Hedda Gabler - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Serena Lietti Lunedì, 07 Ottobre 2013 

Dal 3 al 13 ottobre. Donna complessa e tormentata, Hedda Gabler è la protagonista dell’omonimo dramma di Henrik Ibsen, pubblicato nel 1890. Sposatasi per ragioni puramente economiche, Hedda conduce una vita mediocre, da piccolo-borghese, di cui è profondamente insoddisfatta, ossessionata com’è dal successo e dalla volontà di osare al di là di ogni convenzione sociale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Compagnia Enfi Teatro presentano
HEDDA GABLER
di Henrik Ibsen
regia Antonio Calenda
traduzione di Roberto Alonge
scene Pier Paolo Bisleri
luci Nino Napoletano
costumi Carla Teti
musiche Germano Mazzocchetti
con Manuela Mandracchia, Luciano Roman
e con Jacopo Venturiero, Simonetta Cartia, Federica Rosellini, Massimo Nicolini, Laura Piazza

 

 

Manuela Mandracchia, diretta da Antonio Calenda, torna a dar voce e corpo al femmineo ibseniano, in una prova recitativa - come in John Gabriel Borkman – sorprendente per forza e intensità. I tormenti di Hedda Gabler vivono di sussulti, respiri affannosi, risate disperate, grida soffocate, contorsioni, scatti nervosi. E intorno a questo turbinio di alterazioni schizofreniche, generate da un malessere disperato e rabbioso, ruotano una serie di figure che Hedda vorrebbe controllare, ma che finirà per subire. Per tutto lo spettacolo la parola è legata a una fisicità tesa e vibrante, i corpi si attraggono e si respingono come calamite continuamente rivoltate. Tutto in scena è vivo, restituito con una partecipazione che lascia il pubblico in un silenzioso coinvolgimento per oltre due ore di spettacolo.


La noia è il male che affligge Hedda e che finirà per distruggerla. La sua incapacità di vivere la vita fino in fondo, di osare al di là di ogni convenzione sociale, le sarà fatale. Figura estremamente complessa, Hedda è una donna forte, austera, dura, forse anche cattiva, sicuramente molto fragile e inquieta, che patisce la propria condizione e vorrebbe vivere altrimenti, ma non ne sarà in grado. Hedda vivrà in una costante insoddisfazione, giocando con le vite altrui, ma finendo intrappolata in questo stesso gioco. Incapace di fermare il corso dei suoi pensieri, di sedare quella brama di essere altro o di trovare l’ardire di farlo, ne subirà la forza ossessiva e implacabile.


La scena mantiene un’atmosfera lugubre, relegando la luce esterna, che fa capolino di tanto in tanto dalle finestre, quasi a fastidio e disturbo. Non c’è nulla che inneggi alla gioia, alla vita, alla bellezza, alla felicità, persino la gravidanza verrà vissuta da Hedda con dolore e disperazione. I personaggi si muovono in un gioco di chiaroscuro in sintonia con il contrasto tra la loro cristallina apparenza e le ombre nascoste e inconfessate della propria interiorità. Al centro di questo spazio domestico troneggia l’immagine del padre di Hedda, il generale Gabler, confronto costante per tutti gli uomini della sua vita e monito per lei stessa, richiamo tangibile a qualcosa di alto e nobile, lontano dalla mediocrità in cui è invischiata.


Figli dell’ipocrisia e della vuota formalità borghese di fine Ottocento, i personaggi ibseniani mantengono una forte contemporaneità. Ibsen scava nei meandri dell’animo di Hedda per rivelarci l’insofferenza che genera una vita priva di interessi, di affetti sinceri, incapace di trovare una dimensione in cui riconoscersi e costruirsi positivamente. L’incapacità di trovare un senso, un’identità scelta e definita, di sentirsi coinvolgere, in un modo o nell’altro, dalla realtà finisce per creare fantasmi fluttuanti in un disperato abbandono di sé o alla costante ricerca dell’estremo, avidi di sentire la vita, senza tuttavia mai trovarla. È questo il male di Hedda, quella noia esistenziale che in fondo attanaglia anche il nostro tempo e rende il testo drammaticamente attuale.

 

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: 848800304 - www.piccoloteatro.org
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 2 ore e 20 minuti con intervallo



Articolo di: Serena Lietti
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web: www.piccoloteatro.org

 

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