasciarsi scappare la donna che ama. Ne nasce una discussione furibonda all’interno della quale, però, iniziano piano piano ad accadere dei fatti alquanto strani. I tre personaggi, contro la loro volontà, iniziano a perdere il controllo di ciò che dicono dando luogo a frasi senza senso e ad un susseguirsi di gag e fraintendimenti spassosissimi. La lite amorosa viene accantonata e i tre, unite le forze, cercano di capire quale sia la motivazione di questo clamoroso scompiglio. I loro gesti e le loro parole sembrano essere manovrati da qualcuno. Chi è il misterioso personaggio che si diverte a sconvolgere la storia e la vita dei tre malcapitati? Come riesce a possederli e a far compiere loro delle azioni così ridicole? Ce la faranno i nostri poveri personaggi a liberarsi di lui?
Tra una risata e l’altra, il pubblico lo scoprirà assieme a Ramon, Pedro e Maria.
- Labirinti, di Daniel De Rossi, con Daniel De Rossi e Jessica Zanella
Sulla scena un uomo e una donna. Una scrivania. Un grande quadro appeso alla parete. Si studiano, si sfidano, si fraintendono. Cercando disperatamente il modo di comprendersi. Attraverso un dialogo serrato e insidioso, i due protagonisti proveranno cosa significa perdersi, ritrovarsi, perdersi ancora. Soprattutto, capiranno che la menzogna, spesso, non è altro che una maschera da mettere alle nostre vergogne per renderle accettabili agli occhi degli altri.
- Il segreto di Amelia, compagnia Le maTRIOske, regia di Vincenzo Paladino con Caterina Campo, Fabiana Guendalina Mazza, Sara Gaia Chiara Tagliagambe.
Amelia è molto attenta alla sua immagine. È ossessionata dalla ricerca della
perfezione. Le sue giornate sono scandite da continui appuntamenti con lo specchio, in cui lei cerca affannosamente di avere il controllo sulla propria immagine. Arriva però il momento in cui Amelia si guarda davvero, e la sua parte interiore prende il sopravvento ricordandole che ciò che lei ostenta è solo finzione: lei non è affatto perfetta e il suo controllo è un'illusione incontrollabile. C’è solo un modo per sentirsi meglio: mangiare, soffrire, godere, per poi fingere di non averlo fatto. Un controllo pericoloso quello di Amelia. Un controllo che sarà vero solo se lei imparerà a rinunciarvi.
- Pomeriggio disgraziato, di Gerry Gherardi, con Gerry Gherardi e Angelo Sateriale.
Angelo, ospite di “Pomeriggio Disgraziato” la trasmissione più seguita del momento, deve raccontare la sua esperienza di eroe dei nostri giorni. Il conduttore Stefano La Mattanza lo condurrà passo per passo a ripercorrere quei momenti toccanti che lo hanno segnato profondamente. Con un tatto e una sensibilità che solo il suo nome è in grado di spiegare a fondo lo accompagnerà passo per passo a rivivere quelle emozioni perdifiato. Pomeriggio Disgraziato è uno spaccato di televisione, è uno spaccato di vita, è uno spaccato di umanità, ma soprattutto è uno spaccato.
- Qualcuno mi sente?, di Adriano Mainolfi e Lorena Scintu, regia di Enzo Masci, con Massimo Zanuzzi, Lorena Scintu.
Adattamento teatrale del cortometraggio “Il giardino dell’anima” di Lorena Scintu liberamente tratto da una storia di cronaca di Londra
Tra destino e paura chi vince? Quando la paura diventa l’unica forza motrice della tua vita tutto può cambiare. Un racconto crudo e provocatorio tra azioni e non azioni quando il medico da il count down della vita ad Aria perché ha un tumore in fase terminale e lei decide di non volere più la solita vita o forse la sua stessa che le sta sfuggendo di mano.
Aria cerca di riappropriarsi di quel corpo che il destino le vuole privare e così lo vende prostituendosi alla ricerca di quella carne che non vuole perdere. Tutto si capovolge e nella paura distrugge qualsiasi cosa che la circonda e scegliendo solo se stessa è lei la prima cosa che distrugge mano a mano. Mantenere il controllo mentre tutto intorno crolla, non volere un cuore che ti somigli. E se ora chiudi gli occhi, cosa succede?
I pensieri di Aria accompagnati dai discorsi con il medico e un flash back tra Aria bambina e la nonna. Un continuo rimbalzare tra il bianco e il nero, tra ora e dopo, tra cosa cerchi di rubare e cosa ti rubano. Due errori avvolti e intrecciati insieme dove lo stesso medico fin dalla notizia del tumore capisce subito che non sarà facile ne per lui ne per Aria. Un medico che prima cerca di addolcire il destino e poi cade in quel destino insieme a lei quando dopo altre analisi scopre che la diagnosi era sbagliata e aver bombardato un corpo sano con steroidi e morfina non è facile da recuperare come la stessa Aria che ha fatto prevalere la forza della paura distruggendo se stessa alla ricerca di quella carne che le stava sfuggendo di mano.
