Gli angeli dello sterminio - Teatro i (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 17 Maggio 2017 

Fino al 29 maggio in scena al Teatro i, Gli angeli dello sterminio, duro testamento di Giovanni Testori che con quest'ultimo testo scritto poco prima di morire, ci lascia una visione apocalittica di Milano che riflette la frattura fisica e ideologica dei suoi ultimi anni. A rendere giustizia a questo testo poco omaggiato dal teatro, l'abile lavoro di Francesca Garolla e Renzo Martinelli e l'incredibile bravura dei tre attori in scena: Ruggero Dondi, Liliana Benini ed Emanuele Turetta.

 

Produzione Teatro i presenta
GLI ANGELI DELLO STERMINIO
di Giovanni Testori
dramaturg Francesca Garolla e Renzo Martinelli
con Ruggero Dondi, Liliana Benini, Emanuele Turetta
luci Mattia De Pace
suono Fabio Cinicola
regia di Renzo Martinelli
prima nazionale

 

Pasolini aveva già perso ogni speranza nel 1959 quando scrisse la Nebbiosa, raccontandoci di una Milano ormai senza nessuna speranza, senza identità; se non fosse morto nel '75 chissà quanto avrebbe appoggiato, rievocato, condiviso quello che Testori sente e racconta 33 anni dopo ne Gli angeli dello sterminio, il suo ultimo lavoro che Francesca Garolla e Renzo Martinelli hanno deciso di rielaborare in chiave teatrale regalando al pubblico una drammaturgia che gli rende onore, grazie anche ad un abile lavoro sulla scenografia semplice, evocativa, ascetica e angosciante al tempo stesso, fintamente rassicurante: dietro al telo bianco (sul quale di tanto in tanto vengono proiettate frasi significative del testo) s'intravedono letti d'ospedale, a richiamare la condizione in cui Testori compose questo suo ultimo scritto.

Una messinscena meta-teatrale con un Ruggero Dondi in ottima forma, che alterna la prima persona (quasi fosse egli stesso Testori che scrive o rilegge il suo testo), la terza persona interna (lo spettatore che impotente assiste alla distruzione di Milano) e la terza persona esterna ovvero il regista che dà le direttive ai due giovani su come mettere in scena quest'Apocalisse. Emanuele Turetta e Liliana Benini sono i due compagni di scena: giovani attori che meritano un plauso enorme per la grande prova attoriale che si trovano a gestire per quasi due ore; loro sono l'uomo che si è suicidato gettandosi nella tromba delle scale, il ragazzo vittima di un incidente stradale che dalla cella dell'obitorio lancia le sue maledizioni, la Madame La Flute che osserva la fine dal suo ricco appartamento sorseggiando Champagne, il carcerato impazzito. I due ragazzi contestano la figura di attore-regista-spettatore interpretata da Dondi, lo interrogano, si ribellano alle sue direttive ma talvolta ne sono anche sedotti e stregati in un continuo alternarsi di livelli di lettura e piani d'interpretazione che lascia smarrito lo spettatore, riaccendendo costantemente un sentimento di suspance dato dal voler capire chi sono questi personaggi, cosa vedono, cos'è già successo e cosa sta invece succedendo sotto i loro occhi di spettatori impotenti.

La rielaborazione del testo e l'eccellente bravura degli attori in scena portano gli spettatori in una dimensione che mescola thriller, giallo, splatter, fantascienza, dramma borghese: tutto è frammentario e misterioso, la narrazione procede obliqua e ambigua ma è giusto così perché tali erano le condizioni del corpo e dell'animo di Testori: "non si vive che di frammenti" dice nel testo, lo scrittore era infatti martoriato fisicamente dal tumore che lo avrebbe ucciso di lì a poco (scrisse Gli angeli dello sterminio nel letto d'ospedale) e frantumato nell'anima da una Milano che non riconosceva più: della Milano dei suoi primi anni non sopravvivono né il ricordo né la nostalgia, la città appare ora come un luogo in cui le persone hanno smarrito nome, volto, identità ma soprattutto umanità che, per quanto potesse essere fragile, violenta o "sbagliata" era ciò che li rendeva autentici, degni di attenzione e di redenzione agli occhi dello scrittore.

Qui, l'unica certezza che emerge da questa Milano distrutta da 50 centauri violenti e senza Dio, è che nessuna salvezza è possibile: l'immagine finale quasi fantascientifica, quando dalle infami rovine, dai resti della Cattedrale, s'alza un enorme ectoplasma bianco, ci conferma la visione di Testori per cui la salvezza di certo non può giungere dagli uomini.

 

Teatro i - via Gaudenzio Ferrari 11, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323156 - 366/3700770, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì /giovedì / venerdì ore 21, mercoledì / sabato ore 19.30, domenica ore 17
Biglietti: intero 18 euro / convenzionati 12 euro / under 26 11,50 euro / over 60 9 euro / giovedì vieni a teatro in bicicletta 7 euro
Durata spettacolo: 50 minuti

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Ippolita Aprile, Ufficio stampa Teatro i
Sul web: www.teatroi.org

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