Frankenstein, il racconto del mostro - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Sabato, 28 Ottobre 2017 

Dal 24 ottobre al 5 novembre. Elio De Capitani, a due secoli esatti dalla sua ideazione, propone al Teatro Elfo Puccini una lettura scenica di “Frankenstein” per cercare di capire il presente e il futuro, superando l'orizzonte della pura attualità e facendo affiorare anche il desiderio di indagare l'infinita stratificazione di stimoli che ci offre il romanzo di Mary Shelley.

 

FRANKENSTEIN, IL RACCONTO DEL MOSTRO
Elio De Capitani narra “Frankeinstein, ovvero il Prometeo moderno” di Mary Shelley
disegni di Ferdinando Bruni
voce del dott. Frankenstein Ferdinando Bruni
luci Nando Frigerio
suono Gionata Bettini
assistente alla regia Alessandro Frigerio
produzione Teatro dell’Elfo

 

Quella di “Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo” è una storia particolare. Mary Shelley scrisse quest’opera nel 1816, quando non era ancora ventenne, a seguito di una tempestosa sera d’estate in Svizzera, dove si trovava con il marito Percy B. Shelley* e l’amico Lord G. G. Byron*. Non potendo uscire di casa a causa del maltempo, il gruppo decise di intrattenersi con un gioco: si sarebbero raccontati a turno una storia dell’orrore e la più spaventosa sarebbe stata premiata. La giovane Mary vinse la gara inventando proprio la storia del giovane scienziato Viktor Frankenstein e della sua Creatura, messa insieme dissezionando cadaveri nel tentativo di sconfiggere per sempre la morte e rifuggita dal suo stesso fattore a causa del suo orripilante aspetto. Ora, a duecento anni dalla pubblicazione di Frankenstein, Elio De Capitani ne porta in scena la sua personale versione attraverso la lettura della parte centrale del romanzo, in cui la narrazione è lasciata alla Creatura.

Siamo dispersi in un paesaggio montano. È inverno, nevica e fa freddo, e il vento fischia tra i promontori rocciosi e nei profondi crepacci. Viktor Frankenstein sfida la natura avversa e si avventura tra le rocce e le aspre insenature, inseguito senza sosta dal mostro. Lo scienziato è stremato dalla fatica e dal freddo, e alla fine non gli rimane altra scelta che rifugiarsi in un antro oscuro con la malaugurata compagnia della sua orrida Creatura, che non intende lasciarlo andare via finché non gli avrà finalmente raccontato la storia della sua caduta verso la disperazione e l’ira. In questa terribile notte di tempesta assistiamo così al racconto del mostro, lo seguiamo mentre - da Creatura in cui albergano bontà e generosità senza che egli ne abbia l’aspetto - impara a distinguere sensazioni ed emozioni diverse, a emettere suoni intellegibili e a comunicare, proprio come un neonato, ma disgraziatamente privo di qualsiasi protettore o legame e incapace di crearne a causa della sua raccapricciante bruttezza. Il tragico resoconto delle sue esperienze con gli uomini collimerà con un’unica richiesta a quell’artefice che è fuggito da lui: forgiargli una compagna per mettere fine alle sue sofferenze.

Elio De Capitani è l’unico interprete in una scena buia e spoglia, in cui campeggia uno schermo di proiezione rettangolare su cui compaiono i disegni di Ferdinando Bruni, unico accompagnamento e supporto all’ora e mezza di lettura. De Capitani è seduto a un tavolo e legge i passaggi del libro con voce ora meravigliata, ora piena di sofferenza, ma soprattutto tonante d’ira e rabbiosa, spaventevole nel modo in cui riverbera nell’animo dello spettatore. I tempi di uno spettacolo che risulterebbe piatto con un qualsiasi altro interprete sono scanditi dagli effetti sonori, che per la maggior parte hanno tonalità tese e disturbanti e accrescono la tensione emotiva della scena, e dalla variazione di colori delle fioche luci puntate sulla Creatura, che si intravvede appena nel buio profondo del palcoscenico. Il resto, la grotta, la fattoria, il villaggio, il fuoco sono lasciati all’immaginazione del pubblico.

La Creatura interpretata da De Capitani in “Frankenstein, il racconto del mostro” non ha nulla di mostruoso, ma la sua lenta e inarrestabile evoluzione verso l’ira e la sorda disperazione atterrisce lo stesso gli spettatori, che avvertono la profonda umanità insita in queste emozioni, che non sono innate, bensì causate da stimoli precisi. È l’uomo l’artefice del mostro e il mostro stesso, per quanto brutto e abnorme, è irrevocabilmente umano nelle sue reazioni e nei suoi più profondi desideri: l’anelito di un legame con la comunità, di appartenere a qualcuno che non fugga spaventato da lui.
Duecento anni dopo l’invenzione di Mary Shelley, questo tema è più attuale che mai.

Note:
Percy Bysshe Shelley: 1792 - 1822. Poeta appartenente alla seconda generazione dei romantici inglesi. Famoso tanto per i suoi ideali anticonformisti che per le sue liriche, annegò nelle acque di fronte a Lerici.
George Gordon N. Byron, Lord: 1788 - 1824. Poeta inglese appartenente alla seconda generazione romantica, è stato un personaggio di spicco della cultura europea del periodo. Le sue opere, il suo atteggiamento e i suoi ideali caratterizzarono intere generazioni future. Morì di febbri reumatiche in Grecia, mentre era impegnato a sostenere i moti di liberazione del paese.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Fassbinder) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 16.30
Biglietti: intero € 32.50, ridotto € 17, martedì € 21.50
Durata spettacolo: 80 minuti

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

Commenti   

 
#1 DOCGuest 2017-10-29 18:09
Anche questa volta una recensione DOC.
 

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