Le nostalgie e i dolori da bambina sono come un motore e una guida dentro di lei, quella bambina che di tanto in tanto menziona le manca e la trascina sempre più giù.
Subire e trascinare la vita solo perché ora la guardi con occhi diversi. Un continuo ritornare e cadere in qualcosa che è già stato vissuto mentre nessuno ha voglia di conoscere la verità ma ha solo la curiosità di sapere se potrebbe succedere anche a loro. Nessuno ti ascolta e nessuno vuole la tua verità perché non c’è posto per la verità. Prova a raccontare, prova a cercare qualcuno che la possa aiutare ma si blocca perché sa che non interessa a nessuno. Quando una bugia si radica e scopa con l'immaginazione, diventa realtà, la tua realtà e non c'è altro d'aggiungere. E se poi il tuo errore si intreccia con quello di un medico non resta più niente da fare perché avete sbagliato in due.
Un testo forte e provocatorio per cercare di scuotere non solo i medici, che spesso sbagliano, ma scuotere per primi noi che spesso non dobbiamo per forza scegliere qualcosa ma semplicemente vivere nel migliore modo possibile. Se ti viene diagnosticato un tumore o altro di simile non sei tu a dover cambiare qualcosa cercando il possibile nell’impossibile ma devi semplicemente amare la vita. Se Aria lo avrebbe fatto l’errore sarebbe stato solo uno, quello dei medici, e qualcosa sarebbe rimasto mentre lei ha scelto di cambiare tutto, di prostituirsi alla ricerca di quel corpo che stava per abbandonarla. Il grave errore dei medici e la devastazione del corpo da morfina.
- #salvobuonfine – istantanee contemporanee in due tempi, di Giancarlo Nicoletti, con Luca Di Capua, Valentina Perrella, Giancarlo Nicoletti, Chiara Oliviero, Alessandro Giova, Andrea Venditti.
Salvo Buonfine ha 21 anni ed è cresciuto con sua madre, Anita, nell’Italia berlusconiana della massificazione del pensiero comune dettata dalla televisione; non ha lavoro, non ha un titolo di studio vero, vive nell’idolatria dell’apparenza. È bello, è giovane, ambiguo, presuntuoso e tombeur de femmes: le sue coetanee sono pazze lui, come dimostrano i numerosi “Mi piace” sulla sua bacheca Facebook.
Anita, trentaseienne ed emancipata madre in carriera, si barcamena nel difficile ruolo di genitrice moderna, combattuta fra la volontà di emancipazione dagli schemi educativi precostituiti genitori/figli e la necessità di dare al figlio un’educazione moderna.
Lorenzo Doni è uno scrittore prodigio di qualche anno più grande, direttore editoriale di una casa editrice, dove al suo fianco lavora Dario, suo migliore amico e attivista dei diritti gay.
Quando Salvo, tramite Lorenzo, inizia a lavorare presso la casa editrice, resta sconvolto dalla distanza che li divide: Lorenzo è tanto colto, cosmopolita, profondo e brillante quanto Salvo provinciale, deliziosamente ignorante, superficiale e sessualmente vitale e irresistibile. Casualmente, i due finiscono a letto insieme, e il reiterarsi dei loro rapporti e il legame sentimentale nato tra i due sarà per Salvo, ma anche per Lorenzo, la causa di una profonda crisi d’identità e di coscienza. Lorenzo, che non si spiega il perché sia attratto da una persona tanto lontana da lui e non vive alcuna crisi identitaria, finisce per non tollerare più gli umori altalenanti, la mancata accettazione di sé e il sostrato culturale di repressione e ignoranza di Salvo e lo lascerà andar via, dopo aver cercato in ogni modo di vincere le distanze impostegli. Convinto che Salvo non sarà mai pronto ad accettare la propria identità, preferirà andare alla ricerca di altri stimoli, lavorativi e sentimentali, trasferendosi negli Stati Uniti. Salvo, pur continuando a frequentare delle ragazze per cercare di esorcizzare i propri fantasmi, inizierà un lento processo di accettazione della propria natura: la ricerca di un altro approccio omosessuale, tuttavia, lo farà vittima di un branco omofobo che lo violenterà a morte, uccidendolo nel tragico epilogo di una notte a base di cocaina e alcol, sotto l’occhio testimone della propria migliore amica, Clara. Lorenzo continuerà la propria vita, incosciente del destino brutale toccato a Salvo, ma tormentato dal senso di colpa di aver abbandonato al proprio destino una vita troppo fragile per risolversi da sola, mentre il dramma di Anita, madre incapace senza colpa di un dialogo col figlio, esploderà in tutta la sua forza, nella rappresentazione di una inconsapevolezza per scelta della verità ultima sui propri familiari, specchio inesorabile della quotidianità contemporanea.
- Sani da legare, di Paolo Gatti, con Davide Grillo, Mariano Riccio, Paolo Gatti, Sara Adami, Alessandra Cosimato.
