Girls Like That - Giardini della Filarmonica (Roma)

Scritto da  Domenica, 28 Agosto 2016 

Ha debuttato in prima nazionale nella suggestiva cornice dei Giardini della Filarmonica Romana “Girls Like That”, nuovo lavoro del regista Emiliano Russo dopo il consenso di pubblico e critica riscosso da “All Over Lovely”. Il testo del drammaturgo anglo-canadese Evan Placey, insignito del Writers’ Guild Award for Best Play for Young Audiences, traccia un ritratto impietoso di un’intera generazione di ragazze e ragazzi, del branco animato da dinamiche perverse ed insensibili, di una società digitale annidata tra i labirinti di pixel di smartphone ultra-tecnologici, custodi di segreti insondabili e solitudini abissali. Quattro anime plastificate, impermeabili al benché minimo sentimento, danzano spericolatamente sull’equilibrio ardito con cui l’arguta regia di Russo percorre quest’opera dall’urgenza dirompente. Quattro anime inquiete per quattro interpreti dall’ironia sottile, eclettiche, intense, impetuose e pungenti come si conviene all’incandescente, disturbante materia drammaturgica.

 

Upnos associazione promozione sociale
in collaborazione con Emanuele Merlino presenta
GIRLS LIKE THAT
di Evan Placey
traduzione a cura di Flaminia Cuzzoli, Ottavia CH Orticello
con Flaminia Cuzzoli, Diletta Masetti, Flavia Mancinelli, Ottavia CH Orticello
regia Emiliano Russo
coreografie Monica Scalese
foto Erika Ricci
grafica Virginia Morelli
prima nazionale nell’ambito della rassegna “I Solisti del Teatro”

 

Un teatro civile prettamente indirizzato ai giovani quello di Evan Placey. Un pubblico ancora incline a porsi delle domande, a interrogarsi sulla realtà circostante, a sfidarne i cliché cristallizzati e apparentemente inamovibili. Naturalmente a patto di essere sollecitato con onestà, pungolato con la schiettezza necessaria per instaurare un dialogo immediato e costruttivo. E’ questa la linea ispiratrice efficacemente sviluppata anche in “Girls Like That”, che pone sotto i riflettori - con una ben dosata miscela di sferzante irriverenza, acuto spirito di osservazione delle dinamiche sociali e ritmo sempre sostenuto e coinvolgente - un liceo americano dei tormentati anni duemila.

Girls like thatIn scena un apparentemente inscalfibile quartetto di compagne di scuola, intime amiche ormai sin dai tempi dell’asilo, nulla sembrerebbe poter turbare il loro legame privilegiato. Ecco però un giorno, durante un’innocua lezione di storia e paradossalmente proprio mentre si dissertava sulle battaglie delle suffragette, in agguato l’imprevisto: “La classe si illumina a giorno non appena i telefoni vengono presi. Ora non è che ho controllato solo io. Tutti l’avevano ricevuta, non solamente io. Una foto di Scarlett. Nuda”. Scarlett, una quinta ragazza di cui non incontreremo mai lo sguardo, ma che sarà evocata esclusivamente attraverso l’implacabile giudizio altrui, è finita suo malgrado sugli scintillanti schermi degli smartphone dell’intero istituto; accade così che l’ingenuo incappare nella ragnatela del sexting (fenomeno figlio dell’assillante pressione dei social network, consistente nella condivisione di foto e messaggi espliciti mediante le innumerevoli app messe a disposizione dal mercato digitale) si tramuterà per lei nell’inizio di un incubo. Lei che sinora aveva gravitato confortevolmente sui gradini più bassi della ferrea scala gerarchica, per uno stupido, avventato gioco viene proiettata violentemente nell’emisfero della popolarità, in un senso ovviamente niente affatto positivo. E le sue amiche di sempre naturalmente la sosterranno, si ergeranno a baluardo della sua reputazione infangata? Assolutamente no. Divise tra malcelata gelosia per questa seppur rovinosa visibilità di cui Scarlett è divenuta oggetto e tutto il coacervo di vulnerabilità, ansie ed insicurezze legato alla scoperta della sessualità e del ruolo da assumere nella società, fulmineamente prenderanno da lei le distanze, additandola ferinamente come una “puttana pompinara”, continuando a confrontare maniacalmente con l’incriminata immagine la dimensione dei loro seni o la bellezza del loro corpo di adolescenti.

Di lì a poco un’altra fortuita circostanza. Un’altra foto invade repentinamente i cellulari dell’intera scuola: stavolta però ad apparire nudo è Russel, il ragazzo più cool, affascinante, muscoloso e desiderato da tutte; la diffusione di questo scatto sarà altrettanto virale ed inarrestabile, ma con effetti completamente antitetici, visto che la sua popolarità ne risulterà ulteriormente accresciuta, osannato per il suo corpo atletico e per la sua audacia con il gentil sesso. Significativa la metafora adottata da Placey per questa lievissima diversità di trattamento: “Se una chiave apre molti lucchetti, è davvero una buona chiave. Ma se un lucchetto può essere aperto da molte chiavi allora è proprio un lucchetto di merda”.

