Housemates .1 - Teatro dell'Arte (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Mercoledì, 30 Ottobre 2013 

Il CRT, Centro di Ricerca Teatrale riunito a CRT Artificio, si riappropria della sede del Teatro dell’Arte che per anni fu suo spazio d'elezione, sotto la direzione del grande Sisto Dalla Palma purtroppo scomparso; il figlio Jacopo rimane però tra gli organizzatori di una struttura che si è rinnovata completamente, creando un team che sembra combattivo e deciso a resistere alle difficoltà dei giorni nostri. Tanto più che proprio la sede, a loro disposizione per tutto il 2014, è sostanzialmente una cosa nuova: il Teatro dell’Arte ora dipende dal Palazzo della Triennale e si avvicina non solo a teatro, musica e danza ma anche alle arti applicate, all’ architettura, al design e alla moda, con ampi spazi alla ricerca delle nuove tecnologie digitali ed elettroniche per sperimentare, come dicono loro, ‘nuove alchimie’. La scommessa è rendere questo luogo un nuovo simbolo di Milano, fucina aperta alla collaborazione creativa e allo scambio con altre istituzioni culturali e il pubblico.

 

 

HOUSEMATES
Progetto di coesistenza teatrale

 

Si presenta così "Housemates .1", dal 23 ottobre al 3 novembre, con tre diverse esperienze dislocate in punti diversi del teatro per favorire la migrazione del pubblico, che segue le varie proposte e i diversi ambienti offerti alla rappresentazione. Qualcosa di molto analogo accadrà dal 6 al 17 novembre con "Housemates .2" ma ora racconto quanto visto adesso: i primi due eventi si sono svolti rispettivamente nel foyer e nel retropalco. Solo il terzo ha avuto luogo sul palcoscenico vero e proprio, con gli spettatori finalmente seduti in comode poltrone.

 


SPORT
prima milanese
Gruppo nanou
di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci
con Rhuena Bracci
suono Roberto Rettura
scene in collaborazione con Città di Ebla
cura Chiara Pirri


Metà del pubblico, circa un centinaio di persone, siede così su poche sedie, alcuni divanetti oppure a terra per assistere alla prima milanese di "Sport", del Gruppo nanou dove, in un’atmosfera rarefatta, praticamente al buio, è dato assistere alle passeggiate di una giovane su un palco di circa tre metri per tre o poco più, buio, dove farà dei balzi e qualche acrobazia. Un riflettore proietta una lunga striscia di luce che taglia da lato a lato il palco ma è larga forse 30 cm. Poggiandosi col volto in luce, finalmente si distingue il volto della ragazza. Fin dall’inizio un fonico si è espresso direi da rumorista: sembra di essere in un sotterraneo, ci sono boati, stridii, rumori vari.
La ragazza si cosparge di pece piedi e mani, ne mette sui tubi di una specie di trabiccolo alto due metri fatto con tubi Innocenti, nel quale entra: da qui l’aspetto artistico ha inizio perché, con grande forza, Rhuena Bracci si proietta sui tubi come dovesse lanciarsi in volo e, a sorpresa, si immobilizza in posizioni aeree. La luce fioca la fa apparire come una bella scultura.
E difatti è esattamente questo quanto intende il Gruppo nanou: “mostrare un’atleta, colta nell’intimità dei preparativi per l’esecuzione dell’elemento ginnico, per esporre un corpo nella sua fragilità e diametralmente opposta forza. L’attimo prima del volo. Il momento di sospensione, di tutte le possibilità di cambiamento, di tutte le potenziali direzioni. Cogliere il pensiero dell’atleta prima della vertigine per capirne il silenzio. Sonorizzare una soggettiva che non sia quella privata dell’atleta ma una nuova, che ha sicuramente a che vedere con quella solitudine ma che accoglie anche la visione, individuale e collettiva, allo stesso tempo, degli spettatori”. Nel finale il fonico aumenta il fragore dei suoni che ora imitano una folla in delirio in un luogo enorme ma chiuso, tipo il Madison Square Garden. Si percepiscono applausi e fischi, boati e caos mentre Rhuena si muove con agilità, finché i suoni diventano onde sonore acutissime, quasi insopportabili. Applausi di felicità alla fine.

