I consumisti mangiano i bambini - Teatro della Cooperativa (Milano)

Scritto da  Martedì, 29 Settembre 2015 

La parodia di uno slogan storico diventa il titolo del nuovo spettacolo di Diego Parassole. Un titolo esagerato? Forse, ma non troppo! Comico e umorista di impegno, Parassole ci ha abituato a spettacoli di contenuto sociale, ecologico e umano. Certo, è una provocazione. I consumisti non mangiano i bambini… però tutti da tempo stiamo mangiando il loro futuro. Lo spettacolo parla di questo. Di come continuiamo a sopravvivere ascoltando più la pubblicità che il medico. Di come mangiamo ogni giorno il doppio di quello che ci serve. Di come, così facendo, creiamo un mondo dove da una parte si muore d’indigestione e dall’altra di fame.

 

Produzione Teatro della Cooperativa presenta
I CONSUMISTI MANGIANO I BAMBINI
di Riccardo Piferi e Diego Parassole
regia di Marco Rampoldi
con Diego Parassole
foto di Emiliano Boga

 

I consumisti mangiano i bambini? È un paradosso, certo, ma con un inquietante fondo di verità. Siamo ben lontani dalla “modesta proposta” di Jonathan Swift, che per risolvere i problemi economici dell'Irlanda del '700 suggeriva di nutrire i frugoletti poveri per darli poi in pasto agli adulti ricchi. Lì eravamo nel territorio dell'irrealtà, e l'intento dell'autore nel lanciare questa provocazione era totalmente satirico. Purtroppo invece i consumisti, oggidì, stanno realmente mangiando il futuro dei più piccoli, proponendo uno stile di vita che li porta dritti al baratro dell'acriticità. Il problema è serio, ma al mondo esistono artisti come Diego Parassole, che riescono a individuare la chiave del sorriso per esorcizzare il maledetto imbroglio nel quale tutti, volenti o nolenti, siamo imbrigliati. 

Lo spettacolo, scritto dallo stesso Parassole insieme all'acuto Riccardo Piferi, ha un taglio più scientifico rispetto ad Agrodolce di Claudio Batta, andato in scena sempre al Teatro della Cooperativa. Ma solo le persone noiose raccontano la scienza in maniera noiosa, mentre l'ex star di Zelig e il coautore di molti testi di Paolo Rossi, come è noto, quando il buon Dio distribuiva la noia si trovavano per fortuna altrove, impegnati in qualche divertente scorribanda.

Mentre Batta si concentra sul tema del cibo, Parassole allarga la riflessione antropologica invitandoci a meditare sulle infinite debolezze e contraddizioni che contraddistinguono il nostro vivere quotidiano. A cominciare dallo strano rapporto che abbiamo con gli oggetti: accettiamo come dato tutto sommato pacifico il fatto che un tostapane, piuttosto che un asciugacapelli o una lavatrice vivano, come direbbe De André, “solo un giorno come le rose”. Lì per lì ci si inalbera, perché un aggeggio tecnologico così cagionevole non può che far scattare i programmatici cinque minuti. Però l'ira funesta sbollisce in fretta, e il consumatore piè veloce corre alla catena di distribuzione più vicina, felice e contento di dare, spendendo, un senso al proprio esistere.

Non è necessario essere degli sprovveduti totali per farsi prendere per il bavero in questo modo, basta avere un cervello nella norma e una mano prensile, possibilmente di cinque dita per acchiappare con più agevolezza il nuovo ritrovato della tecnica. Non è che l'acquirente del palmare di ultimissima generazione sia un neanderteliano: è un sapiens sapiens, imperfetto come tutti gli uomini evoluti, che danno prova della propria imperfezione in molti contesti, compreso il momento di aprire il portafogli. Spendere cifre a tre zeri per una tv enorme da collocare in un monolocale di 20 metri quadri è senz'altro una cretineria, ma non è detto che l'insano gesto venga compiuto da un cretino. Sufficiente, come dicevamo, possedere un cervello regolare, nel quale la parte razionale combatte, spesso non ad armi pari, con la parte irrazionale. Parassole, che oltre ad essere un uomo di buone letture è anche un comico di razza, racconta nello spettacolo un esilarante scambio di battute tra la corteccia prefrontale e il lobo dell'insula, dentro la mente del consumatore medio: la corteccia ce la mette proprio tutta per dissuadere l'insula, convincerla che quell'acquisto è superfluo e dunque se ne può fare tranquillamente a meno; ma la seconda, impaziente, finisce spesso con avere la meglio. La ragione alfine si ritira nuovamente nei suoi eremi, e tutti vissero felici e... contanti.

È un inferno quotidiano, ma chiunque a questo mondo abbia inventato il senso dell'umorismo meriterebbe più di una medaglia d'oro al valor civile, perché è un autentico benefattore dell'umanità. Parassole, come tutti noi, non è nato sotto un cavolo. C'è il precedente di Beppe Grillo naturalmente - che prima di entrare in politica raccontava nei teatri e nei palasport, con stile sferzante, il degrado dell'umanità - ma ancor prima il “ci avete fatto caso che” di Aldo Fabrizi, ovvero i vizi degli italiani raccontati su un palcoscenico con stile bonario, pacioso. C'è la fustigazione ma anche il sorriso conviviale in I consumisti mangiano i bambini. Non è l'angoscia il sentimento che prevale alla fine di questo spettacolo bensì il piacere di avere appreso qualcosa di nuovo, in un clima di amichevole rilassatezza. Il protagonista, nonché coautore del testo, sostiene che il suo obiettivo principale è fare divulgazione. Probabilmente sottovaluta la componente teatrale che è connaturata nel suo essere: quello che lui propone al pubblico è anzitutto uno show, con una componente formativa e informativa importante ma anzitutto show, messo in piedi da professionisti (c'è anche il regista Marco Rampoldi) con tutti i crismi e controcrismi.

Professionisti che, gramscianamente, conoscono l'ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione. Sono consapevoli, insomma, che nonostante tutte le criticità della nostra società, è necessario continuare a raccontare delle storie davanti a un pubblico. Anche perché i bambini - miracolosamente scampati all'eccidio dei comunisti, che non si è mai capito perché ci tenessero tanto a mangiare gli infanti, visto che da adulti sarebbero diventati i proletari del domani - potrebbero diventare i vessilli della battaglia campale contro il moloch consumista, i sovvertitori di quell'ordine costituito che gli adulti accettano col capo chino. Inaspettatamente? Mica tanto. Come diceva lo stesso Piferi, nella canzone Senza parole: “Ma per fortuna c'è uno che stona / E come uno slogan vien fuori la luna”. I bambini, con la loro imprevedibilità, potrebbero essere i primi a stonare, e a farci vedere la luna. E magari noi grandi la finiremo, una volta e per sempre, di guardare il dito del conformismo.

 

Teatro della Cooperativa - via Hermada 8, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/64749997
Orario spettacoli: sabato 19 e domenica 20 settembre ore 20.45
Biglietti: intero 18 € - ridotti 15/9 €

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Ufficio stampa Maurizia Leonelli
Sul web: www.teatrodellacooperativa.it

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