Decenni di lotte femministe si infrangono miserevolmente contro la leggerezza di un selfie rubato, di un’immagine mandata istantaneamente a centinaia di contatti della propria rubrica, di fronte all’innalzarsi di Russel a divo incontrastato e allo sprofondare di Scarlett nel putrido fango dell’ignominia. “Girls like that” è un’opera di dirompente modernità che si interroga con disarmante urgenza, semplicità ed esplosiva schiettezza su come possano essere declinati nella vita quotidiana delle ragazze e dei ragazzi di oggi concetti astratti quali femminismo, amicizia, solidarietà, uguaglianza di genere, responsabilità individuale, consapevolezza della propria identità e del proprio incastonarsi, si spera in modo il più possibile sereno e naturale, nel contesto sociale di appartenenza. Il tutto drammaticamente infestato dai fantasmi della condivisione online a tutti i costi, dei social network imperanti, dello snaturamento dei rapporti umani derivante dal precipitare sempre più a fondo in questa melassa digitale.

A fare da contraltare a questo dipinto sconfortante ed amaro, quattro parentesi monologanti per raccontare il luminoso passato familiare di Scarlett, un sentiero di donne coraggiose che hanno investito la propria esistenza nella lotta per l’uguaglianza dei diritti e per infrangere i retaggi di un passato di arcaiche convenzioni sociali. Su una lavagna campeggia la scritta “Traccia la storia delle donne della tua famiglia”: quattro anni (1928 - 1942 - 1968 - 1985) per quattro ritratti di donne da cui dovremmo certamente trarre ispirazione per sfuggire alla luce innaturale di un melafonino, guardarci negli occhi e costruire una società più rispettosa dell’individuo e delle sue esigenze imprescindibili.

Girls like thatLa pièce non offrirà soluzioni pacificatorie o rasserenanti inversioni di rotta; Evan Placey nel raccontare la parabola dolorosa di Scarlett si ispira infatti alla vicenda di cronaca di Amanda Todd, adolescente canadese che nel 2012 si è tolta la vita dopo aver pubblicato su Youtube un video di denuncia dell’infinita sequela di atti di bullismo e cyberbullismo che l’avevano condotta a questo disperato epilogo. Certamente lo spettacolo non propone poco realistiche edulcorazioni, sebbene l’incedere della narrazione non cada mai nella trappola del melodrammatico, mantenendo saldo l’equilibrio tra ottundente dolore ed ironia corrosiva che ne costituisce la cifra espressiva caratteristica.

La regia di Emiliano Russo affronta la pièce di Placey con personalità e decisione, assecondandone il ritmo incalzante ed avvincendo lo spettatore per l’intera rappresentazione; ancora una volta dunque, dopo la convincente prova nella sua rilettura di “All Over Lovely” di Claire Dowie, l’attitudine caustica ed assolutamente attuale della sua direzione registica sposa alla perfezione lo stile proprio della drammaturgia contemporanea d’oltremanica. Le quattro interpreti - Flaminia Cuzzoli, Diletta Masetti, Flavia Mancinelli, Ottavia CH Orticello - si dimostrano solide, incisive e credibili nella molteplicità di linguaggi espressivi ed atmosfere che si susseguono vorticosamente nell’atto unico, passando con disinvoltura da dialoghi mordaci a monologhi dal più spiccato trasporto emotivo, sino a lanciarsi coraggiosamente in coreografie di gruppo sulle note di icone pop come Madonna, Britney o Rihanna, a sottolineare l’apparente levità zuccherosa della cornice delle vicende narrate, patina sotto la quale si celano nefandezze di ogni sorta.

Un lavoro di spessore che testimonia l’attenzione della rassegna I Solisti del Teatro al teatro di matrice off più vivo e pulsante, confermando al contempo il talento registico originale e riconoscibile di Emiliano Russo. Auguriamo alle quattro scellerate scolarette di “Girls Like That” di tornare al più presto sul palcoscenico, auspicando anche un’ampia fruizione di questo spettacolo nelle scuole, per instillare nei ragazzi il germe della riflessione, aprire un prezioso confronto, far sì che il teatro possa far ascoltare il proprio contributo per cambiare realmente le cose.


Giardini della Filarmonica Romana - via Flaminia 118, 00196 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4746390 - 393/9753042, mail
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Orari botteghino: 08 - 14 Luglio, 11-13/ 15-18; 15 Luglio - 13 Agosto, 17 - 22.30
Orario spettacoli: 28 luglio 2016, ore 21.30
Biglietti: € 15 prezzo intero, € 13 ridotto cral e associazioni, € 10 ridotto gruppi, € 5 ridotto studenti,
€ 2 biglietto cortesia, ingresso gratuito per gli spettacoli pomeridiani

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Nicola Conticello e Marco Giovannone, Ufficio stampa NC Media
Sul web: www.teatro91.com

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