Siamo convinti che oggi ci si parli veramente? Cioè…che tra di noi si comunichi? Ecco, questa semplice domanda è alla base della commedia in un atto Sani da legare.
La storia di un padre di famiglia che non riesce più a dialogare con le due figlie, entrambe “schiave” degli odierni mezzi di comunicazione. La maggiore vive costantemente con l’auricolare nelle orecchie, mentre la minore sta sempre attaccata al suo computer. Si alternano situazioni paradossali, ai limiti del grottesco, in alcune delle quali il povero signor Antonio crede, si illude di dialogare con le figlie, pensa che stiano parlando con lui, ma in realtà loro, nello stesso momento in cui si trovano col padre, creando delle vere e proprie comunicazioni parallele, rispondono e parlano o al proprio compagno via cellulare o al proprio spasimante via facebook. Questo gioco degli equivoci ci riporta una realtà assurda, ma purtroppo rispondente al reale, a quello che vediamo nel 90 per cento dei casi intorno a noi.
La situazione diventa ancora più pazzoide quando sulla scena vi sono anche l’uomo misterioso di facebook e il compagno della figlia maggiore. Soprattutto in quest’ultimo, essendo un professore di Lettere, il signor Antonio aveva riposto tanta fiducia. Niente da fare! È più scemo della figlia, in quanto anche lui dimostra di essere completamente perso dietro il suo cellulare. Quando discute con la compagna, si confrontano e fanno pace mandandosi sms, sebbene stiano seduti allo stesso tavolo e quindi ad un metro di distanza!
Alla fine della vicenda, il povero padre deciderà di scappare di casa, dalle figlie, dal genero, da tutto e tutti e si dirigerà esausto verso un ospedale psichiatrico per auto-internarsi, perché, a detta sua, almeno lì, forse, lo ascolteranno. Oggi i veri matti sono i cosiddetti “sani”…sono loro che andrebbero legati!!
- Take care, di Andrea Panichi, con Camillo Marcello Ciorciaro e Andrea Panichi
In uno spogliatoio di un campo da rugby entrano Andrea e Michele, il primo è il titolare dell'azienda dove lavora il secondo. La discussione che nasce, inizialmente amichevole, mostra un rapporto che da complice si rivela sempre più meschino delineando personalità ambigue e, soprattutto per quanto riguarda Andrea, prevaricatrici. Gli animi cominciano a scaldarsi nel momento in cui Michele pretende di firmare il contratto che Andrea rimanda da più di un anno. Andrea cerca di distogliere l'attenzione raccontando di aver scoperto che qualcuno ha usato di nascosto la macchina aziendale per motivi personali. Dalle sue parole, Andrea lascia intendere che il responsabile è Michele, ma sceglie di non muovere un'accusa diretta e promette addirittura una promozione se Michele fosse riuscito a scoprire il nome del colpevole per poterlo licenziare. I due protagonisti si rimpallano colpe e negligenze sempre più gravi in un ping pong di accuse implicite e mai dirette fino a che Andrea dichiara esplicitamente di aver scoperto che Michele ha sottratto dei documenti dell'azienda per mettere in cattiva luce il titolare e che hanno portato, suo malgrado, al fallimento della società. Andrea propone a Michele di presentare le dimissioni per garantirsi la buona uscita, ma questi crede che Andrea lo stia ingannando per l'ennesima volta. Combattuto dalla paura è incapace di prendere la decisione finale, Andrea approfittando della crisi di Michele propone di affidare tutto a una scommessa: Andrea lancerà il pallone da rugby in aria se il rimbalzo di questo arriverà ai piedi di Michele Andrea avrà detto una bugia, in caso contrario la verità. Michele confuso accetta. Andrea lancia il pallone e prima che questo inizi la sua discesa, buio.
- Trapanella (lontane speranze), di Dino Lopardo e Rosa Masciopinto, con Dino Lopardo e Mario Russo. Regia di Rosa Masciopinto e Matteo Cirillo.
“Trapanarella” è il tema musicale del corto teatrale nato da un’idea di Dino Lopardo e che ha preso vita grazie a un lavoro didattico sulla drammaturgia, sviluppato in ambito accademico con la docente Rosa Masciopinto.
Il tema portante è la terra, quella natìa – nel nostro caso la Basilicata - intesa come luogo nel quale si può tornare, ma non restare.
Una terra-madre che genera figli, ma priva dei mezzi necessari per farli crescere, senza prospettive o progetti di un futuro possibilmente migliore.
E allora si affida all’ENI, padre-padrone senza scrupoli, assetato di umori antichi e nascosti, violentatore per natura e per scelta, manipolatore di esseri umani che compra con una manciata di bonus e mille promesse. Chi ritorna è pieno di speranze, ogni volta.
E, ogni volta, ritrova torri meccaniche e infuocate che scavano senza alcun rispetto pozzi, fossi, squarci, buchi tanto neri e profondi che – ogni volta – allontanano ogni speranza.
