G8 sotto l'ira del sole - Teatro Spazio Uno (Roma)

Scritto da  Domenica, 10 Maggio 2015 

Il Summit di Genova, atteso per riunire capi di stato e di governo delle maggiori democrazie industriali, si è trasformato in un caso storico di violenza tale da far intervenire con una sentenza e dopo 14 anni, la Corte di Strasburgo per dare finalmente giustizia a chi, per anni, ha continuato a denunciare quanto accaduto in Piazza Alimonda, nella scuola Diaz, nel carcere di Bolzaneto. ‘G8 - sotto l’ira del sole’ raccoglie storie, reali o romanzate, di chi c’è stato, di chi ha subito, di chi avrebbe voluto esserci. Tanti occhi e tante voci cucite da un filo drammaturgico per far sì che anche il teatro contribuisca a non dimenticare.

 

TeatroSenzaTempo Produzione Spettacoli Teatrali presenta
G8 SOTTO L'IRA DEL SOLE
da un'idea di Alexandro Sabetti
testo di Mary Ferrara e Alexandro Sabetti
regia di Francesca Staasch
con (in ordine di apparizione) Alessia De Martino, Marco Fioravante, Riccardo Merlini, Andrea Guerini, Lorenza Sacchetto, Martina Mastroianni, Lily Lauria, Margherita Caravello, Martina Milani, Sara Signoretti, Alessia Sala

 

La realtá nella sua crudezza e brutalitá é sempre una brutta gatta da pelare per chi scrive. Soprattutto il teatro é soggetto ad un eccesso di realismo, dal momento che gli eventi non vengono semplicemente "narrati" bensí assumono sul palcoscenico la forma di una seconda realtá nella rappresentazione. La drammaturgia ha quindi sempre bisogno di filtri e "trucchi" nel rappresentare il mondo; poiché il teatro - come diceva Goldoni - é lo specchio critico del mondo. Si tratta di un "looper", di una piccola stortura, un’incrinazione kantiana del mondo fenomenico indispensabile ad innalzare il "fatto" puro e semplice ad una superiore condizione emblematica e teatrale.

Per esempio, in questo caso, la scommessa era quella di prendere spunto dai tragici episodi dell’assalto alla Diaz e delle violenze della caserma Bolzaneto durante i fatti del G8 di Genova e da lí sviluppare un discorso drammatico che andasse oltre la cronaca dei fatti. Il pericolo isomma era proprio quello di cadere in una sorta di documentarismo che avrebbe ripetuto immagini e situazioni ormai diffuse e note a tutti, altresí ricadere in una forma di enunciazione ideologica e per lo piú didascalica sul tema della violenza e della brutalitá poliziesca.

Invece devo testimoniare la riuscita a livello drammaturgico di questo spettacolo, proprio perché sottraendosi abilmente alle Scilla e Cariddi del piatto documentarismo o dello schematismo ideologico, la divisione in buoni e cattivi insomma, la trama si sviluppa su un piano sostanzialmente diverso dall’approfondimento giornalistico o della denuncia, ma con ben maggiore profonditá va ad incentrarsi sul tema del rapporto tra arte e realtá.

Nei giorni che precedono la manifestazione di Genova un giovane scrittore e sceneggiatore é impegnato a scrivere un soggetto tratto da un romanzo di Dostoevskij. Il suo rapporto col mondo violento narrato dall’autore russo é puramente teorico ed astratto, perfino onirico. Una sorta di musa interiore guida le riflessioni e la scrittura, peraltro sempre piú stanca e controvoglia del giovane autore, che si perde in quello che Calvino definisce il "mare magnum dell’oggettivitá". Ad ogni progresso nel lavoro di scrittura e di adattamento c’é come una perdita di "peso" del mondo reale, come se Dostoevskij fuorviasse il suo giovane emulo verso una realtá non piú attuale, ma ormai mortalmente, noiosamente, stancamente letteraria.

"Sembriamo - dice il giovane scrittore battendo a macchina l’ennesima espressione letteraria, bella ma apparentemente effimera - personaggi di una commedia stucchevole“. Naturalmente Dostoevskij non puó essere stucchevole né tantomeno effimero, anche perché basterebbe poco per rendersi conto che le riflessioni dello scrittore russo sulla violenza insita nell’animo umano sono sempre tragicamente reali ed attuali. Meglio: lo sarebbe se chi leggendo non si appartasse, non si autoescludesse dalla realtá viva, ma si tuffasse in essa con lo strumento critico ancorché letterario che la grande opera del Russo puó fornire - a chi peró beninteso vuole e la sa intendere.

Avviene cosí una sorta di epifania che rimette in sintonia il piano della fantasia letteraria e quello del mondo reale. La compagna del giovane sceneggiatore in cerca di soggetti "potenti", passiva e paziente ascoltatrice di lunghe letture a tavolino che alla lunga cominciano ad annoiarla, organizza il viaggio a Genova insieme col suo compagno scrittore: una breve vacanza - gli dice ironicamente anche per sdrammatizzare il suo blocco creativo - ti fará bene. La partecipazione alla manifestazione anti G8 sará invece tutto fuorché una vacanza, anzi sará un vero e proprio tuffo nella realtá, nella cruda realtá di violenza e sopruso. E proprio questa "vacanza" fará capire bene al giovane autore il significato - letterario ma questa volta sí finalmente realissimo - delle parole e dei concetti di Dostoevskij.

A questa trama centrale dello spettacolo si aggiungono ben calibrate "piccole storie" di altri personaggi colti nella quotidianitá di quei momenti di fuoco. La benpensante che non puó tornare a casa per via dei posti di blocco, le ragazze che si preparano al grande giorno della manifestazione. Lampi di realismo che tendono allora ad incastonarsi e ad incastrarsi in una rappresentazione piú onirica e metafisica quando ci si cala nei momenti dei pestaggi in caserma e poi nel surreale processo che condannerá - in un gioco delle parti in cui ci si passa materialmente la palla come in uno scaricabarile - i quadri intermedi dei funzionari, ma non i veri responsabili di questa vergognosa barbarie.

Lo spettacolo funziona sia perché privo di preconcetti ideologici, sia perché si vuole in sostanza andare oltre il fatto e il documento, che peraltro viene affidato a brevi ed efficaci proiezioni che rinnovano il ricordo degli eventi. I giovani della compagnia sono bravi, sinceri, qualcuno forse piú maturo di qualche altro, tutti comunque abili a tenere alti ritmi e tensione. Non condivido piuttosto la scelta registica di far indossare ad un commissario di polizia la stella da sceriffo e il cinturone con pistola, e alle vittime dei pestaggi le grandi orecchie nere di Topolino. Se si voleva dire che in fondo si trattava di adolescenti animati da ingenui quanto sani ideali bastavano giá i dialoghi brevi ma efficaci delle due ragazze in procinto di unirsi ai manifestanti senza arrivare a soluzioni che fanno recita scolastica o goliardica.

 

Teatro Spazio Uno - vicolo dei Panieri 3, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45540551
Orario spettacoli: venerdi' 1 e sabato 2 maggio ore 21, domenica 3 marzo ore 18
Biglietti: € 10 (Più tessera teatro) posto unico

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Mary Ferrara , Ufficio Stampa Compagnia
Sul web: www.teatrosenzatempo.com

TOP