Freud o l’interpretazione dei sogni - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Domenica, 28 Gennaio 2018 

Uno spettacolo monumentale che abiterà il grande palcoscenico dello Strehler per oltre un mese e mezzo, dopo il debutto in prima nazionale assoluta di martedì 23 gennaio. “Freud o l’interpretazione dei sogni” è un’opera teatrale complessa e ardita nella quale l’autore - Stefano Massini, lo stesso del pluripremiato “Lehman Trilogy” - conferisce anima e corpo a uno dei più illuminanti trattati del Novecento: “L’Interpretazione dei Sogni”* di Sigmund Freud.

 

Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa presenta
FREUD O L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI
da  Sigmund Freud, di Stefano Massini
riduzione e adattamento Federico Tiezzi e Fabrizio Sinisi
regia Federico Tiezzi
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Gianni Pollini
movimenti Raffaella Giordano
preparazione vocale Francesca Della Monica
trucco e acconciature Aldo Signoretti
con Fabrizio Gifuni (Freud)
e Umberto Ceriani, Nicola Ciaffoni, Marco Foschi, Giovanni Franzoni, Elena Ghiaurov, Alessandra Gigli, Michele Maccagno, David Meden, Valentina Picello, Bruna Rossi, Stefano Scherini, Sandra Toffolatti, Debora Zuin



Nel corso delle due ore e mezza dello spettacolo il pubblico assiste all’elaborazione di un metodo di interpretazione dei sogni - e dunque della parte più recondita e spaventosa dell’animo umano -, diventa testimone dei suoi progressi e fallimenti, della caccia alla soluzione dell’enigma che ciascun paziente pone davanti all’esimio dottor Freud, e infine esperisce un’immagine del grande psicanalista austriaco che è ben lontana da quella comune dei non addetti ai lavori.

Il Freud di Massini, splendidamente interpretato dall’attore romano Fabrizio Gifuni, è un personaggio profondamente umano, pieno di dubbi e in realtà non in grado di dare risposte. Non è il super-psicologo senza falle che noi ricordiamo e il suo metodo è tutt’altro che perfetto. I suoi pazienti gli gravitano attorno come se fossero da lui evocati, compaiono e scompaiono come in un sogno, passando attraverso porte che si aprono e chiudono da sole; si aspettano di essere curati dal dottor Freud, ma non sempre l’impressione è quella di fare progressi. Semmai, sembra che loro facciano compiere progressi a Freud, alla sua teoria.

La dimensione onirica della storia fa pensare che l’indagine, i colloqui con i pazienti e le stesse parole di Freud avvengano solo nella sua testa. Che lo psicanalista consideri, insomma, il lavoro passato, che evochi personaggi e situazioni pescandoli dalla propria mente e che questi si materializzino come per magia. Durante lo svolgersi dello spettacolo è dunque la mente stessa di Sigmund Freud che si svela al pubblico portando a galla sogni, ricordi traumatici, sensi di colpa e controtransfert* che lo psicoanalista non sembra essere in grado di metabolizzare. In questo quadro s’inserisce l’evidente ossessione di Freud per la sua indagine onirica, la passione che anima i suoi studi e che il personaggio di Gifuni esprime nel suo racconto con voce dura e stridente, a volte emettendo le parole come se prima le avesse masticate e rimasticate, come se trovare l’origine e la chiave d’interpretazione del sogno fosse la sua unica ragione d’esistere.

La regia di Federico Tiezzi offre un notevole aiuto nell’interpretazione di un testo che presenta una grande complessità. Più che uno spettacolo teatrale “Freud o l’interpretazione dei sogni” assomiglia a un film, diviso com’è in quadri interrotti da veri e propri bui di scena. La struttura e il surrealismo che permeano lo spettacolo - con strani personaggi dalle teste animali, elementi di scena che si muovono da soli e l’alternarsi di elementi reali e fittizi - ricordano “8 ½”* di Federico Fellini. È poi notevole il tentativo di fare di “Freud o l’interpretazione dei sogni” un’opera totale, coinvolgendo e sfruttando al massimo tutti gli elementi che la compongono, dal cast di eccezione ai costumi e alle scene, dalle luci ai video e alle scelte musicali.

Lo spettacolo si svolge su una scena dal fondale buio, sia che si parli dello studio del dottor Freud che di un non meglio precisato esterno, illuminato da una luce bianca e innaturale in cui gli elementi di scena sembrano materializzarsi all’improvviso e risaltano all’occhio dello spettatore, che ha appunto l’impressione che questi siano fuori posto. In alcuni momenti compare uno schermo semitrasparente che si frappone tra gli attori e gli spettatori; questo, che presenta già una stampa in bianco e nero, diventa il fondale di proiezione per alcuni brevi video, che, a causa della trasparenza del supporto, interagiscono con chi si trova sul palco, al di là dello schermo stesso, creando un gioco di sovrapposizione che tramite un particolare effetto ottico affascina e perplime. I personaggi sono tutti vestiti alla moda del primo Novecento, principalmente in colori scuri, ed appaiono pallidi, con le guance scavate e le occhiaie, un collegamento quasi istintivo all’immagine di Edgar Allan Poe*. L’utilizzo delle maschere rende lo spettacolo ancora più surreale e onirico e rimane impresso più della breve scena di nudo che, posta alla fine del primo atto, assume paradossalmente un connotato di normalità, o forse solo di prevedibilità. Chi, pur non conoscendo Freud nel dettaglio, non lo assocerebbe alla nudità e alle arcinote pulsioni sessuali, in fondo?

In un’epoca come questa, in cui la semplicità e un certo tipo di minimalismo vanno per la maggiore, la sfida che Massini ci pone davanti con il suo “Freud o l’interpretazione dei sogni” è ardua. Si tratta di uno spettacolo enormemente complesso, che gioca su più piani narrativi ed emozionali, e che per questo corre il rischio di non essere mai interamente compreso dallo spettatore, ma vale indubbiamente la pena di provare a mettere assieme tutti i tasselli di questo meraviglioso puzzle e trarre la propria interpretazione del sogno.

Note:
L’Interpretazione dei sogni: trattato alla base della teoria della psicanalisi freudiana, pubblicato nel 1899 (titolo originale Die Traumdeutung). Per desiderio di autore ed editore l’anno di pubblicazione fu modificato in 1900, forse ad esplicitare la convinzione che la teoria ivi contenuta sarebbe stata di grande importanza nel corso del nuovo secolo.
Controtransfert: complesso di reazioni emotive dello psicanalista verso il paziente durante la terapia.
8 ½: film scritto e diretto da Federico Fellini, uscito nel 1963. È considerato una delle migliori pellicole cinematografiche di tutti i tempi ed è stato modello per moltissimi registi.
Edgar Allan Poe: 1809 - 1849, scrittore, giornalista, poeta, editore e saggista statunitense, famoso per i suoi racconti in cui l’elemento orrorifico era dato da ciò che si annidava nell’animo umano. L’immagine stessa dell’autore è spesso utilizzata come stereotipo dell’artista pazzo, del genio tormentato.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal 23 gennaio all’11 marzo; martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30 (salvo mercoledì 28 febbraio, ore 15, per le scuole); domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata spettacolo: 2 ore e 50 minuti compreso intervallo

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

Commenti   

 
#2 Orribilmente recitato, lento e insopportabileGuest 2018-02-11 08:58
Bellissime scenografie, molto interessante l'idea è la sceneggiatura. Tremendamente insopportabile l'impostazione degli attori.
 
 
#1 FreudGuest 2018-01-29 13:18
Complicato, orsu' mi piace
 

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