Frammenti di contemporaneità (Meno emergenze) - Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Domenica, 23 Novembre 2014 

In scena fino al 23 novembre "Frammenti di contemporaneità (Meno emergenze)": un'esperimento interessante, che vale la pena di essere vissuto anche solo per la sua scenografia accattivante, evocativa, luminosa ma al tempo stesso cupa, perchè angoscianti sono i personaggi e le storie che si sviluppano all'interno di un recinto di luce, fatto di cubi luminosi e luci tubulari al neon che delimitano l'agire degli attori-animali in cattività. Una scena che piano piano si espande, arrivando ad includere il pubblico stesso fino, addirittura a recintarlo a sua volta, senza via d'uscita, alla fine dello spettacolo. Con questa resa registica Francesco Leschiera e Chris White hanno saputo rappresentare in maniera eccellente le contraddizioni e le psicosi della società occidentale che Martin Crimp esprime nei suoi testi con un approccio quasi Pinteriano. In questo piccolo spazio scenico si iper-intensifica l'esplosione della contraddizione tra il senso di totale controllo che la società occidentale vuole e crede di avere sulle proprie vite e lo sconcerto nel constatare che seguire le regole non è sempre di aiuto anzi, quasi mai.

 

LITTA Produzioni - Teatro del Simposio presentano
FRAMMENTI DI CONTEMPORANEITÀ (MENO EMERGENZE)
testo di Martin Crimp
progetto e regia Francesco Leschiera, Chris White
con Ermelinda Çakalli, Alessandro Macchi, Riccardo Buffonini, Luigi Maria Rausa
scene Francesco Leschiera
costumi Ilaria Parente
luci Luna Mariotti
elaborazione e scelte musicali Antonello Antinolfi

 

Consigli su come tutelare e proteggere il proprio bambino: facce inespressive e tono fintamente premuroso per offrire suggerimenti per la sicurezza dei bambini come lo farebbe un professionista con le mamme di un paese occidentale, solo che i consigli sono rivolti a madri irachene che vedono i loro figli rischiare tutti i giorni la vita tra rapimenti, bombe, campi minati e sparatorie. Ecco come inizia lo spettacolo "Frammenti di contemporaneità (Meno emergenze)" che si affida, per questo esordio al testo "Consigli alle donne irachene" di Martin Crimp, per esprimere fin dall'inizio l'ipocrisia e l'auto-distruttività che attanagliano l'occidente ormai da troppo tempo. Ma la matrice d'ispirazione è anche, e soprattutto, la raccolta di racconti di Crimp che ha lo stesso titolo dello spettacolo, nella quale l'autore inglese ha raccolto tre racconti scritti in momenti diversi della sua vita e nella quale i personaggi non hanno un nome ma sono identificati solo da un numero: questa assenza d'identità è ben rappresentata dalle idee registiche di Leschiera e White grazie alla spersonalizzazione del costume di scena, praticamente identico per tutti e quattro gli attori, i quali hanno il viso, le mani e i piedi sporchi di biacca e raccontano le proprie storie con distacco, come se parlassero di terzi, come se non fossero mai loro stessi i veri protagonisti delle vicende. Sguardi che si perdono nel vuoto, espressioni finte e tirate, voci falsamente coinvolte da quello che stanno raccontando: il bravissimo quartetto in scena sembra quasi un'invasione aliena che ci racconta le storie di esseri umani che non riesce a comprendere, quasi stessero analizzando un oggetto strano, sconosciuto, di cui non capiscono l'utilità e lo restituissero al pubblico in tutta la sua assurdità e contraddittorietà.

Ad intensificare questo effetto d'invasione spaziale non solo il costume - una giacca scura, con grandi bottoni e lunga fino alle caviglie, un aspetto regale ma alieno, quasi da "sovrani dello spazio" - ma soprattutto la scenografia, la grande protagonista di questo spettacolo che sembra respirare ed evolversi insieme alle storie raccontate dagli attori: i cubi luminosi di plastica e le luci al neon tubulari sono infatti gli unici elementi scenici con cui gli attori interagiscono, porgendoseli, spostandoli, camminandoci sopra, tanto da dare una rappresentazione plastica di quello che viene di volta in volta illustrato. Ma la trovata geniale è il movimento dall'interno all'esterno che viene compiuto lentamente nella piccola e affascinante sala della Cavallerizza del teatro Litta: se inizialmente gli attori sono costretti in questo spazio di luce che li fa sembrare degli animali in cattività, parallelamente al racconto di rapporti malsani, affetti da ipocrisia e auto-imprigionamento, la scenografia inizia piano piano ad aprirsi: mano a mano che i personaggi raccontati si rendono conto che ci vogliono meno ansie, meno emergenze appunto, i cubi di luce iniziano ad aprirsi sempre di più, fino a circondare gli spettatori seduti che, nel finale, si ritrovano addirittura ad esserne fagocitati e rinchiusi, mentre gli attori sono fuori dalla scena, finalmente liberi.

La bravura di Ermelinda Çakalli, Alessandro Macchi, Riccardo Buffonini, Luigi Maria Rausa non è solo nella loro mimica impeccabile, nella loro fisicità vigile ed energica nonostante gli spazi risicatissimi nei quali si muovono, ma è soprattutto nella perfetta gestione dei silenzi, delle ellissi, delle ripetizioni e delle sovrapposizioni complicatissime, spesso addirittura in tante lingue diverse, di cui è impregnato il testo e che rendono questo spettacolo un'esperienza sensoriale a tutto tondo, a maggior ragione quando gli attori escono dal recinto di luce e iniziano a parlare vicinissimi agli spettatori, guardandoli negli occhi per suscitare in loro il senso di disagio, l'inadeguatezza verso tutto ciò che credono sicuro, assodato. Come ben detto dagli stessi fondatori della compagnia del teatro del Simposio (Leschiera, Macchi e Antinolfi) "il fine è quello di trasmettere al pubblico non un messaggio univoco, ma uno spunto di riflessione sul mondo e sull'uomo che lo vive, lo sperimenta, lo agisce", e per chi avesse avuto il piacere di vedere altri loro lavori come "La città degli specchi" o "Una disprezzata sera d'autunno" sarà possibile confermare ancora una volta che l'obiettivo è pienamente raggiunto.

 

Teatro Litta (Sala La Cavallerizza) - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8055882, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: intero € 14, ridotto € 10
Durata: 80 minuti

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Francesco Leschiera, direttore artistico Teatro del Simposio; Diana Belardinelli, Ufficio stampa Teatro Litta
Sul web: www.teatrolitta.it

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