Girotondo - Teatro Sala Uno (Roma)

Scritto da  Venerdì, 19 Marzo 2010 
girotondo

Dall’11 al 21 marzo. Cinque attori, cinque attrici e dieci differenti episodi, tutti incentrati sul medesimo argomento: un uomo ed una donna che si incontrano, che si relazionano e che, infine, concludono il loro incontro in un impetuoso amplesso. Uno spettacolo affascinante, ironico ed erotico, che non finirà di stupire lo spettatore, in un susseguirsi vorticoso di scene e di passione. Un inno all’amore, che in questa occasione viene declinato non nella sua veste più romantica e idealizzata, ma più semplicemente portato in scena in tutta la sua crudezza e con tutte le sue innumerevoli contraddizioni.

 

TEATRO SALA UNO - ROMA

Dall’11 al 21 marzo 2010

GIROTONDO

Da “Girotondo” di Arthur Schnitzler

Regia Paolo Sassanelli                 

Traduzione e adattamento di Marit Nissen

Cast in ordine di apparizione:

Camilla Filippi, Paolo Briguglia, Eleonora Russo, Luciano Scarpa, Anna Ferzetti, Carmen

Tejedera, Stefano Pesce, Giulia Michelini, Susy Laude, Pietro Ragusa, Marit Nissen, Monica

Samassa, Reza Keradman

Scene: Francesco Ghisu

Costumi: G. Falaschi

Luci: Davood Keradmand

Aiuto regia: Giorgia Filanti

 

Lo spettacolo prende le mosse dal testo partorito ormai più di un secolo fa dalla penna originale e provocatoria dell’austriaco Arthur Schnitzler, un testo che suscitò infuocate discussioni e provocò anche scandalo nella società viennese dell’epoca. In realtà l’autore compose quest’opera sul finire del XIX secolo con l’intento di scandalizzare i propri conoscenti ed amici. Non era sua intenzione, almeno inizialmente, renderla di dominio pubblico: la vibrante commistione tra sesso, divertimento e comicità, insita nell’anima della creatura letteraria di Schnitzler, avrebbe comportato reazioni scandalizzate e spropositate nella benpensante società dell’epoca; e fu proprio quello che avvenne non appena l’opera venne pubblicata su vasta scala. Nel corso del Novecento il “Girotondo” è stato rappresentato in tutto il mondo, anche perché nasconde tra le sue righe un messaggio assai attuale, ovvero che il sesso e la passione sono il motore inconscio e potentissimo di qualsiasi relazione interpersonale tra un uomo e una donna: probabilmente si estrinsecano in alcuni casi in modo più esplicito, in altri in maniera più celata, ma il succo del discorso non cambia affatto. Tutto ciò si evince in maniera nitida e coinvolgente anche dalla rappresentazione scenica diretta magistralmente, al teatro Sala Uno, da Paolo Sassanelli; si tratta senza ombra di dubbio di uno spettacolo affascinante ed anticonvenzionale per il suo originale modo di presentare gli attori in scena, cinque uomini e cinque donne, che si alternano freneticamente incontrandosi (e scontrandosi) in dieci scene consecutive che vedono interagire solamente due personaggi. Una pièce indubbiamente anche di non facile realizzazione, in virtù della sua dinamicità, dei repentini cambi di scena di cui necessita e delle sottili difficoltà interpretative a cui sono sottoposti gli attori protagonisti di questo avvincente gioco delle parti, della passione, del sesso.

Elemento centrale dello spettacolo è il “voler bene”, presentato per ognuna delle dieci scene nei modi più disparati: drammatico, violento, passionale, ironico, fuggevole, beffardo… Si tratta di un “voler bene” che sfocia, in tutti i casi, in un amplesso, a volte sentito, a volte desiderato, in altri casi puramente meccanico e talvolta anche piuttosto brutale, ma che presenta allo spettatore uno spettro abbastanza ampio di possibilità di amore, in questi casi decisamente molto poco platonico. Ogni episodio è caratterizzato da un marcato velo di ironia, cifra squisitamente distintiva dell’intera opera di Schnitzler e che rende assai piacevole per lo spettatore la presentazione delle molteplici sfaccettature dei rapporti interpersonali, dominati in molti casi dalla menzogna, dal tradimento e dalla violenza, molto più raramente dalla monogamia e dal rispetto. Forse il filo conduttore che lega solidamente le dieci storie presentate è costituito proprio dalla mancanza di rispetto tra i vari personaggi che via via si alternano sul palcoscenico. I continui cambi di scena sono garantiti dallo scorrere di sottili e trasparenti veli che, aiutati da sapienti giochi di luci, permettono agli stessi attori di cambiare gli elementi caratterizzanti la quasi del tutto spoglia scenografia, ridotta ai minimi termini, ma che lascia all’immaginazione dello spettatore il compito di ricreare scene desunte ed immaginate dai discorsi e dagli atteggiamenti dei personaggi.  È così che repentinamente scorrono davanti agli occhi di chi assiste allo spettacolo le diverse sfumature dei concetti di amore e di relazione sentimentale.

