Goltzius and the Pelican Company - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Domenica, 16 Novembre 2014 

Dal 12 al 16 novembre. Dopo il successo della programmazione al CRT di Milano, al Teatro Bellini di Napoli e a Mantova nell’ambito delle Giornate del Cinema d’Essai, Goltzius and the Pelican Company di Peter Greenaway arriva al Teatro Argentina di Roma, città che lo aveva proposto in anteprima nel 2012 nell’ambito della 7° edizione del Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione Cinema XXI.

 

GOLTZIUS AND THE PELICAN COMPANY
scritto e diretto da Peter Greenaway
cast Lars Eidinger, F. Murray Abraham, Flavio Parenti, Vincent Riotta, Halina Reijin, Giulio Berruti, Pippo Delbono, Anne Louise Hassing
genere Storico
durata 112 minuti
paesi di produzione Gran Bretagna, Paesi Bassi, Francia, Croazia
distribuzione Lo scrittoio - Maremosso

Trama:
L'olandese Hendrik Goltzius, uno dei primi incisori di stampe erotiche del tardo Cinquecento, è alla ricerca di un finanziatore per riuscire a finalizzare il suo progetto: un libro d'illustrazioni di alcune tra le più controverse storie del Vecchio Testamento. Il margravio di Alsazia è disposto a donare la cifra richiesta, ma solo se Goltzius e la sua compagnia, The Pelican Company, lo convinceranno mettendo in scena dal vivo gli episodi biblici legati ai vizi capitali. La rappresentazione, quanto mai realistica, dei racconti legati ai tabù dell'incesto, dell'adulterio, della pedofilia, della prostituzione e necrofilia, innescherà dinamiche inattese nella corte alsaziana e all'interno della stessa compagnia.

 

Goltzius and the Pelican Company di Peter Greenaway rappresenta l’ennesimo campanello di allarme su quanto la cultura e l’arte in Italia siano ostacolate dalle lobby del potere, soprattutto se fanno discutere con scelte trasgressive e controcorrente come nel caso di questa nuova pellicola dell’eccentrico e visionario regista inglese; guarda caso rifiutata da tutti i distributori cinematografici italiani. Il film affronta in maniera molto audace, ma veritiera, attenendosi dunque a ciò che è scritto nella Bibbia, sei episodi dell’Antico e Nuovo Testamento. Vengono dunque portate in scena (per l’esattezza sul palcoscenico del castello del Re di Alsazia) e mostrate sul grande schermo, le passioni proibite di alcuni dei personaggi più importanti delle Sacre Scritture: Adamo ed Eva, Lot e le sue figlie, Davide e Betsabea, Putifarre e sua moglie, Sansone e Dalila, Salomè e Giovanni Battista.

Al di là della crudezza o della provocazione insita nel modo in cui le varie vicende bibliche vengono presentate allo spettatore, Greenaway vuole parlarci soprattutto del difficile rapporto tra arte e potere. In questo legame a dir poco mefistofelico, l’arte viene snaturata del suo significato per i capricci e le paure di un sistema dittatoriale che vuole asservire e piegare a sè qualsiasi voce fuori dal coro. Sentenziando dunque sulla rilettura drammaturgica e registica di uno spettacolo teatrale che apparentemente non rispetterebbe la tradizione, il Re di Alsazia e tutti i portavoce delle correnti religiose chiamati a raccolta nel suo regno, vogliono mettere a tacere l’irriducibile dissidenza dell’arte, che con le sue opinioni “dissonanti” può risultare estremamente pericolosa per chi gode di privilegi. Non ci meraviglia che un film del genere abbia incontrato notevoli difficoltà ad essere distribuito in Italia. Solo grazie a un complesso progetto culturale messo in piedi dalle case di produzione Maremosso e Lo scrittoio, viene proiettato in alcuni dei più importanti teatri italiani. Altrimenti ciò non sarebbe stato possibile. E sarebbe stato un vero peccato, anche perché gran parte del cast - formato da Lars Eidinger, F. Murray Abraham, Flavio Parenti, Vincent Riotta, Halina Reijin, Giulio Berruti, Pippo Delbono, Anne Louise Hassing - è italiano (guarda un po’ i casi della vita).

Da un punto di vista estetico e narrativo, questa nuova fatica di Greenaway è eccelsa: vi confluiscono pittura, video-arte, teatro, immagini digitali, poesia, letteratura. Gli interni del castello di Alsazia sembrano (e probabilmente sono) quelli di un’enorme fabbrica, dove la magniloquenza della messa in scena delle storie bibliche entra in contrasto con la povertà dal gusto minimal del castello del Margravio. Sembra di essere in un luogo fuori dal tempo, proiettato in un impreciso futuro e rievocante un passato lontano. La sovrapposizione di immagini, i trucchi ottici, i palcoscenici girevoli mettono in evidenza l’estenuante forza dell’arte (e di Greenaway e i suoi attori) nel voler contrastare il potere che la vorrebbe più simile a una catena di montaggio.

Goltzius and the Pelican Company è un trionfo della bellezza, un tributo all’arte e a ciò che è e sarà. Un tassello importante per il mondo del cinema che spesso utilizza il digitale e le sue tecniche esclusivamente per film da blockbuster. Greenaway invece accoglie la modernità di questi strumenti per ideare e plasmare qualcosa di nettamente diverso. Risultato? Un’opera d’arte innovativa e fuori dal coro.


Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: da mercoledì 12 a domenica 16 novembre (tutti i giorni alle ore 21.00, sabato 15 anche alle 18.30)

Articolo di: Giuseppe Sciarra
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

TOP