Fuga, L’ultimo rifugio - Spazio Tertulliano (Milano)

Scritto da  Lunedì, 05 Ottobre 2015 

La cornice del Tunnel del Soratte ispira Raphael Bianco a rappresentare situazioni di attesa, fuga, scampo, nell’ambiente claustrofobico di uno spazio che è stato testimone di sofferenza e strategie militari e dove danza e musica dal vivo interagiscono nella linea contemporanea di un dialogo aleatorio evocando suggestioni e stati d’animo attraverso l’interazione fra suono e gesto danzante. Le testimonianze recitate con le voci fuori campo contestualizzano ulteriormente questi luoghi, in momenti storici ben definiti, echi, ricordi da non dimenticare, vicende umane durante le guerre recenti e passate. Le immagini del regista Stefano Rogliatti, rendono visibili alcuni scorci non accessibili al pubblico. "Fuga - L’ultimo rifugio" è una riflessione sulle fughe, la guerra e la violenza di tutti i tempi attraverso uno spettacolo multimediale che riserva in ultimo uno slancio di speranza per tempi migliori.

 

Compagnia EgriBiancoDanza presenta
FUGA - L’ULTIMO RIFUGIO
direzione artistica Susanna Egri- Raphael Bianco
ideazione e coreografia Raphael Bianco
assistente alle coreografie Elena Rolla
musica Ivan Bert, J.S. Bach
luci Amilcare Canali
video Stefano Rogliatti
testi testimonianze di una sopravvisuta della II guerra mondiale
voce fuori campo Silvia Giulia Mendola
costumi Melissa Boltri
danzatori Elisa Bertoli, Maela Boltri, Vanessa Franke, Vincenzo Criniti, Vincenzo Galano, Cristian Magurano, Alessandro Romano
produzione Fondazione Egri per la danza
in collaborazione con Festival Invito alla Danza

 

Quando l'amica Elena Rolla invita personalmente a un evento non bisogna fare altro che mettersi sull'attenti e, pedibus calcantibus, raggiungere la sala in cui va in scena l'ultima fatica della Compagnia EgriBiancoDanza. Una scelta, la mia, dettata da diligenza (forse qualche retaggio austro-ungarico nel DNA, non a caso all'anagrafe faccio Francesco Giuseppe), ma soprattutto dalla ferma consapevolezza che il prodotto artistico forgiato dalle loro mani è sempre di ottima rifinitura, qualunque sia il soggetto su cui concentrano la loro attenzione.

Fondazione Egri vuol dire danza contemporanea ai livelli più alti. La danza contemporanea, come noto, ha la caratteristica generale di alludere dei contenuti senza esplicitarli. È democratica: non impone al pubblico tesi già cotte e mangiate, bensì fornisce a ogni singolo spettatore l'opportunità di costruirsi una propria idea personale sul senso dello spettacolo a cui sta assistendo. Non è nemmeno obbligatorio che costui rifletta sui significati di coreografie a volte misteriose: è sufficiente - e anzi, in taluni casi forse addirittura auspicabile - lasciarsi cullare dai significanti, senza star troppo a ragionarvi sopra.

Il recensore teatrale, però, ha degli obblighi inderogabili: oltre allo svantaggio di attirarsi qualche antipatia (dovuta in molti casi a invidia, ma non approfondiamo questo triste argomento...), ha pure il dovere di individuare qualche potenziale significato, di proporre la sua (parziale) verità, nella speranza che il lettore ne faccia buon pro.

Dunque Fuga-L'ultimo rifugio allo Spazio Tertulliano, in apertura di stagione. L'azione si svolge in un bunker, e nel luglio scorso è proprio dentro le gallerie del monte Soratte nel Lazio - rifugio per i tedeschi durante il bombardamento delle forze alleate nella seconda guerra mondiale (chi volesse approfondire questa pagina storica non notissima si rivolga alla neoeletta miss Italia, la cui competenza nell'ambito specifico della storia riluce in tutto il suo fulgore) - che lo spettacolo è stato presentato al pubblico, in una delle sue prime uscite.