Il velo inizialmente si alza su una prostituta che domanda all’avventore di turno: “Ma tu mi vuoi bene veramente?”, domanda forse di rito, forse necessaria ad esorcizzare eventuali conseguenze dell’incontro o semplicemente un tentativo di intenerire un partner restio a pagare la pigione alla “professionista” che ha appena offerto i propri servigi. Ritroviamo subito dopo questo stesso partner, un soldato in licenza, in compagnia di una giovane ragazza, apparentemente piuttosto facile nei modi e che a lui si concede dopo appena qualche istante di ipocrita ritrosia, prima di fare ritorno nella dimora in cui svolge il mestiere di cameriera e soddisfare sessualmente il giovane rampollo della nobile famiglia presso cui lavora. A quest’ultimo pone la fatidica domanda: “Ma tu mi vuoi bene veramente?”, così come lui la pone alla propria bellissima amante spagnola che scopriremo nella scena successiva essere sposata con un borioso uomo di mezz’età, rappresentante medio di una borghesia apparentemente appagata da un’esistenza noiosa, priva di slanci passionali ed affettivamente sterile. Un uomo che, con la moglie, sembra poco interessato al lato carnale dell’amore e decisamente più incline ad un sentimento cerebrale, cervellotico e platonico, in definitiva assolutamente glaciale. È lo stesso uomo che però ritroviamo poco dopo nelle vesti di smaliziato ed intraprendente vivuer alle prese con una giovane ragazza, che cerca di circuire conducendola nel privè di un locale alla moda. Ragazza che appare inesperta, ma che non si dimostrerà tale alle prese con uno stralunato autore teatrale, innamorato di un’esperta e stravagante attrice di teatro che si concederà a sua volta anche ad un nobile e saggio conte. Una vera e propria baraonda di coppie, tradimenti e fugaci incontri amorosi. Sarà proprio il conte, alle prese nell’ultima scena con la prostituta di inizio spettacolo, a dire la sua, come se pronunciasse una ineluttabile sentenza sull’amore, ma non anticipiamo il suo pensiero e lasciamo che sia proprio il nobiluomo ad esprimersi e a rendere edotti coloro che avranno il piacere di assistere a questo travolgente spettacolo.

Avvolti dello splendida e suggestiva cornice del teatro Sala Uno, incastonato nello storico complesso architettonico che custodisce la Scala Santa, assistiamo ad un pregevole ed originale esperimento di pura arte teatrale, grazie soprattutto alla magistrale interpretazione offerta da un cast di prim’ordine, impreziosito dalla presenza di volti molto conosciuti anche dal vasto pubblico televisivo. Se per alcuni di essi non costituisce affatto una sorpresa restare affascinati dalla potenza espressiva, dal carisma interpretativo e dalla caparbietà con la quale si immedesimano nei personaggi a loro assegnati, e parliamo ad esempio di Stefano Pesce e di Paolo Sassanelli, che peraltro firma con estrema perizia anche un’attenta e sapiente regia, vogliamo da queste pagine esaltare con forza la prova dell’intero cast femminile. Le cinque attrici in scena conferiscono grazia, bellezza, fascino ed eleganza all’intero spettacolo, con delle interpretazioni da applausi, intense e passionali. Tra di loro  non possiamo non citare in particolar modo l’incantevole e talentuosissima Giulia Michelini, splendida nei panni di una disincantata prostituta che mal cela la propria disperazione e che accetta con una struggente rassegnazione una vita fatta di sacrificio e priva di serenità. Come non menzionare poi la brillante prova offerta da Susy Laude e la trascinante interpretazione di Monica Samassa, accattivante e divertentissima nei panni di una eccentrica e svampita attrice di teatro, che trascina e conquista i propri partner con una passionalità decisamente fuori dal comune.

Insomma, un cast così dotato e perfettamente affiatato, alle prese con un testo ironico, originale, frizzante e quanto mai attuale sono ingredienti perfetti per uno spettacolo che non potrà non divertire e far riflettere il pubblico convincendo, senza alcun dubbio, anche i palati teatrali più intransigenti e raffinati.

 

Teatro Sala Uno – Piazza di Porta S.Giovanni 10, Roma

Informazioni e prenotazioni: telefono 06/7000521 (la mattina) – 06/89531154 (il pomeriggio)

Biglietti: 14€ intero, 8€ ridotto, più 2€ di tessera

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, la domenica ore 18.00

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Ufficio Stampa Giulia Contadini

Sul web: www.salauno.it

 

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