Giulio Cesare/Julius Caesar - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Enrico Vulpiani Giovedì, 23 Gennaio 2014 

Dal 21 gennaio al 2 febbraio. La storia è destinata a ripetersi, ma gli uomini non sapranno approfittarne. L’umanità, per nutrirsi costantemente di nuova linfa, è destinata soltanto ed inevitabilmente ad auto-distruggersi e rinascere dalle proprie ceneri. Vincenzo Manna e Andrea Baracco disegnano un Giulio Cesare brillante, come la prima luce dopo la tempesta. Accolgono fra le braccia l’eterno testo shakespeariano e ne catturano un ritratto inconsapevole di se stesso, lo lasciano rotolare poi giù, fra i nostri piedi, affinché il nostro sguardo ci si perda e poi riconosca. Una "fotografia" di una Roma livida e ferocemente allucinata dove sullo sfondo, al di là dei colli e dei monumenti, compaiono le nitide sagome di avvoltoi e corvi famelici pronti a lacerare, con insaziabile violenza, corpi mal conciati dal crollo fisico e nervoso. Una Roma nascosta e privata che si raccoglie alla tenue lacerante luce di una lampadina, è l'ora della notte, nera, senza luna.

  

 

369gradi e Lungta Film presentano
GIULIO CESARE / JULIUS CAESAR
di William Shakespeare
adattamento di Vincenzo Manna e Andrea Baracco
regia di Andrea Baracco
con Giandomenico Cupaiuolo, Roberto Manzi, Ersilia Lombardo, Lucas Waldem Zanforlini, Livia Castiglioni, Gabriele Portoghese 
scene Arcangela di Lorenzo
disegno luci Javier Delle Monache
Invitato a rappresentare l'Italia dallo Shakespeare Globe Theatre di Londra, festival Globe to Globe 2012 olimpiadi Londra 2012
Vincitore del certamen almagr-off / festival international di teatro clasico de almagro 2012

 


Tre porte, compagne di ballo e di baldoria. Una poltroncina, invasa e oltraggiata. Delle lampadine, in lotta per lo “ius primae luci” contro le candele. Cospirate linee di gesso rosso straziano un agonizzante Repubblica, rimarcando, come maestrina, la nobile, efferata, umana cupidigia, libertà, ambizione, vendetta. Festeggiate insieme a noi i riti Lupercali! Liberatevi del fardello dell’effimero ed iniziate a correre forte, prima che le macerie della vostra civiltà decadente oltraggino per sempre la vostra capacità di discernimento! Il cielo ed i cuori sono plumbei, nascosti da vesti eleganti, consunte e stravolte da una festa di mancato impero, degenerata in bagordi.

 

Cassio è troppo magro, pensa troppo e dà pensiero, ma Bruto, il prediletto, proteggerà Cesare che, umile, ha rifiutato tre volte la corona da Marcantonio. GuardatidaCassio,Cesare,nonfidartidiCasca,preoccupatidiBruto… Presagi sussurrati squassano la mente di Calpurnia; come Don Chisciotte si affannerà invano contro il fato, ossessionata dal tentativo di persuadere uomini e Dei contro il sonno della ragione. Cassio appare determinato ed asciutto ma la sua ansia viene svelata dalle palline antistress che rotea come un mantra, nella mano, senza sosta. Casca, invece, avvolto nella sua marsina di pelle nera, non indietreggia di un passo di fronte all’urgente necessità di sangue rivoluzionario. Bruto è combattuto, persegue la giustizia del proprio popolo ma, nei suoi occhi e nei suoi incubi, vive il pericolo di trasformarsi in strumento di rovina. I due congiurati lo assediano dall’alto, lo minacciano d’amicizia, issati a cavalcioni sulle porte. Porte che si apriranno, rimarranno chiuse, verranno abbattute e rialzate, simboli delle possibilità della vita.

 

Porzia è terrorizzata dal sonno perduto del suo uomo, cerca di ricondurlo a sè. Ma Cesare è ambizioso e quindi deve morire. Idealmente sprofondato nella seduta-abisso della sedia, il suo corpo verrà inciso metodicamente ed ipnoticamente. Istante rarefatto, scorre rapido eppur cristallizzato, quale evento che cambia la storia degli uomini tutti. Marcantonio è alcolizzato, ma barcolla lucidamente, prepara la guerra lucidando le sue armi con rassegnati sorrisi e comprensivi abbracci ai congiurati. Amici, Romani, Concittadini…! Bruto e Marcantonio arringano le folle, su una quarta porta distesa e sospesa, pronta ad accogliere negli inferi colui che sarà più inviso all’arte oratoria. Bruto si agita, entra ed esce ripetutamente in un cesto nero, in equilibrio precario sul precipizio del suo destino.

 

Gli squarci nelle spoglie di Cesare svelano ormai la vacuità delle passioni arse, il vigliacco fendente di Casca ha infranto l’illusione. Il mondo va in pezzi, i congiurati combattono da morti.

BrutostaiattentoaCasca,CascapreoccupatidiCassio,Cassiononfidartiditestesso! Immersi sul fondo dell’oceano del proprio rimorso, vedono e sentono scorrere avvenimenti sfocati, flebili. I loro uomini hanno vinto ma non è così che doveva andare, il cuor loro ha già perso, la loro vita è estinta, non resta che lasciarlo sottolineare dal medesimo modesto ma spietato gesso rosso che ha divorato l’anima della loro nemesi.

 

Andrea Baracco firma un piccolo capolavoro di regia, le quinte liquide avvolgono lo spettatore e lo rendono complice della cospirazione. Ben affiatate, le musiche e le luci offrono le giuste tenebre. L’inquietudine dei personaggi (bravissimi tutti gli attori) trasuda dai loro corpi; i loro movimenti, efficaci, intelligenti e mai gratuiti, descrivono un magnifico sottotesto. Bruto è uomo d’onore ma, prestatemi orecchio, questo Giulio Cesare è un atto d’amore, per il teatro.

 

 

 


Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5881021 – 06/5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero 20,00 euro - ridotto 15,00 euro - ridotto studenti e gruppi di almeno 10 persone 12,00 euro



Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Cristina D'Aquanno, Ufficio stampa Teatro Vascello
Sul web: www.teatrovascello.it

 

 

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