Gente di facili costumi - Teatro Belli (Roma)

Scritto da  Venerdì, 08 Gennaio 2016 

Antonio Salines e Francesca Bianco, sempre diretti da Carlo Emilio Lerici, tornano a divertire il pubblico del Teatro Belli con "Gente di facili costumi", commedia scritta a quattro mani da Nino Manfredi e Nino Marino. Andato in scena per la prima volta nel 1988, con lo stesso Nino Manfredi nei panni del protagonista, questo testo è considerato ancora oggi uno dei testi più eclatanti apparso sulle scene teatrali italiane negli ultimi anni. Protagonisti della pièce sono Anna, nome d’arte sul lavoro “Principessa”, una prostituta che rincasa tardi la notte, disordinata e rumorosa che, ovviamente, disturba l’inquilino del piano di sotto, che soffre d’insonnia. E Ugo, un intellettuale che vivacchia scrivendo per la tv e per il cinema, inquilino del piano di sotto, che sogna di fare un film d’arte, che cerca di essere un intellettuale e avrebbe bisogno di un po’ di tranquillità per concentrarsi. Ma che ovviamente non riesce a dormire a causa di Anna...

 

Teatro Belli in collaborazione con Ass. Cult. La Comune Bolzano presenta
GENTE DI FACILI COSTUMI
di Nino Manfredi e Nino Marino
con Antonio Salines e Francesca Bianco
voce fuori campo Carlo Emilio Lerici
musiche Roberto Fia
scene e costumi Giuseppe Lorenzo
regia di Carlo Emilio Lerici

 

Squadra che vince non si cambia. Ed ecco che Antonio Salines e Francesca Bianco tornano sul palcoscenico del Belli, sempre diretti da Carlo Emilio Lerici in una nuova commedia. Dopo "Coppia aperta quasi spalancata" i due attori tentano di divincolarsi non più tra i rapporti di coppia ma espandendo i propri orizzonti verso i rapporti di buon vicinato. Protagonisti di "Gente di facili costumi", testo scritto a quattro mani da Nino Manfredi e Nino Marino, sono Anna - meglio conosciuta nell'ambiente notturno come "Principessa" - e Ugo. Donna di antica professione lei, burbero intellettuale con problemi di insonnia lui. Il connubio ideale per far nascere nuove incomprensioni e inedite devianze comiche.

Motivo di iniziale discordia sembra essere il rumore che la donna fa (involontariamente) rincasando tardi ogni notte nell'appartamento superiore: dal giradischi in continua riproduzione su un solo lato al rintocco dei tacchi sul pavimento, dalle chiavi in caduta libera fino alle telefonate nel cuore della notte. Tutti fastidi che irriterebbero ogni uomo o donna di buona volontà e sonno leggero, ma non Ugo. A lui infastidisce il non ripetersi di una quotidianità ormai consolidata, lo sbattere la porta come ouverture, lo scorrere dell'acqua ad accompagnare i preparativi per un bagno caldo, le scarpe lanciate via a sancire il relax e le molle del letto a chiudere l'opera. Scombinare i piani e gli orari porta inevitabilmente anche a scombinare i ritmi ormai consolidati di veglia e sonno. Se si aggiunge poi che una maldestra dimenticanza della stessa donna provoca un allagamento del piano inferiore (ovvero l'appartamento di Ugo)...la notte sembra farsi infinita.

Un testo brioso ed incalzante che, dipartendo dall' estremo di una vita totalmente teorica, orientata ad un bramato successo futuro, si interrelaziona con una controparte femminile dai tratti primordiali, dalla filosofia schietta e improvvisata, nobilitata unicamente dalla genuinità dei sentimenti. Poli opposti che però sembrano pian piano avvicinarsi con il passare del tempo, complice la necessità di una convivenza forzata. Ore che diventano giorni, e distanze che diventano orbite attorno ad uno stesso obiettivo comune: la felicità.

La regia di Carlo Emilio Lerici conserva e valorizza adeguatamente le caratteristiche principali del testo, riducendo al minimo i tagli funzionali, lasciando però incompleto il lavoro sui personaggi e sui tempi di scena: i protagonisti, così come le loro battute, sembrano inseguirsi sul palco senza mai brillare e scatenare attesi fragori di sala. Lo stesso ritmo scenico risente di un'insolita alternanza tra sequenze inspiegabilmente accelerate (a tal punto da impedirne la dovuta fagocitazione del pubblico) e rallentate sottolineature. Che sia responsabilità degli interpreti o marchio del regista però non è dato sapere: la sensazione di non aver ben compreso le dosi di estro registico e libertà interpretativa utilizzate per la messa in scena di "Gente di facili costumi" accompagna lo spettatore ben oltre l'uscio del Teatro Belli.

Uno spettacolo che diverte ben oltre i regimi minimi, lasciando però l'amaro in bocca di un' occasione sprecata per fare davvero la differenza. Un vero peccato se si guarda alla fisicità dei due attori, pienamente a loro agio nell'antitesi tra chi vorrebbe viver d'arte (e non risparmia una velata critica sul sistema di starlette senza cultura, ottimamente inserita nel testo) e chi vorrebbe rivivere una nuova primavera sentimentale, nonostante gli anni e gli uomini abbiano ormai consunto anche l'anima.

 

Teatro Belli - Piazza Santa Apollonia 11/a, Roma (Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30
Biglietti: intero € 18, ridotto € 13

Articolo di: Gianluigi Cacciotti
Grazie a: Dalila Cirelli, Ufficio stampa Teatro Belli
Sul web: www.teatrobelli.it

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