Go down, Moses - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Lunedì, 12 Gennaio 2015 

Dal 9 al 18 gennaio al Teatro Argentina di Roma debutta in prima nazionale "Go down, Moses" di Romeo Castellucci, una riflessione sui differenti momenti della vita di Mosè, così come ci vengono narrati nel libro dell’Esodo.

 

GO DOWN, MOSES
di Romeo Castellucci
regia, scene, luci, costumi di Romeo Castellucci
testi di Claudia Castellucci e Romeo Castellucci
musica Scott Gibbons
con Rascia Darwish, Gloria Dorliguzzo, Luca Nava, Stefano Questorio, Sergio Scarlatella
assistente alla scenografia Massimiliano Scuto
assistente alla creazione luci Fabiana Piccioli
direzione della costruzione scenica Massimiliano Peyrone
sculture di scena, automazioni, prosthesis Giovanna Amoroso, Istvan Zimmermann
realizzazione dei costumi Laura Dondoli
assistenza alla composizione sonora Asa Horvitz

una produzione Socìetas Raffaello Sanzio
in co-produzione con: Théâtre de la Ville with Festival d’Automne à Paris; Théâtre de Vidy-Lausanne; deSingel International Arts Campus /Antwerp; Teatro di Roma; La Comédie de Reims Maillon, Théâtre de Strasbourg / Scène Européenne; La Filature, Scène nationale-Mulhouse, Festival Printemps des Comédiens; Athens Festival 2015, Le Volcan, Scène nationale du Havre; Adelaide Festival 2016 Australia; Peak Performances 2016, Montclair State-USA
con la partecipazione del Festival TransAmérique-Montreal

 

“Per me uno degli aspetti che fanno di Castellucci un grande artista è la sua coerenza di pensiero, il ritorno quasi ossessivo di alcuni temi come l’essenza del vivente e la morte” così si esprime Marie Collin, la direttrice artistica del Festival d’Automne, a proposito dell’autore e ideatore - insieme a Claudia Castellucci, Chiara Guidi e Paolo Guidi - della Socìetas Raffaello Sanzio. Il Festival ha ospitato, in molti casi co-producendo, gli spettacoli dei Raffaello Sanzio fin dai primi anni Duemila contribuendo a rendere famoso il lavoro della compagnia fuori dai confini nazionali. E tali temi ritornano anche in quest’ultima opera Go down Moses, una riflessione sui differenti momenti della vita di Mosè così come ci vengono narrati nel libro dell’Esodo.

Ritorna a Roma (a oltre un anno da The Four Seasons Restaurant presentato al Romaeuropa Festival 2013), Romeo Castellucci, probabilmente, in questo momento l’artista italiano più richiesto al mondo ma non altrettanto in Italia. La Biennale di Venezia, che gli ha conferito il Leone d’Oro, negli ultimi anni ha programmato solo e per un'unica serata Sul concetto di volto nel figlio di Dio. A Milano, il suo lavoro è ormai un ricordo. L’unica eccezione è il festival Romaeuropa.

“È davvero triste - afferma Marie Collin - e non me lo spiego, perché ritengo che oggi nel panorama teatrale internazionale non siano molti gli artisti del suo livello”. Il lavoro dei Raffello Sanzio ha rappresentato un taglio, una cesura nel linguaggio drammaturgico europeo degli ultimi tempi. Quando il teatro di regia si sperimentava sui grandi testi classici o contemporanei, l’era di Ronconi in Italia, il lavoro di Castellucci e della Socìetas dava forma, in questo contesto, a qualcosa di totalmente altro ma fortemente innovativo e spiazzante.

Anche in questo spettacolo, la drammaturgia di Castellucci concede poco spazio ai dialoghi, riproponendo la tendenza a svincolare la rappresentazione teatrale dal testo letterario. Lui è alchimista d’immagini. I suoi costrutti prendono vita attraverso quadri, vere installazioni immaginifiche offerte al pubblico dove spesso un velo reale copre il quadro scenico. Un filtro che non preclude però l’osmosi relazionale tra la rappresentazione e chi vi assiste.

In Go down Moses, titolo ripreso sulla scia della celebre canzone spiritual degli schiavi neri d'America, il personaggio di Mosè, già presente in un’altra opera di Castellucci, la Tragedia Endogonidia, è come se fosse posto in secondo piano rispetto agli episodi della sua vita. Questo Mosè è come "dissolto" nelle scene. Questo permette all’autore di proiettarsi nell’attualità lavorando sull’archeologia delle forme. L’autore attraversa così alcuni episodi salienti del profeta - l’abbandono sul Nilo, la rivelazione di Dio attraverso il roveto ardente, i quaranta giorni passati sul monte Sinai, la scoperta, al suo ritorno, del vitello d’oro - visti però attraverso l’esperienza della nostra epoca. Le tappe della sua vita, del suo percorso esistenziale, sono momenti che hanno una valenza significativa nella nostra società come la condizione dell’esilio, dell’esodo, quell’ essere sempre costretti in un cammino coatto e perduti nel deserto delle relazioni.

“C’è, per esempio, il tema, per me stupefacente, dell’interdizione dell’immagine - dichiara l’autore in una recente intervista - oppure il rapporto con il roveto ardente, una tautologia straordinaria, un fuoco che brucia senza niente da bruciare, messa in relazione con l’altra immagine ancora più potente e che appartiene a noi tutti in questa epoca storica, quella del vitello d’oro, il totem del consumismo eccessivo”.

Castellucci traduce la sua idea di Mosé attraverso un’opera che non è cronologicamente lineare nè narrativa ma concepita attraverso delle immagini “al di là della stessa logica, non decodificabili”, come ammette lo stesso autore, ma di una forza evocativa che solo Castellucci e la sua compagnia riescono a creare. Un marchio ormai inconfondibile.

L'interpretazione è affidata a Rascia Darwish, Gloria Dorliguzzo, Luca Nava, Stefano Questorio e Sergio Scarlatella.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, lunedì riposo

Articolo di: Lia Matrone
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net - www.raffaellosanzio.org

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