Frost/Nixon - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Domenica, 01 Giugno 2014 

Il cortocircuito tra potere politico e potere mediatico, tra menzogna e responsabilità, tra storia, drammaturgia e impegno civile esplode in maniera dirompente nel primo lucidissimo lavoro teatrale di Peter Morgan, sceneggiatore per il cinema inglese ed americano, scritto nel 2006 ed intitolato "Frost/Nixon"; dalla pièce, accolta da un trionfale consenso di pubblico e critica, anche grazie alle magistrali interpretazioni di Michael Sheen (nei panni di David Frost) e Frank Langella (in quelli di Richard Nixon), fu poi tratto un film nel 2008 con gli stessi due attori protagonisti diretti da Ron Howard, rivelatosi anch'esso uno straordinario successo sfiorando trenta milioni di dollari d’incasso all'uscita.

Sui palcoscenici italiani l'acerrima singolar tenzone tra il tracotante ed apparentemente granitico ex-presidente americano Nixon e il brillante anchorman britannico Frost, rivive grazie agli sforzi produttivi congiunti di Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile dell’Umbria, nella pregiata regia a quattro mani firmata da Elio De Capitani e Ferdinando Bruni che sul palco si trasforma in un confronto attoriale di feroce intensità. Testimonianza di un sodalizio artistico che da quattro decenni continua a perseguire coraggiosamente l'idea di "un teatro contemporaneo, immerso nella realtà e nella storia, capace di comunicare contenuti complessi e vicende importanti, con la stessa forza e la stessa attitudine a coinvolgere ed emozionare che normalmente viene ritenuta caratteristica peculiare del cinema".

Co-produzione Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile dell’Umbria presenta
FROST/NIXON
di Peter Morgan
uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
traduzione di Lucio De Capitani
con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani
e con Luca Toracca, Claudia Coli, Nicol Stravalaci, Alejandro Bruni Ocaña, Andrea Germani, Matteo De Mojana
luci Nando Frigerio
suono di Giuseppe Marzoli

Una materia storica complessa, incandescente, groviglio inestricabile delle ferree leggi della ragion di stato e di umanissime passioni e debolezze, quella affrontata dalla commedia di Peter Morgan. Il testo racconta con dovizia di particolari ed una circostanziata e precisa analisi storiografica le burrascose vicende legate alle cosiddette "Interviste Nixon".

Il presidente repubblicano (qui interpretato da Elio De Capitani), sullo sfondo della sempre più impopolare guerra in Vietnam e della crescente opposizione politica frutto della sinergia tra democratici e movimenti pacifisti, era stato letteralmente travolto dallo scandalo del Watergate, consistente nel rinvenimento delle microspie che l'entourage presidenziale aveva segretamente installato nel quartier generale del Comitato Nazionale Democratico, appunto quel Watergate Hotel a partire dal quale l'intera vicenda fu battezzata. Tale scoperta aveva rappresentato solo lo scoperchiamento di un vaso di Pandora di abusi di potere, strumentalizzazioni e sopraffazioni esercitate dal regime governativo sulle voci dissonanti, al punto tale che ne scaturì un vortice di sospetti e accuse che condusse ad una richiesta di impeachment e alle dimissioni del Presidente nell'agosto 1974, senza che fosse mai celebrato un processo nè pronunciata una vera e propria sentenza di condanna. A tre anni di distanza ecco sopraggiungere però una ghiotta occasione di riscatto e magari di riaccendere i riflettori sulle ambizioni dell'inossidabile politicante senza scrupoli: il giornalista e showman David Frost (ne veste i panni Ferdinando Bruni) gli propone di realizzare una serie di interviste in cui raccontarsi a tutto tondo, senza maschere nè infingimenti. Apparentemente per l'ex-Presidente una strada spianata verso una totalizzante auto-celebrazione e la tanto agognata riabilitazione pubblica, vista la maggiore attitudine del cronista ai lustrini del costume e dello spettacolo piuttosto che ai burrascosi territori della disputa politica, insomma un agnellino malleabile a proprio uso e consumo. Frost però, dopo i primi incontri di sostanziale impasse, grazie soprattutto al determinante contributo fornito dai suoi collaboratori James Reston Jr. (Alejandro Bruni Ocaña), John Birt (Matteo De Mojana) e Robert Zelnick (Andrea Germani) nel reperire prove inconfutabilmente incriminanti, riuscirà negli ultimissimi istanti a scardinare le insormontabili difese erette dal Presidente; una registrazione che nessuno si era mai premurato di sottrarre alla polvere del tempo e ascoltare con attenzione, costituisce la chiave di volta che indurrà Nixon a deporre le armi, ammettendo dinanzi a milioni di telespettatori il tradimento degli ideali di onestà e specchiata moralità sino ad allora pervicacemente ostentati.

