Gino Bramieri. Un applauso lungo un mese - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 04 Maggio 2016 

A vent'anni dalla scomparsa, Gino Bramieri è riuscito a fare l'ennesimo tutto esaurito al Teatro Manzoni. La serata del 2 maggio, condotta da Marco Columbro, ha visto alternarsi sul palco molti amici coi quali ha condiviso momenti felici della sua vita, nel lavoro come nel privato. E i festeggiamenti non finiscono qui. Sempre a Milano, la Biblioteca Umanistica dell'Incoronata in Corso Garibaldi ospiterà, fino al 29 maggio, una mostra che racconta l'uomo e l'artista in tutte le sue variopinte sfaccettature, tra fotografie, locandine e oggetti personali per la prima volta mostrati al pubblico. L'idea di festeggiare degnamente l'attore milanese è stata promossa con grande impegno dalla nuora Lucia, che ha potuto contare sulla collaborazione dell'Associazione Music and Partners, insieme al patronato della Regione Lombardia e al patrocinio del Comune di Milano.

 

GINO BRAMIERI, UN APPLAUSO LUNGO UN MESE
con la partecipazione di Marco Columbro, Gerry Scotti, Iva Zanicchi, Paolo Limiti, i Legnanesi, Francesco Salvi, il quartetto vocale Voci di Corridoio e molti altri artisti

 

È la curva del destino che in alcuni casi, fortunatamente, imbocca la traiettoria giusta. C'è stato un momento - e all'epoca era ancora un ragazzetto, senza arte né parte - nel quale Gino Bramieri aveva pensato di potersi riscattare dalla povertà facendo il pugile. Però l'illusione di poter diventare un emulo di Primo Carnera è durata il tempo di un battito d'ali. O per meglio dire, il tempo di un uppercut: un colpo dell'avversario ben assestato sul mento e Gino cadeva a terra, dopo appena 22 secondi di match. Sul ring non si rialzerà più, ma in compenso si rialzerà eccome, per oltre cinquant'anni, sulle tavole del palcoscenico di tutta Italia.

A vent'anni dalla scomparsa, dimenticare Bramieri è un'impresa impossibile. Ed è impossibile per questo semplice fatto: che ricordarlo è bellissimo, e nessuno può avere l'intenzione di privarsi di un ricordo così bello. Gino è nato a Milano e si sentiva milanese fin dentro alle ossa, ma con la simpatia travolgente di cui era dotato è divenuto patrimonio nazionale. Se proponessimo un sondaggio da Ventimiglia all'entroterra siciliano, possiamo esser sicuri che nessuno esprimerebbe un parere negativo sul suo conto. Al massimo si può trovare qualcuno che non andava pazzo per i suoi sketch, ma riguardo alla persona e all'artista non potremmo che raccogliere esclusivamente opinioni lusinghiere. Ed è un caso quasi unico nello spettacolo italiano, perché difficilmente si è in grado di ottenere un'unanimità di consensi.

Tutta questa premessa lunga per dire che i festeggiamenti in corso a Milano per tributare la sua figura - fortemente voluti dalla nuora Lucia - non solo sono giusti: sono sacrosanti, che è ben diverso. Fino al 29 maggio, presso la Biblioteca Umanistica dell'Incoronata in Corso Garibaldi 116, sarà aperta al pubblico una mostra piena zeppa di cimeli che raccontano sia il percorso professionale (locandine e fotografie coi grandi della rivista e del cinema) sia il privato (la pagella, l'atto di matrimonio, i manoscritti con battute e copioni e molte altre curiosità) dell'attore. Un'opportunità da non lasciarsi scappare per far visita a un signore che è stato ed è tuttora un amico di tutti noi, e prima ancora è stato un benefattore vero, perché ha saputo donare un sorriso ai tanti, ai troppi, che il sorriso lo avevano smarrito chissà dove e chissà quando.

