Hyperion di Bruno Maderna - Romaeuropa Festival, Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Domenica, 06 Dicembre 2015 

All'interno della fertile cornice del Romaeuropa Festival, Muta Imago e Hermes Ensemble si confrontano con uno dei grandi capolavori musicali del Novecento, Hyperion di Bruno Maderna, ispirato al romanzo epistolare di Friedrich Hölderlin, Iperione o L’eremita in Grecia. Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Vascello l'1 e il 2 dicembre scorsi.

 

HYPERION DI BRUNO MADERNA
ideazione, spazio scenico Muta Imago
regia Claudia Sorace
drammaturgia musicale Riccardo Fazi
performer Jonathan Schatz
flauto Karin de Fleyt
soprano Valérie Vervoort
arrangiamenti musicali, live electronics Juan Parra Cancino
assistente alla regia, cinetica di scena Chiara Caimmi
direzione tecnica, video Maria Elena Fusacchia
consulenza al progetto Alessandro Taverna
consulenza etica ed estetica Daniel Blanga Gubbay
supporto alle ricerche Brent Wetters
luci Roberto Cafaggini
costumi Jonne Sikkema
organizzazione Agnese Nepa
foto di scena Luigi Angelucci, Filip Van Roe
prodotto da Muta Imago, Sagra Musicale Malatestiana, Romaeuropa Festival
in collaborazione con Hermes Ensemble (Antwerp), Muziektheater Transparant (Antwerp), Kunstencentrum Vooruit (Gent), Orpheus Instituut (Gent), Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza, AMAT Marche, L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, Rialto Sant’Ambrogio (Roma), Carrozzerie n.o.t (Roma)

 

L'Hyperion di Muta Imago è un anelito dell'uomo a superare se stesso, è l'artista che si guarda le braccia nude e aspetta di vederle trasformarsi in ali ampie e forti. Claudia Sorace, che ha curato la regia dell'allestimento, porta in scena la duplice oscillazione, anelante e al tempo stesso frustrante, tra tentativi e fallimenti ripetuti. Hyperion è soprattutto una figura ambivalente, che aspira a una dimensione mitica nel suo ostinato cercare di trascendersi, ma afferma la sua appartenenza all'umano nel reiterare l'insuccesso: compie un salto verso l'alto con la finalità di spiccare il volo, per poi rovinare nella caduta.

La restituzione scenica della dinamica ricerca-fallimento elaborata da Muta Imago passa esclusivamente attraverso il corpo del danzatore e coreografo Jonathan Schatz. Ma più che danzare, Schatz mostra il suo tentare, il suo mettersi alla prova, il suo tendere al cielo. Centrale sulla scena, si muove all'interno di uno spazio circolare delimitato e analizza pesi e misure del suo corpo, ne studia le possibilità di movimento e resistenza, ne prova gli equilibri scardinando le posture. L'orchestra è fisicamente assente: mentre Hyperion indaga se stesso e i confini del suo corpo, la flautista Karin de Fleyt si relaziona in modo conflittuale alla musica di Bruno Maderna, registrata e arrangiata dal musicista elettronico Juan Parra Cancino. L'unica altra partitura eseguita dal vivo è quella del soprano Valérie Vervoort.

La regista e il drammaturgo Riccardo Fazi sembrano interrogarsi soprattutto sulla dimensione esistenziale dell'Hyperion di Maderna, e sul percorso di ricerca che ne compie il protagonista. «Qual è il posto dell’uomo nel mondo?», qual è il suo rapporto con la natura, con la Terra, con l'immensità dell'universo inesplorato? La porzione di fallimento che c'è nel tendere all'ignoto, all'infinito, sfocia in una disfatta perpetua e irrimediabile, che non arriva però a intaccare né a inibire l'ardore al folle volo, «a divenir del mondo esperto, | e delli vizi umani e del valore».

L'oggetto scenico predominante è un disco ovale mobile, sul quale vengono proiettate le immagini di un cielo cupo e tempestoso, sorvolato da corvi. La compagnia lo definisce «la nuvola», metonimia dello spazio ideale al quale Hyperion tende instancabilmente e ostinatamente. La relazione che il performer instaura con l'oggetto, simbolo di ciò a cui aspira, richiama alla memoria quella figura di uomo libero che, nei Canti Orfici di Dino Campana, «sotto le stelle impassibili, sulla terra infinitamente deserta e misteriosa […] tende le braccia al cielo infinito» e lo scopra vuoto, «non deturpato dall'ombra di Nessun Dio».


Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06 45553050
Orario spettacoli: 1 e 2 dicembre ore 21
Biglietti: da € 18 a € 20

Articolo di: Cecilia Carponi
Grazie a: Matteo Antonaci, Ufficio stampa Romaeuropa Festival
Sul web: http://romaeuropa.net - www.teatrovascello.it

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