L'atto unico, con stringente unità spazio-temporale ed accurato scrupolo documentario, tratteggia il ring di questo serrato confronto emotivo tra due uomini che stanno scommettendo sul tappeto verde di queste interviste la propria intera esistenza (Frost rischiava la totale debàcle economica essendosi imbarcato in questo dissennato progetto senza il sostengo di alcun investitore; per Nixon si trattava dell'estrema opportunità per riabilitare la propria immagine ormai forse irreparabilmente compromessa), una dolorosa battaglia senza esclusione di colpi. I passaggi in cui la disfida tra i due protagonisti raggiunge l'acme sono intervallati e cuciti assieme dal contrappunto di un narratore onnisciente (lo stesso Bruni Ocaña, che si destreggia con arguta ironia e carisma in entrambi i ruoli, offrendo un'interpretazione perfettamente a fuoco), che agevola la comprensione delle vicende storiche conferendo al contempo ritmo ed incisività all'incedere drammaturgico.

Indubbiamente azzeccata la scenografia, che riproduce con pochi dettagli essenziali uno studio televisivo in stile tipicamente anni Settanta, con televisori rigorosamente muniti di tubo catodico, eleganti telefoni a rotella d'antan, monumentali tendaggi a mo' di fondale ed un sofisticato gioco di luci calde e avvolgenti a sottolineare le vibranti emozioni e la febbrile tensione che progressivamente si instaura tra i due fieri combattenti; particolarmente suggestivo dunque il disegno luci di Nando Frigerio, in special modo allorchè gli imponenti drappeggi del fondoscena si dischiudono rivelando suggestivi paesaggi luminosi.

La prova recitativa offerta da Elio De Capitani (recentemente insignito del Premio Hystrio all’interpretazione, ennesima testimonianza di un percorso attoriale sempre coerente, vigoroso e ricercato) e Ferdinando Bruni delinea i due protagonisti di questo ritratto storico così vivido e coinvolgente, in modo appassionato e accattivante, divenendo ben presto il fulcro pulsante della messa in scena. Assolutamente convincenti anche tutti gli attori che vestono i ruoli comprimari, tra i quali si distingue in particolare il già citato ottimo Alejandro Bruni Ocaña, già apprezzato in numerose altre produzioni dell'Elfo (tra cui "Salomé" e "Rosso").

Il binomio Bruni-De Capitani conferma dunque, dopo i meravigliosi "Angels in America" e "The History Boys", la capacità di coniugare con stile assolutamente personale un teatro dal taglio sostanzialmente tradizionale con una lucidità di visione registica ed una potenza e ricercatezza interpretativa realmente singolari.

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.helloticket.it
Orario spettacoli: martedì, mercoledì e venerdì ore 21, giovedì e domenica ore 17, sabato ore 19, lunedì riposo
Biglietti: poltrona intero 27€, ridotto 24€; palchi platea, I e II ordine intero 22€, ridotto 19€; palchi III, IV e V ordine intero 16€, ridotto 14€; loggione 12€
Durata spettacolo: 1 ora e 50 minuti senza intervallo


Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio Stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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