“I corti” al Calabbria Teatro Festival - Teatro Sybaris (Castrovillari)

Scritto da  Sabato, 22 Ottobre 2016 

La donna che disse no, testo e regia di Pier Paolo Saraceno, vince l’edizione 2016 del Calabbria Teatro Festival nel segno dell’impegno, ispirato ad un fatto di cronaca, che riesce a raccontare in modo innovativo, dando vita ad un vero spettacolo teatrale che unisce il teatro di denuncia e il giornalismo alla narrazione lirica. Ritorno a Verona di Emiliano Minoccheri, poetico monologo ispirato allo shakespeariano Romeo e Giulietta arriva secondo classificato, premiato per l’interpretazione e l’originalità della visione che rilegge la società di oggi nel segno di ieri. Al terzo posto Fa curriculum (Stiamo lavorando per noi) di e con Antonio Randazzo e Antonio Roma, bella interpretazione ironica su un tema di attualità, la disoccupazione che diventa un inno all’arte.

 

Dodici corti che spaziano per argomenti e stile, concentrandosi su duo e monologhi, tendenza del teatro attuale anche per la penuria di mezzi, ed evidenziano il bisogno di teatro come catarsi. Non solo, i lavori - pur con molti spunti clowneschi e spesso in performance cabarettistiche - rispondono ad un teatro impegnato, di denuncia, qualche volta troppo aderente ad un teatro-giornalismo che non riesce a volare e a farsi teatro in senso stretto.

La giuria, presieduta da Ilaria Guidantoni (giornalista e scrittrice, alla terza edizione e alla seconda da presidente), e composta da Diletta D’Ascia (per la seconda volta a Castrovillari, regista cinematografica e presidente dell’Associazione culturale Gli Utopisti) e Francesca Scopelliti (giornalista e presidente della Fondazione per la Giustizia Giusta Enzo Tortora), ha voluto premiare tre spettacoli che restituissero l’immagine del festival e valorizzassero, al di là delle suggestioni, il teatro come spettacolo nella sua complessità: testo, messa in scena e lavoro attoriale.

La donna che disse no, testo e regia di Pier Paolo Saraceno con lo stesso Pier Paolo Saraceno - che firma anche scene e costumi - e Mariapaola Tedesco, musiche originali di Concetto Fruciano, disegno luci di Gianni Grillo, direzione tecnica affidata a Massimiliano Boco e la Produzione di Norika del Sud, vince l’edizione 2016, aggiudicandosi sia il premio Giuria popolare sia quello della Giuria tecnica. Il duo aveva già avuto un riconoscimento lo scorso anno con Radio Out - messa in scena della storia di Peppino Impastato - che fa parte di una trilogia “siciliana”, Il fiore d’acciaio - come ci ha raccontato il regista, che sta lavorando al terzo “episodio” dedicato all’emigrazione di un siciliano. La realizzazione è un autentico spettacolo teatrale che vola con la narrazione lirica di due personaggi e lo scavo psicologico, oltre l’operazione di ricostruzione storica e denuncia. L’opera tratta dalla vera storia di Franca Viola, donna che disse no ad un matrimonio “riparatore” dopo una violenza da parte di Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi, ed attinge a un sincretismo di eventi e storie diventando una metafora universale, senza appiattirsi nella cronaca. E’ certamente importante la ripresa del tema di grande attualità per l’intreccio perverso che lega la violenza sulla donna a un sopruso politico: le donne in condizioni di crisi o di emergenza sono sempre vittime due volte. Questa è una storia vincente perché Franca rialza la testa e dimostra una grande forza interiore: restando nel luogo dov’è nata e cresciuta, sposandosi e avendo dei figli, in un singolare intreccio di forza e fragilità. Il suo impegno è stato all’origine tra l’altro di un cambiamento per una giustizia giusta che ha reso impossibile la riparazione della colpa da parte di un uomo attraverso il matrimonio con la vittima. La giuria ha premiato lo spettacolo per la cura del lavoro attoriale che ha saputo unire l’interpretazione in prosa alla danza e alla performance senza scivolare nell’estetismo, componendo anche dei quadri cinematografici come la scena della violenza non costruita “artificialmente” attraverso il video. Curati il testo che diventa una vera e propria sceneggiatura e l’uso delle luci, oltre che la scelta dei costumi. Ad esempio la nudità della donna viene resa con un abito di scena color carne in forma di fasciature che attinge al mondo del balletto.

Ritorno a Verona di e con Emiliano Minoccheri, compagnia Le Saracinesche, al secondo posto, è un monologo poetico ispirato allo shakespeariano Romeo e Giulietta, elegante nell’interpretazione e nel lavoro svolto sulla voce, con un uso curato anche se da rimodulare leggermente del dialetto veneto. Molto originale lo spunto della visione che rilegge la società di oggi nel segno di ieri, con i giovani che se ne vanno e i vecchi che restano, attraverso un gioco tra passato e futuro con il cugino di Romeo Benvolio Montecchi che torna in una Verona cambiata e attualizzata.

Al terzo posto Fa curriculum (Stiamo lavorando per noi) di e con Antonio Randazzo e Antonio Roma, Duo RaRo, che con il sorriso e uno spunto cabarettistico che attinge anche alla tradizione della commedia dell’arte, racconta e denuncia il tema della mancanza del lavoro. Lo fa con ironia, leggerezza e con un invito “inventati un lavoro”, sfociando in un teatro nel teatro perché il primo mestiere è quello della propria creatività. La crisi del lavoro, del teatro e dell’arte in salsa giocosa e con un’ interpretazione professionale di livello.

Articolo di: Ilaria Guidantoni

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