Folk-s, Will You Still Love Me Tomorrow? - Festival Inequilibrio 2013 (Castiglioncello, Livorno)

Scritto da  Sara Benvenuto Mercoledì, 10 Luglio 2013 

Alessandro Sciarroni si esibisce con Folk-s, una produzione del 2012 presentata al festival Inequilibrio. In scena lo Schuhplatter, la danza tradizionale bavarese e tirolese. «Questa danza esisterà sul palco finché rimarrà un solo spettatore in platea o un solo danzatore sul palco», viene comunicato al microfono. In "Folk-s" i danzatori resteranno in movimento battendo piedi, gambe e mani finchè avranno fiato per farlo e finchè anche un solo spettatore resterà ammaliato dalla loro danza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOLK-S, Will You Still Love Me Tomorrow?
invenzione, drammaturgia Alessandro Sciarroni
folk-dancer, interpreti Marco D’Agostin, Pablo Esbert Lilienfeld, Francesca Foscarini, Matteo Ramponi, Alessandro Sciarroni, Francesco Vecchi
suono Pablo Esbert Lilienfeld
video e immagini Matteo Maffesanti
disegno luci Rocco Giansante
abiti Ettore Lombardi
faith coaching Rosemary Butcher
consulenza drammaturgica, casting Antonio Rinaldi
consulenza coreografica Tearna Schuichplattla
direttore di produzione Marta Morico
organizzazione Benedetta Morico
ufficio stampa Beatrice Giongo
amministrazione Luana Milani
cura del progetto, promozione Lisa Gilardino
una produzione Teatro Stabile delle Marche – Progetto Archeo.S – System of Archeological Sites of the Adriatic Seas cofinanziato dal programma di Cooperazione Transfrontaliera Cross-Border Cooperation IPA-Adriatico
in collaborazione con Corpoceleste_C.C.00#
e con Inteatro, Amat-Civitanova Danza per “Civitanova Casa della Danza”, Centrale Fies, ChoreoRoam Europe: Centro per la Scena Contemporanea – Comune di Bassano del Grappa, The Place/London, Dansateliers/Rotterdam, Dance Week Festival/Zagreb e Certamen Coreográfico de Madrid

 

 

È una performance in cui lo spettatore entra per un tempo indeterminato, un patto di fiducia con i “folkers” sul palco. La si può leggere come una provocazione snervante, o come un processo di costruzione collettiva del momento performativo, ibrido e condiviso, poiché ne diventiamo noi stessi coprotagonisti. Lo spettatore diventa cosciente dell’importanza della sua presenza, determinante per la conclusione dello spettacolo.
Nonostante Alessandro Sciarroni, l’ideatore della coreografia corale, sia l’unico rimando alla tradizione montanara, con i suoi calzini alti, i pantaloncini marroni e le bretelle sulla camicia, la dimensione di festa tradizionale viene suggerita dal cerchio iniziale composto dai danzatori, riuniti in un abbraccio collettivo. Una volta affinato il ritmo, scandito da sommesse grida, quei corpi si dispongono simmetricamente nello spazio performativo, andando a costruire una coreografia contemporanea e individuale, donando forma nuova a una danza primitiva e preesistente. E’ un lavoro sul tempo quello condotto da Sciarroni, che in questo spettacolo crea un punto di contatto tra tradizione e contemporaneità. Così la fisarmonica apparsa a metà spettacolo altro non è che un feticcio, una suggestione visiva e non una determinazione della partitura musicale di sottofondo.
Il reiterarsi della danza fa di essa non più un movimento ma un rito tribale: quel batter di mani e piedi all’unisono che riecheggia, nel quale il pubblico si perde, ipnotizzato da gesti così perfetti e faticosi. Fatica a tratti percettibile nei muscoli, tanta è l’empatia. Una danza, una performance, un’espressione priva di delimitazioni artistiche? Un linguaggio? Difficile definire con quali criteri Sciarroni ha deciso di costruire il suo atto performativo, pensato per abolire la divisione tra scena e platea, luogo che tante volte sembra far paura per la distanza che ne intercorre.
Come una bella addormentata il pubblico viene così risvegliato a tratti da intermezzi improvvisati in cui i corpi di due performer si sciolgono dal rito per sfiorarsi. La danza tribale si trasforma per due performer alla volta in un ballo d’amore, d’attrazione e repulsione, in un contatto fisico, brutale e amorevole, in cui un corpo ha bisogno dell’altro per sorreggersi. La tenerezza di un bacio sulle labbra sfiorate si evolve nella fisicità di due forze che brutalmente si attraggono, mentre gli altri performer continuano a marciare imperterriti, per non spezzare il ritmo. Così’ come cambia il sottofondo musicale: inizialmente il silenzio è rotto esclusivamente dallo schiocco delle mani sulle gambe, l’unanime battito di piedi che ricorda il tip tap, poi un sottofondo ambientale accompagna i movimenti, prima un soffio cauto e calmo, poi inquietante come una tempesta.
Per una durata variabile veniamo rapiti da una coreografia tirolese in scena sul lungomare di Castiglioncello.

 

 

Articolo di: Sara Benvenuto
Grazie a: Elisabetta Cosci, Ufficio stampa castello Pasquini Castiglioncello
Sul web: www.armunia.eu - www.alessandrosciarroni.it

 

 

TOP