Girotondo - Carrozzerie | n.o.t. (Roma)

Scritto da  Lunedì, 27 Ottobre 2014 

Un'opera teatrale di sconcertante modernità, il "Girotondo" del drammaturgo austriaco Arthur Schnitzler, che da oltre un secolo non cessa di inchiodare ogni singolo spettatore alla desolante constatazione dell'amara caducità del sentimento d'amore, alla vacuità di rocamboleschi lirismi e fantasiosi rituali di corteggiamento che in realtà nascondono sempre e solo il medesimo ben più prosaico intento. Un regista giovanissimo, l'appena ventitreenne Simone Giustinelli che, se non annovera nella propria faretra l'esperienza della maturità anagrafica, certamente non difetta in entusiasmo, capacità immaginativa ed una sensibilità del tutto personale nel plasmare una materia drammaturgica tanto pericolosamente incandescente e controversa. Una cornice scenografica moderna ed accogliente, le Carrozzerie | n.o.t., operosa fucina di nuove progettualità legate alla danza, al teatro e alle arti performative che sempre più distintamente si sta ritagliando un profilo di primissimo piano nel panorama teatrale capitolino. L'incontro di queste tre componenti innesca un cortocircuito ricercato e viscerale, dirompendo in quattro serate sold out, certo preludio di un necessario ritorno in scena di questa vorticosa girandola di passioni per una ben più lunga tenitura.

 

GIROTONDO
di Arthur Schnitzler
regia di Simone Giustinelli
con Ugo Benini, Cristel Caccetta, Bernardo Casertano, Roberto Di Maio, Beatrice Fedi, Jessica Granato, Margherita Mannino, Riccardo Marotta, Sarah Nicolucci, Daniel Terranegra
aiuto regia Erica Sivilli
scene Michael Durastanti
foto di scena Marzia Troiani
assistente di produzione Vincenzo Nappi
ufficio stampa Marco Giustinelli, Stefania D'Orazio
comunicazione Annalisa Sirignano
produzione audio/video Matteo Giustinelli, Roberto Laureri, Emanuele Paragallo, Ludovica Angelini
produzione JUSTINTWO
co-produzione GenerazioneOFF
con il sostegno di Carrozzerie n.o.t
un ringraziamento a Cineteatro Preneste Liberato e CsOa eXSnia

 

Avevamo lasciato Simone Giustinelli appena pochi mesi fa alla prese con un'opera altrettanto complessa e magmatica, "4:48 Psychosis" di Sarah Kane, portata in scena con caloroso consenso di pubblico e critica nella suggestiva cornice del romano Teatro di Documenti, con protagonista una superba Valentina Beotti. A distanza di appena un mese, sull'onda di un inarrestabile impeto creativo, aveva poi presentato alle Carrozzerie | n.o.t. un primo studio del nuovo progetto teatrale, "Rondeau - tentativo di Girotondo", ingolosendo gli estimatori del suo istinto registico con quello che nelle sue intenzioni doveva costituire un primo momento del lavoro, volto a concentrare energie e obiettivi sullo studio dei corpi che abitano il testo e sulle possibilità espressive ad essi legate.

In un'ottobrata romana che stenta ad accogliere i primi rigori autunnali, ecco però finalmente Giustinelli presentare in prima assoluta la versione completa dell'opera, dopo un'attenta fase di studio estiva. Il lavoro compiuto sul testo di Arthur Schnitzler - che nonostante il secolo trascorso dalla sua composizione sfodera inalterata la sua pregnanza semantica ed emozionale, così come la sua potenza virulenta nell'instillare il dubbio e scuotere le coscienze - ne preserva l'essenza ed in particolare orchestra con impeccabile armonia il millimetrico meccanismo ad orologeria di incastri tra le coppie di amanti tracciato genialmente dal drammaturgo austriaco. Si percepisce un certosino studio condotto sul linguaggio corporeo, nonchè sulle geometrie di spazi e volumi esaltati da un calibrato equilibrio di luci-ombre e dalla visione a trecentosessanta gradi consentita dal peculiare habitat performativo offerto dalle Carrozzerie | n.o.t.: l'assetto scenografico concepito da Michael Durastanti è perfetto per incastonare il vorticoso susseguirsi di incontri, approcci seduttivi e separazioni che contraddistingue la pièce, conducendo gli attori realmente ad un palmo dallo spettatore, che ben presto avverte una magnetica sensazione di trascinamento in questo turbine emozionale e sensuale.

