Hypnagogia - Teatro Studio "Eleonora Duse" (Roma)

Scritto da  Domenica, 10 Gennaio 2016 

Il Teatro Studio "Eleonora Duse", consueta cornice dei saggi di diploma dell’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, ha ospitato dal 13 al 20 dicembre il capitolo conclusivo del percorso accademico dell'allievo regista Giovanni Firpo; con "Hypnagogia" il promettente artista aretino indaga quel groviglio sinaptico, quella raggelante paralisi che affligge tutti noi, nell'infanzia o in peculiari periodi dell'esistenza, nel brevissimo intervallo che intercorre tra veglia e sonno portando sogno e realtà a confondersi inestricabilmente, abbattendo le rassicuranti difese della logica razionale e lasciando la psiche in totale balia di spettri incombenti e terrificanti presenze annidate nel subconscio.

 

HYPNAGOGIA
saggio di diploma dell’allievo regista dell’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” Giovanni Firpo
colonna sonora originale Francesco Leineri con Free Music Factory
con Vittoria Faro, Giovanni Firpo, Antonio Orlando, Carola Ripani, Giulia Trippetta
assistente alla regia Luigi Biava
scena Bruno Buonincontri
costumi Saverio Galano
luci Sergio Ciattaglia

 

HypnagogiaAbbandonata la parola ed ogni tentazione di intreccio narrativo canonicamente codificato, il lavoro condotto da Giovanni Firpo affonda negli abissi liminali, lungo il flebile confine che separa la percezione del reale dal magmatico confliggere delle visioni tra sogno ed incubo, sviluppando la sua indagine mediante altri strumenti espressivi: un linguaggio corporeo densamente impregnato di significati metaforici; una partitura musicale dai connotati disturbanti ed inquieti, eppure capace di annodare con nettezza le frammentarie istanze di questa drammaturgia onirica; un impianto scenografico congegnato con millimetrica precisione in un ineccepibile dialogo con un disegno luci costellato di chiaroscuri, ombre, fantasmagorie, squarci subitanei e sorprendenti effetti speciali.

Lo spettatore fa ingresso nello spazio raccolto del Teatro Studio "Eleonora Duse" e si accomoda su sedie allineate in file poste ad una considerevole distanza l'una dall'altra, quasi a voler rarefare il più possibile ogni contatto, inducendo ad un'immersione nel plumbeo universo ritratto dallo spettacolo che sia il più possibile intimamente personale. Sul palcoscenico gli interpreti sono già presenti, appaiono cristallizzati in una paralisi innaturale, pronta a frantumarsi non appena le allucinazioni che assediano la psiche del protagonista cominceranno a materializzarsi dinanzi ai nostri occhi. Incastonata in un parallelepipedo vagamente claustrofobico dalle pareti verde bottiglia, una spartana camera da letto, probabilmente d'albergo, arredata con mobilio modesto: sulla destra un letto, un comodino ed una lampada da terra a diffondere una flebile, algida luce; sulla sinistra un lavandino sormontato da uno specchio, un mobiletto basso ed una sedia austera; le uniche vie di comunicazione con l'esterno - una finestra ed una porta con sezione superiore in vetro satinato - non offriranno alcuna opportunità di fuga, ma al contrario faranno dapprima presagire l'avvicendarsi di spettri e visioni e poi ne consentiranno l'inquietante ingresso.

HypnagogiaDeprivato del rassicurante conforto del benchè minimo appiglio narrativo, lo spettatore comprende ben presto la necessità di abbandonarsi piuttosto allo spontaneo fluire delle emozioni evocate dal febbrile, sincopato fraseggio di movimenti perfettamente congegnati, alla preziosa alchimia di suggestioni visive e sonore che la regia di Firpo padroneggia con sorprendente sicurezza. Numerosi e tutt'altro che celati i riferimenti alle altre incursioni nel mondo dell'onirico e dell'ossessione angosciante, compiute da illustri predecessori, cultori di disparate forme artistiche: dall'enigmatico "Incubo" del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli, alla letteratura dell'orrore di cui Edgar Allan Poe fu immaginifico iniziatore, sino al cinema surreale di David Lynch con la sua inconfondibile capacità di scandagliare il subconscio o del Richard Kelly di "Donnie Darko" con la sua fantascienza intrisa di un groviglio di sogni, ricordi spezzati e apparizioni sconvolgenti. Citazioni queste tutt'altro che invasive, che al contrario contrappuntano ed impreziosiscono l'indagine su quei sentieri della mente che la percezione razionale non riesce ad interpretare, su quella materia oscura in cui si intersecano reminescenze del passato, inquietudini del presente e indecifrabili prospettive future che Giovanni Firpo aveva già iniziato a indagare col precedente lavoro "Dreams of Dreams" andato in scena al Teatro di Villa Torlonia e che ora con "Hypnagogia" declina in maniera più tenebrosa e sinistra.

