Gay Panic - Teatro Belli (Roma)

Scritto da  Mario Fazio Mercoledì, 07 Maggio 2008 

Teatro Belli, Roma. Dal 12 al 24 Febbraio 2008. Due soldati in una torre di guarda. Iraq, maggio 2004, base militare di Ad Dawr. E’ guerra. Uno è americano, l’altro è iracheno. Cosa può accadere tra questi due uomini? Il cibo che si scambiano prepara all’amore, un bacio appassionato. E’ il buio.

 

 

 

 

 

 

Sycamore T Company presenta

GAY PANIC

 

scritto e diretto da

Riccardo de Torrebruna

 

con Andrea Gherpelli e Simone Spirito

allestimento scenico di Massimiliano Frumento

musiche di Aida Nadeem

 

Teatro Belli, Roma

Dal 12 al 24 Febbraio 2008

 

Due soldati in una torre di guarda. Iraq, maggio 2004, base militare di Ad Dawr. E’ guerra. Le famiglie sono lontane, nello spazio e nella cultura, perché i due soldati sono diversi. Uno è americano, Marlboro legata sul berretto, l’altro è iracheno, della rifondata Guardia Nazionale irachena, giovane, spaesato con i dolci di mamma fatti per il suo compleanno. Uno è forte, grosso, cresciuto a vitamine e burro di arachidi, l’altro è magro, pochi muscoli e tante tradizioni popolari sulle spalle. Uno è un conquistatore, l’altro un reietto, un traditore.

Cosa può accadere tra questi due uomini? Cosa li unisce, a parte il condividere un posto di guardia in una giornata caldissima, e a parte la paura?

Massimiliano Frumento mette in scena uno spaccato contemporaneo della realtà al fronte, di quella realtà che noi viviamo mediata dai telegiornali, dalla stampa estera che ogni tanto ci ricorda che laggiù esiste una guerra. Perché esiste, perché ne facciamo parte anche noi italiani. Forse sono discorsi che lasciano il tempo che trovano. Ciò che conta è che c’è una guerra, c’è gente che salta per aria imbottita di tritolo, ci sono culture che si scontrano e c’è sangue, tanto, che scorre.

Il sangue. Di qualunque nazionalità sia, è sempre rosso e può significare solo una cosa: morte.

Prendiamo posto in sala, un bel teatro romano, al centro di Roma, a Trastevere. Lo spettacolo in realtà è già iniziato, davanti a noi, sullo sfondo della scena, passano filmati sulle interviste ai marine e ai cittadini in Iraq. Ci siamo, stiamo entrando nella storia.

Due soldati, una trincea. Sempre due culture che si scontrano e ancora prima due uomini. Scambi di battute, risentimenti reciproci, recriminazioni. Ma tra i due accade altro, il cibo che si scambiano prepara all’amore, un bacio appassionato, il buio.

Il titolo, “Gay Panic”, è fuorviante: fa pensare ad una commedia di uomini in gonnelle. E’ un titolo non proprio azzeccato, pare essere stato messo per attirare mosche al miele. E fa un po’ rabbia perché lo spettacolo viaggia più su, molto più alto di una semplice commedia.

Frumento scrive un testo che può adattarsi a tante letture: quella più immediata del “panico gay” all’interno del maschissimo esercito americano, quella più intellettuale di due culture che si compenetrano e si scontrano, dove nessuna delle due ne esce viva.

“Cosa si sente ad avere un iracheno dentro?” chiede tra il malizioso e il profondo il giovane iracheno al disarmato marine. Non c’è un lieto fine nella storia tra i due, forse non può esserci un lieto fine in questa guerra che nessuno più capisce.

I due protagonisti in scena sono bravissimi, ma ancora di più i complimenti vanno ad una regia pulita e profonda che si sofferma sugli sguardi a discapito di una carnalità che poteva essere venduta meglio e più a buon mercato. Meglio così. “Gay Panic” è un bellissimo spettacolo che sa emozionare e che vanta tanti tasselli (musica, attori, testo, regia) tutti azzeccati.

 

Da non perdere.

 

 

 

 

Recensione di: Mario Fazio

Sul web: www.teatrobelli.it

 

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