Fragile/Kyoto - Teatro Libero (Milano)

Scritto da  Lunedì, 06 Aprile 2015 

Fragile e Kyoto sono due atti unici di David Greig, due racconti vissuti durante la notte, quando la logica del giorno e della luce svaniscono, lasciando il posto alla verità, alla nostra pancia. Li ha portati in scena al Teatro Libero di Milano il regista Vittorio Borsari, con protagonisti Silvia Giulia Mendola e Alberto Onofrietti, per una produzione CHRONOS3 in collaborazione con PianoInBilico.

 

Produzione CHRONOS3 in collaborazione con PianoInBilico presenta
FRAGILE/KYOTO
Due storie quasi d'amore
due atti unici di David Greig
traduzione Matteo Colombo
regia Vittorio Borsari
con Silvia Giulia Mendola e Alberto Onofrietti

 

Certo che l'uomo ha una bella faccia tosta: pretende di salvaguardare la fragilità del pianeta in cui vive quando ancora, dopo millenni di evoluzione, non è riuscito a risolvere l'annosa questione della fragilità dei sentimenti. David Greig, che è un drammaturgo sensibile, ha ben presente questa situazione. Ma anche il Teatro Libero, che è libero non solo di nome ma anche di fatto, affronta questioni nodali della vita di ognuno di noi con sguardo scevro da pregiudizi.

Fragile/Kyoto sembrava una passeggiata della salute invece era una spedizione polare: all'apparenza due storie piccole piccole, in realtà lo stile minimal confondeva. Per conferire un buon standard qualitativo a un prodotto artistico programmaticamente minimalista, senza svolazzi emotivi e birignai, bisognava essere bravi. Onore al merito dunque al regista Vittorio Borsari, e onore a Silvia Giulia Mendola e Alberto Onofrietti: tutti insieme hanno camminato sopra un filo, e il rischio di perdere l'equilibrio con un capitombolo epico c'era tutto. Rischio per fortuna scongiurato.

Non sono due testi facili Kyoto e Fragile: nel primo i due protagonisti Lucy e Dan, delegati a una riunione internazionale nella città giapponese sui problemi dell'ecosistema, si ritrovano nella stessa camera d'albergo e provano a capire, con uno scambio di battute in bilico tra rilassatezza e imbarazzo, se ci siano gli estremi per cominciare una relazione. La camera che li ospitava era molto fredda, ma ci fossero stati due cani in scena pure la recitazione, per osmosi, poteva risultare assiderata. Oppure, al contrario, più calda del surriscaldamento globale che scioglie i ghiacci. Invece, ringraziando Iddio, Silvia Giulia e Alberto non sono nati ieri, di conseguenza hanno evitato con perizia i due estremi. Lucy e Dan hanno un cuore, come direbbe Totò sono esseri umani fatti di carne, ossa e cartilagini. Ma affinché il pubblico lo percepisse, questo cuore, ci volevano attori di rodato talento in grado di approcciarsi con intelligenza ai personaggi. Quindi niente macchiettismo e niente compitino tecnico da portare a casa svogliatamente nel primo atto Kyoto. L'espressione “né caldo né freddo” generalmente è usata in senso spregiativo, ma nello specifico vogliamo intendere che hanno saputo mantenere una temperatura ambiente, 20 gradi centigradi circa. E il pubblico, quando viene coccolato con questi comfort, gradisce.

La domanda, un po' maliziosa, che ci si pone a questo punto è: perché gli allestitori hanno scelto di mettere insieme Kyoto e Fragile? Indubbiamente i due atti presentano elementi comuni - primo tra tutti il bisogno di amore, se pur declinato con toni e modalità differenti - però sorge un sospetto. Il seguente: la produzione, forse, ha avuto paura che il racconto nipponico potesse lasciare un po' di amaro in bocca agli spettatori; una sensazione di “coitus interruptus”, motivata non solo dal fatto che effettivamente i due protagonisti non “coitano”, ma più in generale da un'atmosfera asettica che poco sembrava prestarsi alle leggi dello spettacolo. E allora ecco Fragile, che non solo racconta il disordine emotivo di un disadattato sociale con toni piuttosto frizzantini, ma per di più prevede il coinvolgimento del pubblico presente in sala in una sorta di “Karaoke colto”: gli spettatori del Libero leggevano le battute della coprotagonista, la direttrice del Centro di salute mentale Caroline, sulla quale il reietto Jack - interpretato da un ottimo Onofrietti - riversa un affetto morboso. Presa un po' alla sprovvista, la platea di attori improvvisati pareva un gruppo di beghine impegnato a recitare il rosario. Però fa niente. Decoubertianamente, l'importante è partecipare.

Operazione teatrale dunque complessa, e sicuramente perfezionabile in futuro. Se uno degli obiettivi dello spettacolo - come sembra si evinca dalle note di regia - era sensibilizzare il pubblico sui temi legati all'ecologia, decisamente questo obiettivo non è stato centrato. Colpisce sicuramente l'attenzione della gente il fatto che i protagonisti di Kyoto svolgano un lavoro abbastanza sui generis, ma all'uscita dalla sala non ci si interroga di certo sul destino del Bue Muschiato e della Renna Artica nella Tundra del Polo Nord.

Progetto da irrobustire, ancora un po' fragile. Niente di grave comunque. Anche il Pianeta Terra è fragile. Quasi tutte le storie d'amore sono fragili. Per non parlare poi del Protocollo di Kyoto. Quest'ultimo, in quanto a fragilità, è davvero imbattibile.


Teatro Libero - via Savona 10, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323126, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal lunedì al sabato ore 21, domenica ore 16
Biglietti: intero € 19, under 26/over 60 € 13, allievi scuola Teatri Possibili con tessera associativa € 6, altre scuole di teatro € 10, prevendita € 1,50

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Clarissa Mambrini, Ufficio stampa Teatro Libero
Sul web: www.teatrolibero.it

TOP