È un peccato però per tutti coloro che da spettatori hanno mancato l'appuntamento del 2 maggio al Teatro Manzoni. A costo di esagerare col lessico enfatico, bisogna dire in assoluta onestà che abbiamo assistito a una serata di quelle imperdibili. Entusiasmante, e nel contempo commovente, per chi è appassionato di Gino Bramieri, ma piacevolissima da seguire anche per chi, ventenne o giù di lì, magari Bramieri non lo aveva mai sentito nominare.

Marco Columbro ha fatto gli onori di casa, e conoscendolo ormai da una vita non vi era dubbio alcuno che avrebbe garantito, come sempre, il massimo della simpatia e della professionalità. Gli ospiti che via via ha introdotto sul palco avevano una caratteristica che li accomunava tutti: un sincero affetto e una sincera riconoscenza nei confronti di un collega di cui sentono la mancanza. Certi sentimenti autentici traspaiono a occhio nudo, c'è poco da fare. Dunque possiamo star certi che Paolo Limiti, I Legnanesi, Gerry Scotti, Evaristo Beccalossi, Franco Oppini, Paola Onofri e Francesco Salvi gli hanno voluto, e gli vogliono ancora molto bene. Per quanto riguarda Salvi, senza nulla togliere alla completezza attoriale che ha avuto modo di dimostrare nell'ambito delle fiction televisive, ci ha fatto davvero un grosso piacere ritrovarlo, in questa circostanza, nella sua veste originaria di comico geniale e dirompente, saltimbanco che porta un benevolo scompiglio coi suoi calembour intelligenti e spiazzanti. Per chi ha conservato memoria del MegaSalviShow, un vero tuffo al cuore.

La gente, quella sera lì del 2 maggio, ha riempito il Manzoni come un uovo. E a nessuno venga in mente di malignare che questo afflusso enorme fosse dovuto all'ingresso gratuito, perché non è certo l'accesso libero la ragione che ha spinto una fiumana di persone a esserci, a presenziare. La spiegazione di questo ennesimo tutto esaurito di Bramieri va ricercata piuttosto nella complicità, o meglio ancora nell'empatia che, in vita, l'attore milanese era riuscito a creare fra sé e il suo pubblico fedele. C'era una carica di umanità in lui che le persone comuni percepivano, e il ricordo di questa sua sensibilità è rimasto vivido a distanza di vent'anni. Molti i filmati nel corso della serata, ma quelli che hanno stretto per davvero il cuore sono due in particolare. Uno riguardava la consegna del Telegatto, un mese prima che quel maledetto tumore al pancreas se lo portasse via per sempre. Non si è ancora capito dove avesse trovato la forza, ma pur essendo giunto a uno stadio ormai terminale della malattia, quella sera volle uscire dall'ospedale e andare a teatro a ritirare il premio, perché era un premio donatogli dal pubblico, dal suo pubblico. L'altro filmato era una sequenza della sitcom Norma e Felice, in cui chiacchierava con la luna dandole del tu, domandandole se fosse possibile farlo rimanere sulla Terra ancora a lungo, perché aveva ancora tanta, tanta voglia di vivere.

Gino Bramieri ci ha lasciato a 67 anni, e ha ragione da vendere Gerry Scotti nell'esprimere il suo rammarico, perché se Gino avesse vissuto qualche anno di più, avrebbe continuato a fare le due cose che gli riuscivano meglio: far ridere la gente, in maniera bonaria e senza nemmeno l'ombra della volgarità; insegnare ai più giovani, e forse pure ai meno giovani, com'è che bisogna stare al mondo. Nella sua leggerezza lui era un uomo estremamente saggio, e quando il comico dimostra di essere una persona seria, in questi casi merita veramente un lungo applauso. Lungo anche più di un mese.

 

Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 800914350, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì 2 maggio ore 20.30
Biglietti: ingresso libero

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Elena Moretti, Ufficio stampa Parole & Dintorni
Sul web: www.teatromanzoni.it - www.ginobramieri.it

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