Hamlet Travestie - Teatro India (Roma)

Scritto da  Domenica, 15 Febbraio 2015 

Nell'ambito dell'articolato progetto Shakespeare alla nuova italiana, con cui il Teatro di Roma omaggia l'immortale opera del Bardo, anticipando di un anno le imminenti celebrazioni per il quadricentenario della sua scomparsa, approda al Teatro India l' irresistibile sarabanda di creatività drammaturgica, contagioso entusiasmo e impetuosa energia interpretativa che risponde sonoramente al nome di Punta Corsara. Nell'ultimo lavoro dell'eclettica compagnia partenopea, "Hamlet Travestie", si annodano le istanze esistenziali, sociali e metateatrali che intridono la dolorosa parabola umana del principe scespiriano, con lo spirito farsesco della sua riscrittura burlesque ottocentesca firmata dal commediografo inglese John Poole ed il riferimento saporitamente parodistico del "Don Fausto" di Antonio Petito. Un vivido cortocircuito, incastonato a metà strada tra la tradizione secolare della commedia dell'arte ed una sperimentazione tanto azzardata quanto sapientemente equilibrata, trascina Amleto nella sgargiante, atroce, implacabile contemporaneità popolare di un basso napoletano.

 

Produzione 369gradi presenta in collaborazione con Teatro Franco Parenti
con il sostegno di Olinda, Armunia / Inequilibrio Festival, Fuori Luogo - La Spezia
HAMLET TRAVESTIE
da John Poole e Antonio Petito a William Shakespeare
di Emanuele Valenti e Gianni Vastarella
regia e spazio scenico Emanuele Valenti
con Giuseppina Cervizzi (Amalia Esposito Barilotto, mamma di Amleto, poi Gertrude), Christian Giroso (Salvatore Barilotto, zio di Amleto, poi spettro e re), Carmine Paternoster (Ciro Liborio, figlio del Professore, poi Laerte), Valeria Pollice (Ornella Liborio, fidanzata di Amleto, poi Ofelia), Emanuele Valenti (Don Liborio detto o' Professore, padre di Ornella e Ciro, poi Polonio), Gianni Vastarella (Amleto Barilotto, poi Amleto principe di Danimarca)
aiuto regia Gianni Vastarella
disegno luci Giuseppe Di Lorenzo
collaborazione artistica Mirko Calemme
dramaturg e organizzazione Marina Dammacco

 

Sono trascorsi ormai otto anni dall'avvento sui palcoscenici italiani, accompagnato da un impatto rumoroso, da ironia prorompente e rigenerante freschezza, del coraggioso manipolo dei Corsari: sorta nel 2007 come progetto di impresa culturale della Fondazione Campania dei Festival volto a rivitalizzare il Teatro Auditorium di Scampia e a iniettare linfa vitale e concrete prospettive di riscatto artistico in un territorio socialmente turbolento e troppo frequentemente sordo alle impellenti urgenze delle nuove generazioni, la compagnia Punta Corsara ha lungo questo percorso conquistato sempre maggiore credibilità, una lucidità di intenti e un'incisività espressiva tali da configurarla come una delle realtà più luminose e rilevanti del panorama italiano. Un traguardo conseguito certamente grazie al talento genuino e alla pervicace tenacia di questi giovani artisti, ma anche in virtù del deciso supporto di maestri e professionisti che hanno sposato senza riserve il loro cammino: da Marco Martinelli e Debora Pietrobono, che hanno curato rispettivamente la direzione artistica ed organizzativa della compagnia sino al 2009, a Emanuele Valenti e Marina Dammacco, loro assistenti sin dagli inizi, che ne hanno successivamente raccolto il testimone, sino alla collaborazione e all'incontro performativo con artisti del calibro di Arturo Cirillo e Virgilio Sieni.

Dopo quattro spettacoli - "La solitudine delle ombre", "Il convegno", "Il signor di Pourceaugnac, farsa minore da Molière" e "Petitoblok, il baraccone della morte ciarlatana" - e il raggiungimento di un calorosissimo consenso della critica concretizzatosi in premi prestigiosi come il Premio della Critica 2014, il Premio In-Box 2013 per "Il Convegno", il Premio Ubu Nuovo Attore o Attrice Under 30 2012 tributato all'intera compagnia, il Premio Ubu Speciale 2010 ed il Premio Hystrio Altre Muse 2010, gli indomiti Corsari hanno gettato le fondamenta di questo nuovo lavoro nell'ambito del progetto Tfaddal, promosso dal Teatro Franco Parenti in occasione dei quarant'anni dell' "Ambleto" di Testori, presentandone uno studio ancora embrionale nell'autunno 2013 nell'omonimo festival milanese; il debutto nazionale della versione completa dello spettacolo è poi avvenuto nello scorso giugno al festival Primavera dei Teatri di Castrovillari ed ora, durante una tournèe che lo sta conducendo a solcare l'intera penisola, approda finalmente anche nella capitale, accolto dal Teatro di Roma in seno alla rassegna Shakespeare alla nuova italiana.

Nella scrittura teatrale a quattro mani di Emanuele Valenti (anche regista) e Gianni Vastarella, con la collaborazione drammaturgica di Marina Dammacco, i molteplici spunti narrativi offerti dalle diverse fonti letterarie assunte come riferimento si aggrovigliano in una coperta patchwork dai colori brillantissimi, intessuta all'insegna della contaminazione di linguaggi e di un'arguta irriverenza compositiva. Una coperta patchwork proprio come quella avvolto dalla quale si aggira pensoso, solitario e malinconico il nostro protagonista Amleto: ebbene sì, perchè non ci troviamo nelle gelide lande danesi al cospetto del castello di Elsinore, ma nel modesto appartamento popolare della napoletanissima famiglia Barilotto. Una famiglia diametralmente lontana dalle auliche atmosfere delle tragedie scespiriane, le rovinose contingenze del quotidiano non concedono troppi voli pindarici o sperticati deragliamenti sui binari di passioni vigorose o vendette sanguinarie: la morte improvvisa ed alquanto misteriosa del capofamiglia, la difficoltà di sbarcare il lunario con i miserrimi guadagni provenienti da una bancarella di stoffe, i debiti incombenti per cui un sordido strozzino minaccia ritorsioni inquietanti, una miscela decisamente esplosiva e ben poco rassicurante.

