Giuliett’e Romeo - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Venerdì, 20 Luglio 2012 
Filippo Timi

Dal 18 al 20 luglio. L’elegante Verona divisa dalla guerra tra Montecchi e Capuleti non c’è più. Al suo posto, orsacchiotti, palloncini e cuori: una cartolina di San Valentino, un ballo in maschera, un amore al Luna Park. Qui si svolge “la famosa storia di du giovani innamorati in volgare perugino”. Il dialetto, una mescolanza di umbro, perugino e napoletano, si impossessa dei personaggi, li sradica e li ridisegna, abbandona ogni formalismo per concedersi completamente alla vita e alle sue contraddizioni. Così Filippo Timi racconta la storia d’amore più famosa del mondo.

 

 

Produzione Teatro Stabile dell’Umbria presenta

GIULIETT' E ROMEO, m'engolfi l'core, amore

la famosa storia di du giovani innamorati in volgare perugino

di e con Filippo Timi

e con Lucia Mascino, Luca Rondolini, Vittoria Chiacchiella, Mauro F. Cardinal

 

Giuliett'e RomeoPoche le certezze dello spettatore, universalmente parlando. Ad esempio, l’amore eterno tra Romeo e Giulietta, la storia più grande di tutte, la storia d’amore per eccellenza. A questa si aggiunga l’ammirazione nei confronti di un artista veramente talentuoso (Filippo Timi, in  questo caso) i cui risultati sono tanti quanti i riflettori, le passerelle, le copertine patinate. E quindi la dote, se pur ancora visibile, è sempre più avvolta dallo splendore estetico del sistema in cui si è scivolati e questo, sul palcoscenico, traspare eccome.

L’ultima certezza è la più piacevole di tutte, poiché inaspettata. Uno entra a teatro incuriosito dal mito di turno, da quel nome che a caratteri cubitali riempie i cartelloni e invece… invece ne esce abbagliato da chi ha un ruolo secondario, da chi interpreta una semplice balia, nessun balcone, nessun amore non corrisposto, nessuna lotta ma solo bravura fuori dal normale.

Andiamo con ordine. Prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria e già accolto con molto successo al Festival dei Due Mondi di Spoleto, Giuliett’e Romeo di Filo piace e diverte, sconquassa, scombussola, frastorna, suscita simpatia (Giulietta ha una tremenda passione per il cibo), tira fuori, nei confronti di alcuni, una sentita vena nostalgica: il testo è un alternarsi di dialetti, umbro, perugino, napoletano.

Shakespeare è solo un vago ricordo nel momento in cui comincia la poesia imperfetta del teatro, fatta di passioni, voracità e irriverenze. Siamo in un circo, sembra che le fotografie pop-kitsch di David LaChapelle prendano vita con serialità. Palloncini fucsia e color oro a forma di cuore, tutù, pelli di leopardo. Occhiali rosa, sandali fetish, croci fluo e al neon, paillettes, orsacchiotti giganti e lustrini. Questa è la nuova avventura dei due eterni innamorati, che non hanno un balcone ma una scala da muratore, che non giurano sulla luna ma sulle prelibatezze della sagra del maiale. Un carosello di musiche e colori che sembrerebbero eccessive (l’ingresso di Cupido avviene sulle note di ‘Se bruciasse la città’ di Massimo Ranieri) ma che sono ben calibrate e che quindi si limitano a suscitare risate. La reinvenzione della tragedia è originale, leggera, insomma, non infastidisce affatto.

Giuliett'e RomeoUn frappè di cose già viste, vero, uno stampo a cui il perugino (non a caso) Timi ci ha già abituati: cambiano le salse, ma la ricetta è la stessa del suo Amleto precedente e della sua Favola successiva. Allora cos’è che fa di questo allestimento una trovata più azzeccata delle altre? Forse la presenza non eccessiva sulla scena proprio del bravissimo Filippo, qui nel ruolo di un Cupido da copertina. È ormai lontana la fine degli anni 90 in cui l’artista si presentava timi-damente a teatro con Il Processo, poi La Tempesta o Woyzeck, addirittura. Distante il suo Mussolini cinematografico, la sua cattiveria di Come Dio Comanda. Come già si è scritto abbastanza, Filippo ora sa di essere qualcuno, qualcuno che piace ad un tipo di pubblico a cui strizza l’occhio tra una mossa commerciale e l’altra, che hanno a che fare tutte con qualcosa di queer, kitsch, pop, trash. È così che va.

Forte di questo, torna pavone e spavaldo, bravo, ma, peccato, che spavaldo. Il fatto che non sia eternamente (fisicamente) presente ora forse fa passare questo suo enorme difetto in secondo piano e ne resta la sua ancora lodevole scrittura.

Ah, si diceva, all’inizio, di una terza certezza, quella inaspettata, quella della balia. L’attrice feticcio di Timi, Lucia Mascino, è un raro talento, forse ancora troppo in gabbia, è una di quelle da grande cinema. La sua versatilità, studiata, precisa, perfetta ogni volta, ricorda le grandi del passato ed è, ora, quel valore aggiunto che rende la commedia speciale e non una normale commedia.

Se in Favola la sua elegante ironia la legava tremendamente ad Anna Marchesini, qui, la sua cadenza partenopea (fisica e dialettale) fa venire voglia di tornare nel passato e vederla all’interno di qualche mise en scene di Eduardo. Grandi ovazioni – meritatissime – per lei, a scena aperta e a spettacolo finito. Un portento.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) – via Pier Lombardo 14, 20135 Milano

Per informazioni e prenotazioni:

telefono biglietteria 02/59995206, orari biglietteria dal lunedì alla domenica ore 10-19

Orario spettacoli: dal mercoledì al venerdì ore 20.45

Biglietti: poltronissima €30, primo settore €25, secondo settore €15, over60 €12,50

Durata spettacolo: 60 minuti

 

Articolo di Andrea Dispenza

Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti

Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

 

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