Raphael Bianco è un artista, di quelli bravi (e a breve sarà financo un padre, di quelli ottimi), perciò a partire da un luogo, il bunker, che più di ogni altro evoca in chi lo immagina atmosfere claustrofobiche, ha imbastito una riflessione niente affatto banale sul senso di soffocamento che l'umanità prova nella società di oggi. Siamo bombardati su più fronti - non ultimo il versante informativo, coi media che ci tallonano ora dopo ora raccontandoci un mondo irrespirabile, senza neanche il buon gusto di fornirci una maschera antigas - e Raphael, con la sua sensibilità al di sopra della media, percepisce la pericolosità di questo assedio. Dotato di spirito pratico, intravede nella danza la vera, forse l'unica, efficace via di fuga da questa atmosfera mefitica. I ballerini che si muovono durante l'ora della pièce non interpretano degli automi, bensì esseri umani sprovvisti, per via delle contingenze negative in cui si trovano malgré leur catapultati, del lume della ragione. La paura li ha resi animali antisociali, hobbesianamente predisposti alla guerra di tutti contro tutti per puro istinto di sopravvivenza. Manca il Leviatano per mettere un po' di ordine alle loro vite, ma la speranza è che questo Leviatano non arrivi mai, perché è dentro di sé che devono cercare la capacità di costruire una società civile. Essi non parlano, si esprimono piuttosto a gesti e scatti intrisi di nervosismo; non è un universo di sentimenti quello descritto da Raphael, ma di appetiti contrastanti, che non riescono a contemperarsi. Furore anonimo di una collettività priva di anima. A un certo momento, nel marasma generale, si intravede un barlume di amore, di incontro a due foriero di felicità, ma resta solo un barlume.

Pessimismo della ragione quello della Compagnia EgriBianco? Naturale. E come potrebbe la ragione non nutrire un sano pessimismo visto che in troppi, in questa nostra società, vogliono ridurla in cattività? Ma c'è anche l'ottimismo della volontà, che spinge a inventarsi una scappatoia: questo è l'insegnamento principale della rappresentazione (pessimismo della ragione e ottimismo della volontà è una formula gramsciana che utilizzo spesso negli articoli, ma non è certo colpa mia se i pensieri politici dell'intellettuale sardo erano così acuti da risultare spendibili ovunque, anche nella riflessione estetica).

Raphael si affida per le musiche al collaudato Ivan Bert e al collaudatissimo Bach, che di arte della fuga se ne intendeva e non poco. I testi - testimonianze di una superstite della seconda guerra mondiale, recitate da una Silvia Giulia Mendola brava come sempre, la cui voce però lì per lì non ho riconosciuto, e me ne dolgo con sincerità - si sposano bene con le danze, non appaiono intrusivi. Rimane però purtroppo ignota, al recensore e al pubblico in sala, l'identità di questa superstite. Per il futuro, un comunicato stampa più completo sarà cosa gradita.

I danzatori ci hanno messo anima e corpo. Tanto corpo, a giudicare dalla sudorazione prorompente a fine recita - dovuta, a meno non vi siano problematiche di natura endocrinologica che coinvolgono tutta la Compagnia nel suo insieme, a uno sforzo fisico davvero consistente.

Tutto è partito insomma da una riflessione sul bunker di Soratte, luogo nel quale il Male - ovvero i nazisti - nella sua harendtiana banalità cercava di salvare la pelle. La storia siamo noi, naturale, ma anche i bunker siamo noi, nella nostra pigra incapacità di trovare un pertugio da cui venirne fuori. Può il teatro aiutarci in questo percorso di emancipazione? Certo che può. Anzi deve, a patto che ai piani alti della politica comprendano l'importanza del palcoscenico per formare i cittadini del domani. La sordità dei ministeri è un ulteriore bunker, e fortunate quelle poche realtà teatrali che a Milano e non solo, con qualche santo in paradiso, hanno il percorso spianato che gli consente di rivedere la luce (poi magari, pur vedendo la luce, fanno ugualmente spettacoli mediocri, ma questo è un altro argomento triste da non approfondire...).
Il Tertulliano comunque tiene botta, e continuerà a tenerla. Nei secoli dei secoli.

 

Spazio Tertulliano - via Tertulliano 68, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/49472369, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, domenica ore 20.30
Biglietti: 16 € intero; 10 € over 60, under 26 e convenzioni; 7 € scuole di teatro

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Francesca Bartolino, Promozione Spazio Tertulliano
Sul web: www.spaziotertulliano.it

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