Giggino Passaguai - Teatro de’ Servi (Roma)

Scritto da  Venerdì, 07 Dicembre 2012 

Dal 27 novembre al 16 dicembre. Una chiesa distrutta, due sacerdoti profondamente diversi ma accomunati da una grande fede, un quartiere difficile di quelli che conquistano la notorietà solo nelle pagine della cronaca nera, un tossicodipendente sull’orlo della fine con alle spalle una sorella che soffre impotente, un giovane affascinato dalla malavita locale: questi sono gli elementi di una storia che apparentemente non lascia spazio a nessuno spiraglio di speranza, ma che invece i fatti schiuderanno a nuove ed imprevedibili evoluzioni. Il tutto nella nuova brillante commedia di Antonio Grosso, per la regia di Paolo Triestino, in scena al Teatro de’ Servi.

 

 

 

 

Lux T presenta
GIGGINO PASSAGUAI
di Antonio Grosso
regia di Paolo Triestino
con Antonio Grosso, Antonello Pascale, Carmen Di Marzo, Giuseppe Orsillo, Ariele Vincenti
voce del boss Gianfelice Imparato
voce dello scagnozzo Ciro Scalera
scenografia Alessandra Ricci
costumi Maria Marinaro

 

 

I fatti a cui si ispira l’intreccio narrativo della commedia “Giggino Passaguai” sono assolutamente reali e fanno in particolare riferimento alla drammatica vicenda di Don Pino Puglisi: il coraggioso sacerdote palermitano sfidò la mafia con un costante impegno evangelico e sociale e fu per questo ucciso il 15 settembre 1993; in memoria di quest’uomo altruista e sprezzante del pericolo recentemente Benedetto XVI ha peraltro promulgato la causa del decreto di beatificazione. La sua testimonianza quotidiana, fatta di coraggio e semplicità, ha saputo conquistare il cuore dei giovani, tanto da trasformare uomini come padre Puglisi nei più grandi avversari della malavita organizzata, capaci di sottrarle quella mano d’opera tanto “utile” per i lavori sporchi ed i traffici illeciti su cui si basa il suo dominio incontrastato sul territorio. E la conferma che il loro sacrificio non rimane vano la si ritrova anche in spettacoli come questo che, oltre a mantenere vivo il ricordo, riescono a scuotere le coscienze pericolosamente impigrite della gente.
Una storia di coraggio e di grande speranza quella scritta da Antonio Grosso, reduce dai successi di "Minchia Signor Tenente" e “Papà al cubo”, in cui il tema della degenerazione malavitosa viene affrontato con una notevole delicatezza, conciliata con l’intelligenza ironica che impreziosisce l’intera pièce.
La regia curata da Paolo Triestino, da molti ammirato come straordinario interprete insieme a Nicola Pistoia in spettacoli di grandissimo successo come “Ben Hur”, “Muratori” e “Trote”, è garanzia di qualità per l’intero allestimento rendendo lo spettacolo assolutamente speciale. Se a questo si aggiunge la straordinaria bravura di tutti gli interpreti in scena, testimoniata dai ripetuti e spontanei applausi del pubblico, è facile intuire che si tratta di uno spettacolo da non perdere.
La storia ruota introno a due giovani preti, Don Sabatino (interpretato da un esilarante Antonello Pascale) e Don Michele (ne veste i panni l’autore stesso, il talentuoso Antonio Grosso), inviati in un piccolo paese infestato dalla malavita per risollevare le sorti di una chiesa abbandonata. I due inevitabilmente si troveranno ad affrontare le ineffabili difficoltà quotidiane di un simile contesto, nel tentativo di recuperare i giovani del quartiere ad una vita sana, e la loro avventura sarà contraddistinta da un continuo alternarsi di situazioni tragicomiche.
La chiesa presentata in condizioni penose risulta essere l’evidente metafora di una condizione di degrado morale e sociale; pian piano ad essa si sostituirà una chiesa addobbata in tutti i minimi dettagli, ma a ben guardare ad essere veramente ristrutturata sarà la coscienza della gente, che verrà conquistata con il passar del tempo dalla freschezza e dall’entusiasmo disinteressato di questi due giovani sacerdoti, pronti a tutto pur di raggiungere il loro scopo, persino a proporre i canti religiosi domenicali in versione neomelodica. L’idea si dimostrerà vincente, infatti attraverso il canto liberatorio riusciranno a far breccia nei cuori dei parrocchiani che da quel momento affolleranno le messe richiamati dall’inconscio desiderio di un vero cambiamento.
Particolarmente apprezzabile risulta la commistione della comicità tipicamente e veracemente partenopea, con quella altrettanto esilarante e avvincente di origine capitolina, impersonata da Ariele Vincenti, pregevole interprete nei panni del tossicodipendente; una saporita fusione che innesca a più riprese momenti di comicità pura.
La forza della commedia poggia sulla capacità di proporre temi assolutamente seri declinati in chiave ironica ma non banale, istaurando così con il pubblico una immediata sintonia che trasuda per l’intero spettacolo, sino a conquistare completamente lo spettatore con un commovente colpo di scena finale. Da non perdere.

 

 

Teatro de' Servi - via del Mortaro 22 (via del Tritone), Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6795130
Biglietti: platea intero €20 - ridotto €16 / galleria intero €17 – ridotto €14
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, sabato ore 17.30 e 21, domenica ore 17.30, lunedì riposo

 

 

Articolo di: Dino De Bernardis
Grazie a: Ufficio stampa Carla Fabi & Barbara Ghinfanti Comunicazioni
Sul web: www.teatroservi.it

 

 

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