 


KONYA
prima milanese
Santasangre
ideazione Diana Arbib e Dario Salvagnini
performer vocale Monica Demuru
violoncello Luca Tilli
corpo Annamaria Ajmone
elaborazione audio Dario Salvagnini
elaborazione video Diana Arbib
video designer Alessandro Rosa
organizzazione e cura Giulia Basaglia
produzione Santasangre
co-produzione Kollatino Underground

 

Ora il pubblico sopravvissuto è invitato a introdursi in un altro ambiente, identificato come il retro del palcoscenico. Anche qui pochi posti a sedere, a terra ci si siedono in molti, ma la prevalenza degli spettatori è formata da giovani. Il secondo spettacolo si riferisce alla capitale antica di una Turchia che non esiste più, quando il mistico Rumi fondò l’ordine dei Sufi, poi conosciuto in occidente come i ‘Dervisci Rotanti’, danzatori che raggiungono l’estasi recitando il Corano e danzando vorticosamente in tondo con tutto il corpo, senza muovere la testa come fanno i ballerini moderni per evitare di perdere l’equilibrio. Qui la Compagnia Santasangre propone un corpo magnifico, quello di Annamaria Ajmone, che appare, rannicchiata, come fosse un ciocchetto buttato a terra.
Con lentissimi movimenti verranno fuori le braccia, le mani e solo dopo parecchio tempo si solleverà il collo e la testa, avvolta in un costume straordinario per effetto emotivo, che lascia nuda la schiena da cui guizzano i muscoli che si contraggono a ogni istante. Quando si alzerà sulle gambe, con enorme apparente fatica e inizierà poi a ruotare, la magia dell’ipnosi moderna è tutta racchiusa nelle sonorità elettroniche a cui si aggiunge il violoncello suonato da Luca Tilli che sembra avere una predilezione per la musica dodecafonica, credo. Le luci che creano una sfera tra grigi, buio e traslucenza sono fantastiche, opera di un gruppo davvero straordinario, fino a darmi l’impressione di un ufo che abbia abbandonato un extraterrestre… La performance di Annamaria Ajmone è superlativa e lascia così sbalorditi che al suo termine il pubblico ha il fiato sospeso e quasi non osa applaudire, anche se poi scroscia l’entusiasmo.

 


DER TEUFEL LEISE, FAUST
Il diavolo sottovoce
prima milanese
Quiet Ensemble
un progetto di Quiet Ensemble
insieme a Matteo Marangoni
post-produzione audio Gianclaudio Hashem Moniri
consulenza tecnica noideaLab
video di Manuela Meloni
project management e distribuzione Claudio Ponzana
produzione Quiet Ensemble
co-produzione Centrale Fies

 

Ora gli spettatori sono entrati in teatro per l’ultimo evento, si sono potuti sedere comodamente lasciando libere le prime tre file e guardano il grande palco velato da un fondale che mostra un qualcosa che brucia, quasi avvenisse un taglio metallico con saldatore. C’è pure la tipica puzza di bruciato. Difatti, dopo diversi minuti, l’oggetto misterioso si sfalda, si apre in due e sembra così cominciare lo spettacolo. Forse era solo carta. Un grosso altoparlante è stato lanciato appeso a un cavo sul palco, vi ondeggia e ruota lanciando suoni che sembrano frequenze d’onda dai livelli insopportabili. Io sarò più volte costretta a tapparmi le orecchie perché ho un udito ottimo e certi suoni mi disturbano, come accade ai cani e ad altri animali.
Ecco un bel pallone blu, unico colore fra il grigio verdastro che riempie i nostri occhi, anche annebbiati da improvvisi fumi, e osserviamo i suoi movimenti che si fermeranno all’ingresso di un bel giocattolo, un carrellino telecomandato che entra, si gira, va di qua e di là e ha poggiato un piccolo altoparlante, che però emette suoni incredibili pure lui. I suoni sembrano direi interferenze gracchianti, in effetti non sono esperta di questo genere e infine, quando le luci stroboscopiche si accoppiano ai rumori laceranti, chiuderò occhi e mi tapperò le orecchie fino al termine dello show, non volendo in alcun modo permettere che mi si lobotomizzi a mia insaputa. Il pubblico sembra sconcertato e resta un bel po’ immobile alla fine dello spettacolo senza artisti in scena ma che ha presentato macchinari e idee. Infine, quando io starò già salendo le scale per fuggire, si concede un lungo applauso. Beh, può piacere!

 

 

Triennale di Milano Teatro Dell’arte - viale Alemagna 6, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/72434258, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 20.30, sabato ore 19.30, domenica e festivi ore 16
Biglietti: platea intero 25 €, ridotti under 30, over 65 e convenzioni 12,50 €; galleria intero 22 €, ridotti under 30, over 65 e convenzioni 11 €

 

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Ufficio stampa Giulia Tatulli
Sul web: www.triennale.org

 

 

 

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