Dinanzi a questi grattacapi ahimè fin troppo concreti, l'isolamento auto-inflitto del giovane Amleto (lo stesso Gianni Vastarella), rannicchiatosi in un confortevole guscio di solitudine e vertiginosamente sprofondato nella lettura delle torbide disavventure del suo più celebre omonimo shakespeariano, rappresenta pertanto un enigma incomprensibile agli occhi di tutti coloro che gli gravitano attorno: sua madre, la neo-vedova veracissima e sanguigna Amalia (Giuseppina Cervizzi), il fratello del defunto, il grossolano e burbero zio Salvatore (Christian Giroso), l'incontenibile e appassionata fidanzata Ornella Liborio peraltro in dolce attesa (Valeria Pollice) ed il fratello di quest'ultima, l'esuberante ed ingenuo Ciro (Carmine Paternoster), nessuno riesce a comprendere quali strampalate fantasticherie affollino i suoi pensieri. A questo punto l'unico stratagemma per ricondurlo alla sanità mentale e al pragmatismo necessario nella vita di tutti i giorni, pare essere quello suggerito da Don Liborio detto o' Professore, padre di Ornella e Ciro (Emanuele Valenti): la famiglia Barilotto al gran completo dovrà tramutarsi in una compagine di commedianti e mettere in scena con dovizia di particolari gli episodi più salienti del dramma di Amleto, dalla comparsa dello spettro del defunto padre foriero di luttuosi presagi, all'ignominioso matrimonio tra la madre Gertrude ed il sovrano Claudio fratello ed assassino del precedente re, dal confronto irto di sprezzante collera con la madre terminato con lo strangolamento di Polonio, sino al suicidio della candida e tormentata Ofelia nelle acque di un fiume. Una bislacca messinscena che dovrebbe risvegliare Amleto Barilotto dal torpore che lo avvolge, proiettandolo nuovamente nel presente e facendo finalmente svanire tutte le irrazionali fantasmagorie in cui si è rifugiato.

Una cornice narrativa quest'ultima mutuata in pieno dal "Don Fausto" di Antonio Petito, in cui il drammaturgo ottocentesco napoletano dipingeva un protagonista uscito di senno nella convinzione di essere una rediviva incarnazione del Faust di Goethe e la cui famiglia cercava di ricondurlo a più miti consigli inscenando il proverbiale patto col diavolo con l'ausilio di una compagnia di teatranti di provincia, nella speranza di una salvifica catarsi. In quest'originale imbastitura si innesta però l'Amleto travestito e burlesco di John Poole, che ne declina le vicende in un'irresistibile chiave parodica, territorio teatrale in cui i giovani artisti di Punta Corsara sono a dir poco maestri.

Nell'epilogo il nostro Amleto effettivamente rinsavirà ma, imprevedibilmente, anzichè il fantomatico zio usurpatore del trono, ucciderà nel sottoscala di casa Barilotto l'efferato boss che con l'asfissiante richiesta del pizzo aveva sottratto l'ossigeno alla sua famiglia intera. I piani della farsa e della tragedia, della realtà e della finzione, si intersecano vicendevolmente nel rutilante incedere che i Corsari imprimono alla narrazione, per esplodere in questo coup de théâtre che se da un lato sembra dirimere le tensioni dall'altro non concede margini risolutivi o troppo pacificatorie speranze: tutti gli equilibri sono ormai irreparabilmente compromessi e la famiglia dovrà lasciare per sempre il paese per sfuggire all'inevitabile catena luttuosa innescata dall'omicidio del tirannico camorrista.

In uno spazio scenico volutamente minimale e sullo sfondo di un'astratta oscurità, pochissimi scarni componenti opportunamente spostati e riassemblati suggeriscono i diversi ambienti in cui si dipana il racconto, efficacemente sottolineati ed arricchiti di significanti dall'accorto disegno luci di Giuseppe Di Lorenzo. L'atto unico ha il pregio di condensare l'intreccio con calibrata capacità di sintesi in pochi quadri di grande nitidezza, che coagulano l'energia straripante degli interpreti e non disperdono neppure per un istante l'attenzione dello spettatore. La regia di Emanuele Valenti è perfettamente a fuoco, dinamica e puntuale, vi si ravvisa una cifra stilistica ormai personale e riconoscibile, un file rouge che accompagna trasversalmente tutti i lavori sinora concepiti da Punta Corsara e che celebra un riuscitissimo sposalizio tra un testo ricco, ricercato ed autenticamente ironico ed un ensemble di attori intensi e coinvolgenti.

"Hamlet Travestie" è un lavoro corale in cui il contributo attoriale del singolo non prevarica sull'armonia del collettivo ed i sei inarrestabili Corsari confermano il proprio talento vigorosissimo. Un deciso passo avanti percorso con sicurezza e forza, in una direzione che conferma in pieno una visione artistica straordinariamente limpida, capace di coniugare tradizione e contemporaneità, il recupero dei testi classici ed una loro rilettura con sguardo personale e tagliente, un gusto saporitamente popolare e la finezza di una solida ricerca drammaturgica.


Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684.000.346
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 18

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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