Chi ritorna è un essere umano che “ha vagato e imparato”, ma che non potrà mai scegliere di tornare per sempre né potrà mai sfuggire al ricordo di ciò che ha lasciato e che non potrà mai più essere come era. Chi ritorna sa che le cicatrici di quella violenza non potranno mai rimarginarsi.
Nonostante il tema realistico, lo stile della scrittura e dell’interpretazione non lo è: assurdo, grottesco e tragicomico fanno continuamente staffetta tra loro e il ritmo delirante di alcuni momenti si trasforma spesso in passaggi pieni di struggimento e malinconia.
L’interpretazione della musica - suonata dal vivo – è una rivisitazione contemporanea di arie popolari, spesso contaminata e disseminata di originalità.
Parole e azioni sono affidati al personaggio del Ritornante, a volte clown, a volte poeta.
Il Residente è muto invece, tragico deus ex machina che mostra la realtà per quella che è.
- Eterno silenzio, di Marcello Caroselli
Il fatto della pièce è l’intervista ad un celebre pittore nel proprio studio da parte di una giornalista alle prime armi.
L’azione scenica è ridotta al minimo e la scena si regge sul dialogo fra i due. Il confronto fra le differenti psicologie dei personaggi delinea un ritratto di umanità dalle sfumature grottesche. Se da un lato, abbiamo la giornalista che si avvale dell’arma della seduzione con la quale vorrebbe o crede di poter sedurre (anche sessualmente) il pittore, per realizzare uno scoop eccezionale, dall’altra abbiamo l’uomo di mondo, che interpreta lo spirito della conversazione come un gioco psicologico per smascherare il secondo fine della sua interlocutrice. Il risvolto grottesco si crea dunque dall’interdipendenza progressiva tra gli obbiettivi dei personaggi. Partendo da questo schema, il dialogo assume un tono da farsa, che conferisce ai personaggi un carattere da teatro dell'assurdo.
Il gioco psicologico è innescato e dettato dalla personalità più forte delle due, quella del pittore, che innesca il gioco per smascherare l’obbiettivo della donna. Quest’ultima cade nella trappola quando l’uomo la illude di essere stato sedotto dalla sua avvenenza, assecondando un interessamento di natura non professionale. Ma è un’ultima astuta mossa per dare scacco alla sua interlocutrice e smascherare il secondo fine.
- 8 cose che ti faranno pentire di vivere con una femmina, di Arianna Safonov
"Donne. Le donne sono delle professioniste del dispetto. Specialmente se parliamo delle donne che vivono con uomini…"
Inizia così questo piccolo resoconto sulle 8 cose che potranno far pentire un uomo, della sua scelta di vivere con una femmina. Ci sono due cose scomode da dire in merito a questa commedia: la prima è che inizialmente le cose che fanno pentire di vivere con una femmina erano 60, venute fuori spontaneamente, dai racconti di amici maschi di ogni età. la seconda è che esiste la stessa indagine fatta proprio sui maschi e anche le ragazze intervistate hanno individuato 60 punti che hanno fatto cambiare loro idea circa la convivenza con il cosiddetto "sesso forte". Perciò sono un'autrice imparziale, è il tema del concorso che mi obbliga a sorridere del mio sesso e a farlo con un po’ di critica.
Una critica che però non vuole assolutamente mettere le femmine in cattiva luce, né tantomeno i maschi in buona!
Le 8 cose cercano, attraverso il sorriso solidale, di ricercare i comportamenti di un sesso, che rendono la vita impossibile all'altro. Comportamenti che spesso giustifichiamo e che è venuto il momento quantomeno di ammettere con il sorriso.
- Unigeniti figli di Dio, di Valerio Vestoso, con Alfredo Calicchio, Luca Carbone, Matteo Cecchi, Lorenzo Parrotto.
Alla morte della Madonna, tre ragazzi si presentano in sede notarile asserendo di essere i figli. Ma c'è di più: ognuno è altresì convinto di essere il Messia.
In attesa dell'apertura testamentaria, tra i quattro nasce un progetto che tocca le variegate sfaccettature dell'essere umano: dall'invidia alle complicità, dall'orgoglio al cinismo, il tutto condito con venature grottesche e surreali.
- Che ne dici di venirmi a salvare, diretto e interpretato da Isabella Caserta e Francesco Laruffa su testi di Guido Catalano.
Evoluzione di un rapporto dal corteggiamento in poi. Parabola semi-seria di una coppia attraverso i versi di Guido Catalano. Fasi di una storia d'amore condensata in venti minuti.
- Ascolto vibrato, performance di musica elettronica sperimentale con la tromba di Giulio Scocchia e il reading poetico di Anna Pieramico.
Sulle tracce composte per la tromba e per la voce si dipanano atmosfere elettroniche che offrono uno spunto di riflessione sul quotidiano attraverso la recitazione di poesie di Pasolini, Bukowski e Szymborska.