Il Ragazzo (interpretato dallo stesso regista Firpo) nei primi istanti è pietrificato sulla sedia, raggelato dagli incubi che dalla sua mente progressivamente si concretano dinanzi ai suoi occhi. La Ragazza (Giulia Trippetta) giace esanime, riversa sul letto, capelli dorati e una candida camicia a incorniciare un candore virginale che spesso sconfinerà nell'isteria di una risata fastidiosamente scomposta. Ben presto si paleseranno altri misteriosi personaggi: una Donna (Vittoria Faro), alter ego sensuale della giovane Ragazza, dal viso privo di connotati, con labbra vermiglie, guanti nivei e tacchi vertiginosi; una Domestica (Carola Ripani) dalla fisicità prorompente, perfettamente agghindata con divisa e grembiule; infine una bizzarra creatura antropomorfa, l'Uomo Coniglio (Antonio Orlando), con corpo da operaio in tuta blu da lavoro e testa da coniglio.

HypnagogiaLa superba scenografia di Bruno Buonincontri, plasmata, definita o sfumata a seconda delle circostanze, dal ricercato disegno luci di Sergio Ciattaglia, diviene così una mefistofelica scacchiera su cui con millimetrica precisione si articolano i movimenti, le emozioni viscerali, i terrificanti tormenti del nostro stravolto protagonista e degli spiriti che ne infestano i pensieri; una drammaturgia fisica che viene impreziosita dal riuscitissimo connubio con la drammaturgia musicale curata da Francesco Leineri e Free Music Factory, che tratteggia con decisione cupi paesaggi sonori tali da pervadere l'atmosfera, sostenere l'azione scenica e mantenere costante la tensione. Ne scaturisce un lavoro di grande eleganza e personalità, in cui sorprendono nettezza e precisione dell'interazione degli interpreti tra loro e con lo spazio scenico, che a tratti si tramuta quasi in una vera e propria coreografia, così come alcune originali trovate ad effetto (dalla subitanea sparizione del Ragazzo sotto il letto all'imprevedibile sbucare dell'Uomo Coniglio dalle ante del mobiletto-passaggio segreto) e la valenza metaforica di alcuni dettagli sottolineati con particolare enfasi (le scarpe con tacco color cremisi, la pistola, il rossetto che da vezzoso ornamento finisce per simboleggiare torbide tracce di sangue, le maschere animali - in principio quella dell'Uomo Coniglio, poi sul finire quelle da Maiale, Cavallo e Scimpanzé che oscureranno il volto di tutti i personaggi - le quali sottraggono alle visioni ogni brandello di identità riducendole a mere ombre prive di consistenza).

"Hypnagogia", progetto con cui Giovanni Firpo conclude il suo percorso di studi presso l’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico", testimonia una consapevolezza tecnica, una fervida creatività e una lucidità artistica ben superiori a quelle che ci si attenderebbe solitamente da un saggio di diploma. Attendiamo dunque con viva curiosità le prossime tappe del suo percorso registico, così come auguriamo ad "Hypnagogia" di tornare presto in scena col suo carico perturbante di incubi, inquietudini e fantasmi interiori.


Teatro Studio "Eleonora Duse" - via Vittoria 6, Roma
Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti esclusivamente all’info-line 366.6815543 (attivo dal 9 dicembre ore 10.30-13.00 e 14.00-16.00)
Orario spettacoli: dal 13 al 20 dicembre 2015 ore 20.00

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Riccardo Freda
Grazie a: Laura Belloni, Ufficio stampa per PAV
Sul web: www.accademiasilviodamico.it

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