Grisù, Giuseppe e Maria - Teatro Vittoria (Roma)

Scritto da  Giovedì, 29 Dicembre 2011 
Grisù, Giuseppe e Maria

Dal 20 dicembre all’8 gennaio. Ancora una volta Gianni Clementi, autore della commedia, dimostra una chiara e non comune efficacia drammaturgica nel saper raccontare non solo le vicissitudini dei suoi personaggi ma attraverso essi l’ambiente storico-sociale in cui l’intreccio si sviluppa, arricchendo così l’opera di un valore artistico aggiunto e costituendo nel contempo un’ occasione offerta al pubblico per rinvigorire alcuni momenti storici dell’Italia talvolta troppo facilmente dimenticati.

 

GRISU’, GIUSEPPE E MARIA

di Gianni Clementi

con Paolo Triestino, Nicola Pistoia, Franca Abategiovanni, Sandra Caruso e Diego Gueci

scene Francesco Montanaro

costumi Isabella Rizza

luci Marco Laudando

regia Nicola Pistoia

 

La precisa contestualizzazione storica risulta inoltre un efficace formula per creare quella giusta atmosfera che permette poi il miglior sviluppo dei rapporti interpersonali dei personaggi e conseguentemente una maggiore partecipazione emotiva da parte del pubblico, insomma il quadro sociale e storico, nelle opere di Gianni Clementi, non viene solo accennato ma esattamente definito e approfondito con dovizia di particolari divenendo esso stesso “personaggio” funzionale alla trama.

Non a caso, nelle opere fin qui scritte, vi sono delle precise connotazioni politiche e sociali: in  “La vecchia Singer” e ne “Il Cappello di carta”, ambientate rispettivamente nel ‘40 e nel ‘43 il contesto è quello della seconda guerra mondiale, mentre in “Grisù, Giuseppe e Maria”, ambientata nel ’56, a fare da sottofondo storico è un’Italia alle prese con una rinascita ancora non avviata che stentava nella ripresa post-bellica e in cui molti erano costretti ad emigrare per cercare fortuna lontano dai propri cari fino, talvolta, a trovare crudelmente la morte come nella tragedia di Marcinelle in cui 262 minatori, di cui 136 italiani, morirono tragicamente.

Da sottolineare inoltre che in questo testo l’autore, romano di nascita, si confronta per la prima volta con una lingua come quella partenopea che inevitabilmente richiama a confronti difficili con i grandi autori del Novecento, da Scarpetta a Viviani ai De Filippo, ma anche su questo versante la sfida è stata decisamente vinta e la credibilità e la scioltezza del dialetto parlato ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato bisogno, il grande spessore professionale degli attori di origini non campane coinvolti nel progetto.

La trama si sviluppa in una sagrestia di Pozzuoli in cui il sacerdote Don Ciro, interpretato magistralmente da Paolo Triestino, è alle prese con le vicissitudini dei propri parrocchiani:  Rosa, interpretata da una passionale e sanguigna Franca Abategiovanni, moglie di un minatore emigrato a Marcinelle in Belgio, aspetta il sesto figlio ed è indecisa se permettere o meno al primogenito di accettare un ingaggio a Milano come calciatore; Filomena, interpretata da Sandra Caruso, sorella di Rosa, e a detta di tutti seria ed illibata, confessa invece di essere incinta di Eduardo il farmacista, interpretato da Diego Gueci, sposato e con figli; a questi personaggi si aggiunge il simpatico sagrestano, interpretato dall’eccellente Nicola Pistoia (che ha curato anche la regia della messinscena), che con le sue ingenue malefatte conquista, senza alcuna riserva, la simpatia dell’intera platea.

I tentativi di Don Ciro di salvare l’onore di Filomena fra bugie a fin di bene, piccoli innocenti ricatti ed il tenace impegno per districarsi tra storie di adulterio, solitudine, miseria e disgrazia, creeranno inevitabilmente situazioni in cui momenti di grande ironia e comicità si alterneranno ad episodi di particolare intensità emotiva.

L’intreccio si dipana con ritmi comici perfettamente orchestrati da tutti gli interpreti in scena, tra i quali però emerge con grande temperamento e forza recitativa il duo Pistoia-Triestino che ancora una volta si conferma essere una delle coppie più collaudate nel panorama teatrale italiano, meritando molto di più di quello che hanno finora conseguito.

In particolare riescono con la loro bravura e versatilità a disegnare personaggi completi e di grande impatto comico senza mai sconfinare nel macchiettistico o nel farsesco con conseguente perdita di credibilità; la loro recitazione conferisce, invece, verità ed autenticità a tutte le dinamiche drammaturgiche e consente loro di transitare dalle note comiche a quelle drammatiche con grande naturalezza, potendo avvalersi di una grande ed indiscussa padronanza del mestiere.

 

Teatro Vittoria - piazza di Santa Maria Liberatrice 8, Roma

Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5740170 - 06/5740598, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30, pomeridiane anche di martedì e mercoledì (per maggiori informazioni chiamare il botteghino del Vittoria)

Per la serata di Capodanno doppio spettacolo:

ore 20,00 posto unico numerato 35 euro

ore 23,00 posto unico numerato 45 euro

 

Articolo di: Dino De Bernardis

Grazie a: Deborah Turcato, Ufficio Stampa Teatro Vittoria

Sul web: www.teatrovittoria.it

 

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