Calendario

LUNEDI' 20
1) “Take Care” di Andrea Panichi
2) “Labirinti” di Daniel De Rossi
3) “Pomeriggio disgraziato” di Gerry Gherardi
4) “Salvo buon fine” Compagnia Planets Art

MARTEDI' 21
1) “Sani da legare” di Paolo Gatti
2) “La collezione” di Eleonora Gusmano

MERCOLEDI' 22
1)”Ahriman” di Domenico D'angelo
2)“Trapanarella” di Dino Lopardo
3)”Eterno silenzio” di Marcello Caroselli

GIOVEDI' 23
1)”Qualcuno mi sente”di Adriano Mainolfi e Lorena Scintu
2)”Duello in casa de' Bisognosi” Compagnia Sasiski
3)“8 cose che ti faranno pentire di vivere con una femmina” di Arianna Safonov

VENERDI' 24
1)”Che ne dici di venirmi a salvare?” Teatro Scientifico
2)”Il triangolo no… non è mai stato così quadrato”di Riccardo Giacomini
3)”Guglielmo Tell III, IV” Botteghe Invisibili
4)”Ascolto vibrato”di Anna Pieramico

SABATO 25
1) “Suona Male”, Compagnia Moine Teatrali
2) ”Il segreto di Amelia” Compagnia Le Matrioske
3)”Avanti un altro” di Fulvio Calderoni
4)”Unigeniti figli di Dio” di Lorenzo Parrotto

 

Teatro dell'Angelo - via Simone de Saint Bon 19, 00195 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/37513571 - 06/37514258, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da lunedì a domenica ore 21.00

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Foto di: Matteo Nardone
Grazie a: Marta Scandorza e Erika Cofone, Ufficio stampa I Corti Teatrali
Sul web: www.teatrodellangelo.it

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