Dieci attori tanto giovani quanto credibili ed incisivi, ricercati eppure ineffabilmente vibranti, nell'inseguirsi in un gioco che non potrà condurre se non al reciproco massacro affettivo. Dieci personaggi contraddistinti da diverse condizioni sociali di appartenenza, ma uniti dal medesimo soggiacere al giogo della passione. Un'avvenente prostituta (Jessica Granato) irretisce un impetuoso soldato (Ugo Benini), che a sua volta trascinerà lontano dalle festose danze di un ballo una sprovveduta cameriera (Sarah Nicolucci) per poi repentinamente sbarazzarsene; lei stessa sarà preda poco dopo delle profferte amorose del giovane rampollo (Riccardo Marotta) di cui è al servizio, mentre quest'ultimo ha già i pensieri letteralmente invasi dal fascino proibito di una donna sposata (Margherita Mannino), che maschera il proprio desiderio sotto una coltre di affettato perbenismo; suo marito (Roberto Di Maio), se al suo cospetto è algido e rigoroso, quando si imbatte casualmente in una ingenua ed infantile ragazzina (Beatrice Fedi) è però pronto a sfoderare il fascino della propria maturità ed esperienza; l'adolescente, sedotta e abbandonata, cercherà lenimento alle ferite sofferte tra le braccia tenere ed i romantici versi di un giovane poeta (Daniel Terranegra), il quale però a sua volta subisce il conturbante fascino da primadonna di un' attrice (Cristel Caccetta). Quest'ultima ovviamente non rimane però indifferente al rango nobiliare e al corteggiamento elegante del conte (Bernardo Casertano), il quale a sua volta non disdegna di tanto in tanto di cedere alle più carnali lusinghe della prostituta di cui avevamo fatto la conoscenza al principio di questo avvincente carosello.

Si chiude così il cerchio di questo girotondo rituale, lasciando nello spettatore una sensazione di impalpabile amarezza e turbamento: l'incapacità di instaurare una comunicazione autentica, in special modo per quanto attiene alla sfera sentimentale; il grottesco sforzo di ammantare di infingimenti e poetiche divagazioni quella che in realtà è mera ed incontrollabile pulsione sessuale; la sostanziale impossibilità che ne deriva di concretizzare l'utopia di un amore puro, affogato da una coltre di ipocrisia, tradimento ed opportunismo. Tutti spunti di riflessione che evidentemente si attagliano alla perfezione all'attualità, ulteriormente accentuati dalle modalità di interazione "mordi e fuggi" sempre più istantaneamente offerte da miriadi di social network.

Particolarmente simbolici l'incipit e l'epilogo del girotondo che si abbracciano nei delicati versi della poesia di Peter Handke " Quando il bambino era bambino", libertà drammaturgica che questo adattamento si concede e con cui si vuole forse rivolgere uno sguardo ormai disincantato ai remoti istanti dell'infanzia in cui si nutrivano speranze, illusioni, aspettative che poi sono state puntualmente disattese dalle asperità dell'esistenza.

Bravissimi tutti i dieci interpreti, credibili, intensi e capaci realmente di catalizzare l'attenzione dello spettatore; ciascuno con la propria cifra stilistica e con alle spalle un diverso percorso formativo e di esperienze artistiche. Accantonato ogni istinto di protagonismo, la loro adesione al progetto si rivela totalizzante, dando origine ad un organismo pulsante e vitale che avvince lo spettatore rendendolo voyeuristicamente parte integrante di questa danza: che non si rifugi dietro consolatorie trincere, illudendosi di essere alieno alle dinamiche che si dipanano dinanzi ai suoi occhi, perchè senza dubbio anch'egli avrà sperimentato o finirà per sperimentare il furioso slancio della passione e la cocente desolazione del successivo tradimento e abbandono.

Ottima prova per Simone Giustinelli, densa di personalità e felici intuizioni; la conferma di una visione registica sempre più lucida e a fuoco, che certamente condurrà ad un percorso artistico ricco di luminosi successi. Ci piacerebbe vedere a questo punto il giovane regista romano cimentarsi con una drammaturgia contemporanea di matrice sperimentale o magari con qualche opera di ascendenza anglosassone o americana - Tennessee Williams, Harold Pinter, Tim Crouch, Dennis Kelly, Edward Albee, Tony Kushner per citare qualche possibile spunto di indagine -, un universo teatrale che sicuramente si sposerebbe alla perfezione col suo stile asciutto, affilato ed emozionante.

 

Carrozzerie | n.o.t. - via Panfilo Castaldi 28/a, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 347/1891714 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 4-5 e 11-12 ottobre, ore 21.00
Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8 euro, ingresso con tessera associativa 3 euro

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Marco Giustinelli, Ufficio Stampa Justintwo; Stefania D'Orazio, Ufficio stampa GenerazioneOFF
Sul web: www.carrozzerienot.com

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