Guida estrema di puericultura - Teatro della Cooperativa (Milano)

Scritto da  Sabato, 16 Maggio 2015 

Alex Cendron torna al Teatro della Cooperativa con un nuovo spettacolo scritto da Angela Demattèe e Francesca Sangalli, con la regia e le scene di Renato Sarti. Una guida estrema di puericultura nata su Facebook, diventata prima un ebook e poi uno spettacolo.

 

Produzione Teatro della Cooperativa in collaborazione con Giovio 15 presenta in prima nazionale
GUIDA ESTREMA DI PUERICULTURA ovvero
Sfasciare il bambino non vuol dire farlo a pezzi
di Angela Demattè e Francesca Sangalli
con Alex Cendron
regia e scene Renato Sarti
allestimento scenico Luca Grimaldi e Marco Mosca

 

I bambini ci guardano. Questa di per sé non è affatto una buona notizia, dal momento che lo spettacolo fornito dalle persone “mature” è spesso indecoroso. Ma il problema principale è esattamente l'opposto, e cioè che noi adulti guardiamo i bambini. Abbiamo l'ardire di voler indicare la rotta ai frugoletti quando è evidente che abbiamo smarrito la bussola da un pezzo. E allora che facciamo? Annaspiamo, bofonchiamo suggerimenti vaghi e inconsistenti, la cui vaghezza e inconsistenza viene immediatamente percepita dai pargoli.

La nascita di un pupo è una cosa bellissima, sempre e comunque, ma bisogna pur ammettere che in altri tempi, nemmeno troppo lontani, c'era meno fragilità emotiva, e il genitore affrontava con più vigore morale un'esperienza impegnativa come allevare il proprio infante.

Di questo parla Guida estrema di puericultura: di un'epoca di mammalucchi che, non essendo più in grado di vivere con coraggio la maternità e la paternità - ovvero il più naturale dei destini per una donna e un uomo - si affidano agli “espertoni”, ai guru che con la sola imposizione delle mani risolvono ogni problema in un battibaleno.

La puericultrice è una figura professionale utile, ma se prende il sopravvento diventa un incubo più che un ausilio. Le autrici della Guida Angela Demattè e Francesca Sangalli hanno voluto raccontare questo incubo, e gli hanno dato il volto di Alex Cendron. Più che una nurse il personaggio di Alex è un Leviatano, una creatura rabbrividente che suscita ilarità solo perché come spettatori siamo protetti dalle mura del teatro, belli tranquilli nella cuccia calda della Cooperativa. La “signora omicidi” emerge da un pentolone, e immediatamente torna alla mente la strega cattiva di “Hänsel e Gretel”. Poi comincia a parlare, e per un'ora abbondante pigia il pedale del grottesco, del parossismo. Un'ora di sorrisi affettati, intervallati da improvvisi redarguimenti al pubblico, con toni da ufficiale della Wehrmacht.

Il monologo è un'arte impegnativa. In troppi - nel teatro milanese e non - stanno provando a cimentarvisi, e purtroppo continueranno a farlo finché qualcuno di buona volontà non dirà loro, con la dovuta garbatezza, che dovrebbero prima mangiare un altro po' di michette. Cendron è uno dei pochi che di michette ne ha masticate tante, e si vede subito. Un talento nato, affinato in anni di studio e di permanenza sul palco, che si cala nei panni della raccapricciante frau con piena disinvoltura. Non è un mostro di simpatia l'attore trevigiano, e forse c'era qualcosa di vero nelle parole di Serena Di Gregorio quando in Rimidia, in un momento di particolare esasperazione, lo apostrofava con la frase a effetto “sei un fottuto egocentrico, Cendron!”. Era tutto previsto nel copione però, ribadiamo, forse qualcosina di vero c'era. Ad ogni modo è un mostro di bravura, e questo è tutto ciò che conta. Nemmeno Carmelo Bene era un simpaticone, e nemmeno Paolo Villaggio lo è. A proposito di Villaggio, il sadismo della puericultrice ha molti tratti in comune col perfido prestigiatore Otto von Kranz, che il comico ligure propose per la prima volta nella tivù in bianco e nero degli anni Sessanta. Sono trascorsi però quasi cinquant'anni, e cinquant'anni fa quei violenti rimbrotti al pubblico erano una novità assoluta, al punto che il critico Sergio Saviane dichiarò che, durante quegli sketch, aveva provato lo stesso stupore degli aztechi che vedono i cavalli per la prima volta. Ora siamo tutti più anestetizzati, non è facile creare lo shock. Inoltre siamo tutti “blobbizzati”, sul modello della trasmissione televisiva Blob: abituati ai frammenti, fatichiamo a tener desta l'attenzione per molti minuti di seguito. E un'ora e rotti di monologo, viziati come siamo, risulta un periodo di tempo lungo anche se lungo non è. La colpa non è né del brillantissimo Cendron né della scrittura piena di grazia e intelligenza di Demattè e Sangalli: siamo noi spettatori che siamo peggiorati, che ci sentiamo più a nostro agio con lo “stacco” e il “cambio d'inquadratura” frequente. Tanto è vero che quando Alex sul finale si toglie la parrucca e si lancia in una interpretazione veramente da applausi, da stand-up comedian coi controfiocchi, lo spettacolo in quel momento riprende quota, dopo una parentesi di infiacchimento - dovuto, ripetiamolo ancora una volta, solo ed esclusivamente a ragioni fisiologiche del pubblico.

Angela e Francesca - le autrici di questo divertente e prezioso apologo swiftiano - sono mamme, due splendide mamme di bambini molto piccini. Qualcuno, evidentemente sprovvisto di materia grigia sufficiente, potrebbe scandalizzarsi per il linguaggio cinico e provocatorio col quale affrontano il tema della maternità, che le riguarda in prima persona. Mi rivolgo direttamente a loro: nel caso dovesse capitarvi di incappare in imbecilli di tal risma, consolatevi ragazze, perché successe anche a Edoardo Sanguineti, al grande poeta Sanguineti. Quando scrisse le poesie “Piangi piangi” e “Afferra questo mercurio”, ci fu chi trovò addirittura mostruoso che un padre usasse certe espressioni nei confronti del proprio figlio. Bisogna solo avere pazienza, è gente che non ha spirito critico, incapace di osservare la realtà con lucidità ironica. Perché la madre dei cretini, come noto, è sempre incinta. E per di più, come giustamente sottolinea Enrico Vaime, i cretini non sono più quelli di una volta.

 

Teatro della Cooperativa - via Hermada 8, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/64749997
Orario spettacoli: dal 6 al 16 maggio ore 20.45, domenica 10 maggio riposo
Biglietti: intero 18 € - ridotti 15/9 €

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Ufficio stampa Maurizia Leonelli
Sul web: www.teatrodellacooperativa.it

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