Grimmless - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Sabato, 18 Febbraio 2012 
Grimmless

Dal 14 al 19 febbraio. Dal plastico e volatile scenario della cultura pop ai lenti giri di giostra delle tradizioni popolari che si depositano in stratificazioni inesauribili di bagagli di storie, e viceversa. Tra la vertigine e gli strepiti del discount e il sussurro persuasivo della fiaba echeggiata prima della buonanotte, ecco balenare “Grimmless”, nuova tappa del progetto drammaturgico e performativo dell’ensemble ricci/forte, la cui anima creativa è composta da Stefano Ricci, che firma anche la regia, e Gianni Forte, definiti dalla stampa i due enfants terribles della nuova scena italiana.

 

 

Associazione culturale Ricci/Forte presenta
GRIMMLESS
con Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Anna Terio

stylist Simone Valsecchi
regia Stefano Ricci

assistente alla regia Elisa Menchicchi

movimenti Marco Angelilli


Prendere Speechless di Lady Gaga, quella che ha cantato soffocando in un tubino di lattice rosso sospesa davanti alla regina Elisabetta, mettere Grimmless al posto della parola del titolo del brano. Non c’hanno pensato questa volta i due (come definirli ancora, ormai abbiamo detto tutto: trasgressivi, superbi, terribili, creativi) registi. Eppure il risultato è lo stesso. Estremo pop, estremo consumismo, estremo circondario della nostra società (Lady Gaga) che soffoca (il tubino in lattice) sospeso (perché questo è l’obiettivo, tutto è fragile) ed esposto davanti al pubblico. Così importante, in “Grimmless”, che viene messo in mezzo più del solito: gli attori arrivano e si scattano delle foto in mezzo agli spettatori, uno addirittura viene preso e piazzato a lato della scena. Una sedia, una coroncina di carta ed ecco fatto il principe azzurro.

Tra Lady Gaga e ricci/forte non c’è troppa differenza. Artisti completi, in grado di scrivere cose degne di un Freddy Mercury, David Bowie, Francois Truffaut, Irvine Welsh qualsiasi. Opere d’arte ricoperte da quanto più estremo ci sia (vestiti, espressioni, trucco, commerciali Alejandro inutili vari, elementi qualsiasi della più precisa pop culture) e la massa si blocca, spesso, davanti a questo e non è in grado di andare oltre. Sarà un pochino troppo l’eccesso, ok, ma prendete Speechless, appunto, e immaginatela interpretata davvero da Freddy: senza contorni e senza pregiudizi vi piacerebbe da morire a tutti e ci si dimenticherebbe dei singoli più universalmente noti che ok, sono da etichettare. Ma si deve andare oltre.

E poi cos’altro? Beh sia lady/gaga che ricci/forte sono due vere macchine del successo, come il re Mida, che qualsiasi cosa tocca diventa oro. E questa volta l’oro c’è davvero quando alla fine di Grimmless nasce una toccante performance tra gli artisti nudi. Si fondono i loro corpi, sembrano quasi liquidi, come il metallo prezioso che cola prima di diventare un lingotto. E più si attorcigliano più si ricoprono di oro, fino a raggiungere l’estrema insostenibile leggerezza dell’essere. E della bellezza.

“Grimmless” significa senza i fratelli Grimm. Senza le favole. Senza più certezza alcuna. Al posto di c’era una volta ora c’è il ti ho taggato su facebook, al posto di vissero felici e contenti c’è Giuseppe Sartori che non è on line. Al posto della strega cattiva che va da Biancaneve per ingannarla con la mela c’è ben altro. C’è una casa delle Barbie a mo’ di plastico alla Bruno Vespa per spiegare l’omicidio di un ragazzo appena avvenuto e poi le mele ci sono sempre ma servono per fare da letto a un corpo morto da trascinare per i capelli da una parte all’altra del palco.

Come a dire che la televisione ci sta lobotomizzando, che non siamo più in grado di associare alle cose – oggetti incantati di una fiaba compresi – il loro posto.

Ci sono lampadari incelophanati in terra a soffocare che poi piano piano vengono alzati, come se ci fosse un barlume di speranza. Alla fine però tonfano giù violenti e l’interrogativo è sempre sul perché c’era una volta un paese a forma di scarpa e adesso non c’è più. Mai questione più azzeccata, oggi soprattutto.

Urla e incertezze del duo romano ci sono sempre, ma il lavoro sugli artisti è ancora più studiato. C’è un maggiore coinvolgimento del corpo e forse il tentativo di metterlo più in secondo piano per lasciare spazio alla parola, sotto forma dei monologhi nonsense (o forse sì) tipici di questa coloratissima factory teatrale. Non si sa se si apprezza di più a questo modo o se si sente la nostalgia dei movimenti estremi e continui, uno dopo l’altro, fino alla fine, come un carnevale impazzito a cui la coppia terribile ci ha abituati.

In un presente inquietante senza più punti saldi c’è il riso e c’è il pianto, c’è il bacio e c’è lo stupro ma chissà se alla fine l’uomo riuscirà a sopravvivere o se non si è rovinato per tutta la vita con le sue stesse mani. L’unico rumore che rimane è infatti quello di un iceberg che si spacca. Le scene poi sono continuamente gestite da una sorta di zapping televisivo. Sembra dunque non esserci proprio via d’uscita. Solo a piccole dosi, il tempo di ballare a ritmo di Let Kiss.

In questa ultima ricerca così poetica, riuscita come sempre, in grado di spiazzare e far riflettere per immagini e suoni, due piccoli apprezzamenti in più. Meno riferimenti all’attualità di cinque minuti fa (stavolta solo Barbara d’Urso e Schettino) contro i continui rimandi all’Isola dei Famosi, Grande Fratello o simili dell’ultima performance della scorsa stagione all’Elfo Puccini. Questo è servito a dare un tocco di ironia nei tempi giusti, tanto da divertire chiunque e da non annoiare i non ricci/forte addicted, che non sono in grado di percepire che in loro anche il troppo è perfettamente voluto e studiato.

E poi Andrea Pizzalis. Ha uno sguardo infuocato, tipo quello di Mila Hazuki, innamorata di Shiro, che aveva le fiamme disegnate negli occhi prima di lanciare la palla nella partita di pallavolo. Pizzalis ha le fiamme quando esprime un concetto qualsiasi davanti al microfono, quando salta, quando si scioglie per riempire d’oro il corpo degli altri.

In Grimmless le sue capacità così penetranti risaltano tutte ed è in grado di trascinarti solo con gli occhi, nella casa della Barbie o nella bufera di neve. Ti guarda e ti ha già coinvolto, non serve che dica qualcosa, tu spettatore ti sei già convinto che le fiabe non esistono o che sono solo un’illusione.

Ah, per ricci/forte, sia chiaro: io adoro Lady Gaga eh, è davvero un’artista degna di un percorso culturale come solo Andy Warhol o pochi segugi sono stati in grado di fare. Anzi, lady/gaga, d’ora in poi, scritto così.

 

Teatro Elfo Puccini (sala Fassbinder) - corso Buenos Aires 33 (Milano)

Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.30, domenica ore 17.30

Biglietti: intero 30 €, ridotto giovani/anziani 16 €, martedì posto unico 20 €

Durata: 1 h 30

 

 

Articolo di: Andrea Dispenza

Grazie a: Barbara Caldarini, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini

Sul web: www.elfo.org

 

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