I casi sono due - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Venerdì, 01 Gennaio 2010 
i casi sono due

Dal 15 dicembre 2009 al 10 gennaio 2010. Sullo storico palco del Teatro Quirino rivive “I casi sono due” di Armando Curcio, uno dei testi classici della tradizione comica napoletana di inizio Novecento, con tutta la sua scoppiettante brillantezza e la sua irresistibile e travolgente carica di humour intelligente, sagace e sorprendente, avvolto da un velo di riflessiva ed ineluttabile malinconia. Ne è regista ed assoluto protagonista in scena il maestro Carlo Giuffrè, mattatore del teatro novecentesco dall’infinito carisma e dall’inesauribile eleganza recitativa.

Diana Or.i.s presenta

Carlo Giuffrè in

I CASI SONO DUE

Di Armando Curcio

Con Angela Pagano, Ernesto Lama, Vincenzo Borrino, Paola Verrazzo, Pier Luigi Iorio, Danilo Della Calce, Gennaro Di Biase, Vincenzo La Marca

Scene e costumi di Aldo Terlizzi

Musiche di Francesco Giuffrè

Regia di Carlo Giuffrè

 

La gremitissima ed entusiasta platea del Teatro Quirino, in questa stagione completamente rinnovato sia nella programmazione sia nella struttura grazie alla nuova dinamica gestione portata avanti dal Teatro Stabile di Calabria, applaude con gioia, intensità ed ammirazione al termine della rappresentazione di “I casi sono due”, una delle pièce teatrali più conosciute e divertenti firmate dall’effervescente estro creativo del commediografo napoletano Armando Curcio. D’altronde è letteralmente impossibile non unirsi con fervore a questo applauso visto che la compagnia diretta magistralmente da Carlo Giuffrè (che veste i duplici panni di regista ed assoluto mattatore in scena nel ruolo del protagonista, l’anziano barone Ottavio) propone al pubblico romano uno spettacolo estremamente godibile e dalle variegate sfaccettature, accostando alla spassosa ironia di chiara ascendenza partenopea una vena di malinconica riflessione esistenziale sapientemente dosata ed affascinante.

La trama ripercorre alcuni topoi classici della nobile tradizione comica napoletana otto-novecentesca: il ricchissimo barone Ottavio conduce un’esistenza solitaria ed austera nel suo sfarzoso palazzo, preda dell’ipocondria più irrazionale e confortato unicamente dall’affetto di sua moglie, la devota baronessa Aspasia che cerca rifugio da questa solitudine dorata nella vitalità del suo cagnolino Medoro. Col passare degli anni si fa sempre più cocente la delusione per la mancanza di un erede, sentimento che spinge il barone ad incaricare un investigatore privato di scovare un figlio illegittimo nato da una infuocata passione giovanile con una soubrette. E’ proprio questa la miccia narrativa che esploderà in un vortice di esilaranti equivoci, cambi di prospettiva e sorprendenti colpi di scena: chi sarà il vero figlio del barone, quel Gaetano Esposito che oltre a diventare erede di un’immensa fortuna sarà anche avvolto dall’amore di un genitore riscoperto in età adulta? Si tratterà del rozzo, simpatico e truffaldino cuoco del loro palazzo che, una volta acquisito lo status nobiliare di baronetto, comincerà immediatamente a vessare la servitù di cui fino a pochi istanti prima lui stesso faceva parte? Oppure, come suggerito in seconda battuta dallo sgangherato investigatore, l’agognato erede sarà un impiegato di terza categoria, dal colorito a dir poco funereo, dinoccolato, dalla vitalità cerebrale prossima all’encefalogramma piatto e capace solo di sfornare continuamente insulse e fastidiosissime rime? A districare l’ingarbugliata matassa provvederà però una voglia dislocata in una posizione alquanto “imbarazzante”, che permetterà di riconoscere inequivocabilmente il nuovo baronetto. L’epilogo non sarà però quello che ci si potrebbe banalmente aspettare, ossia un ricongiungimento felice e rasserenante, e i baroni Ottavio ed Aspasia dovranno escogitare un nuovo stratagemma per riscaldare gli ultimi anni delle loro esistenze. Il lieto fine è comunque assicurato e regalerà sicuramente un sorriso ed un avvolgente tepore all’animo di ogni singolo spettatore.

La messinscena rispetta piuttosto fedelmente il testo originale di Armando Curcio - in linea con il dichiarato intento di Giuffrè di restaurare il repertorio ottonovecentesco napoletano conferendogli modernità e vividezza - impreziosendolo con scenografia e costumi di gran pregio (opera di Aldo Terlizzi) che ricostruiscono alla perfezione l’atmosfera di una lussuosa residenza nobiliare alle pendici del Vesuvio, con l’accompagnamento di musiche che fotografano perfettamente gli anni in cui è ambientata la pièce (curate da Francesco Giuffrè, figlio del regista e protagonista Carlo), ma soprattutto grazie ad un regia eccezionalmente attenta ai dettagli e capace di imprimere alla narrazione un ritmo coinvolgente, fondendo in un’unica irresistibile tessitura una caleidoscopica miscela di emozione, comicità surreale e scoppiettante, riflessione, pathos e tutta la delicatezza di un sentimento d’amore paterno scoperto purtroppo fuori tempo massimo.

A rendere questo spettacolo davvero pregiato ed imperdibile è però, come peraltro era piuttosto agevole prevedere, il cast d’eccezione che gli dona anima, forza espressiva e sentimento: assolutamente in primo piano sono ovviamente i due protagonisti, gli strepitosi Carlo Giuffrè (il barone Ottavio) ed Angela Pagano (la baronessa Aspasia), dei veri e propri monumenti di tecnica attoriale, esperienza, intelligenza recitativa e trascinante verve comica; il resto della compagnia non delude affatto le aspettative, offrendo delle performance decisamente di primo livello, tra le quali ci piace segnalare lo spavaldo, buffo ed irresistibile cuoco-baronetto di Ernesto Lama ed il macchiettistico, bizzarro e strampalato Gaetano II di Danilo Della Calce che, col suo continuo ripetere “Babbo babbo!” e le sue rime improbabili, dà vita ai momenti più comicamente surreali e spassosi della commedia.

Il modo migliore per iniziare l’anno nuovo all’insegna dell’allegria: “I casi sono due” al Quirino ci ricorda che comicità può far rima con eleganza, spessore culturale e la più vera e preziosa arte teatrale.

 

Teatro Quirino – via delle Vergini 7, 00187 Roma

Per informazioni: numero verde 800013616, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Biglietteria: 06/6790616, orario 10-19 dal martedì alla domenica

Orario spettacoli: giovedì 31/12 ore 19.00, venerdì 01/01 ore 20.45, sabato 02/01 ore 20.45, domenica 03/01 ore 16.45, martedì 05/01 ore 20.45, mercoledì 06/01 ore 16.45, giovedì 07/01 ore 20.45, venerdì 08/01 ore 20.45, sabato 09/01 ore 16.45 e 20.45, domenica 10/01 ore 16.45

Biglietti: platea 30,00€ (ridotto 26,00€), I balconata 25,50€ (ridotto 23,00€), II balconata 22,00€ (ridotto 19,00€), galleria 16,00€ (ridotto 14,00€)

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Paola Rotunno e Francesca Melucci, Ufficio Stampa Teatro Quirino

Sul web: www.teatroquirino.it

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP