Hamletmachine - Teatro Astra (Vicenza)

Scritto da  Domenica, 17 Settembre 2017 

A quarant’anni dalla scrittura del dramma a firma del drammaturgo tedesco Heiner Müller (1929-1995) e a trentuno dalla prima messa in scena a New York da parte di Robert Wilson, il regista texano propone un nuovo allestimento del suo celebre Hamletmachine dirigendo quindici attori dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico di Roma. Commissionato dal sessantesimo Festival di Spoleto, durante il quale è stato rappresentato dal 6 al 17 luglio di quest’anno, dopo la tre-giorni vicentina (14–16 settembre) nell’ambito di Conversazioni 2017 - 70° Ciclo di Spettacoli Classici del Teatro Olimpico, lo spettacolo approderà al Teatro India di Roma dall’11 al 17 dicembre 2017 e al Teatro alla Pergola di Firenze dal 23 al 25 gennaio 2018.

 

HAMLETMACHINE
ideazione, regia, luci e scene Robert Wilson
testo Heiner Müller
con Liliana Bottone, Grazia Capraro, Irene Ciani, Gabriele Cicirello, Renato Civello, Francesco Cotroneo, Angelo Galdi, Alice Generali, Adalgisa Manfrida, Paolo Marconi, Eugenio Mastrandrea, Michele Ragno, Camilla Tagliaferri, Luca Vassos, Barbara Venturato
co-regia Ann-Christin Rommen
con Giovanni Firpo
adattamento luci John Torres
collaboratore alle scene Marie De Testa
costumi Micol Notarianni
make-up and hair Manu Halligan
drammaturgia originale Wolfgang Wiens
musiche Jerry Leiber e Mike Stoller
sound design originale Scott Lehrer
sound design e fonica Antonio Neto
con Dario Felli
operatore luci Aliberto Sagretti
direttore di scena Camilla Piccioni
direttore tecnico Giuliana Renzi
assistente personale di RW Gellrich Nelson
delegato di produzione Virginia Forlani
progetto di Change Performing Arts commissionato da Festival di Spoleto 60 per l’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico
nuova versione basata sulla produzione originale del 7 maggio 1986 alla New York University, New York

 

Sia chiaro: non aspettiamoci rimandi alla trama di Shakespeare, per lo meno non espliciti. (Dopo la prima di Spoleto, sul Corriere Cordelli scriveva, deluso, di un rapporto con l’Amleto “quasi inesistente”, dove “non vi sono che cenni e nomi”). Caliamoci piuttosto negli anni in cui lo spettacolo è stato elaborato e pensiamo a tutt’altro. Chiudiamo poi gli occhi e ubriachiamoci di riferimenti extra-teatrali, antecedenti o successivi che siano: gli Esercizi di Stile di Queneau, Lola corre di Tykwer, le sonorità elettroniche dei Kraftwerk.

Riaprendoli, un suono meccanico ci introdurrà a un dramma postmoderno, dove - in una cornice illuminotecnica e visiva di rottura - come in un videogioco vintage gli attori si muovono a scatti. Il protagonista rivela la sua parte di attore e prende le distanze dal suo personaggio, i cui riferimenti non possono quindi che gradualmente svanire. Si susseguono cinque parti, che propongono a trecentosessanta gradi una variante differente di uno stesso movimento, dando vita a una sceneggiatura minimale (solo nove pagine scritte) in cui la vita è forse strattonata fino alla sua negazione. Lontano dalla pretestuosa Danimarca, lontano dalla Budapest del 1956 che pure aveva ispirato Müller nella stesura del dramma, il classico seicentesco sembra tornare, criptico, nei meta-riferimenti.

Dopo un inizio pressoché privo di dialoghi che ha indotto qualcuno a lasciare anzitempo la sala, come nella routine contemporanea tempestata senza un apparente filo conduttore da una pletora di sollecitazioni multi-sensoriali, un crescendo di frasi pronunciate coralmente ci offre un collage di post-modernità, evocando elettrodomestici nei quali si potrebbero idealmente frullare insieme lo scoramento e la nausea per ciò che ci circonda.

Tra i meta-riferimenti all’Amleto, la possibilità di ricontestualizzare altrove il dramma - in questo caso anche in un altro quando. Assistiamo a un frenetico zapping che non offre mai nulla di nuovo. Uno zapping ripetibile ad libitum ben oltre le scene del dramma: militarismo, distrazione mediatica, religione del consumo. “Da qualche parte ci sono corpi fatti a pezzi perché io possa stare nella mia merda”. Mai più messo in scena dal 1986 fino a questa nuova edizione, se oggi Hamletmachine ci sembra fuori dal tempo forse è perché nel frattempo abbiamo iniziato a muoverci a scatti anche noi.

 

Teatro Astra - Contrà Barche 55, 36100 Vicenza
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0444 547852 , mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da giovedì 14 a sabato 16 settembre , ore 20:30
Biglietti: intero 18 euro, over 65 15 euro, under 30 15 euro
Durata spettacolo: 1 ora e 40 minuti

Articolo di: Silvio Cristiano
Grazie a: Gloria Marini, Ufficio Stampa e Promozione Teatro Astra; Livia Sartori di Borgoricco, Studio Systema Servizi per la comunicazione
Sul web: www.piccionaia.it

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