Flebowsky - Teatro Sette (Roma)

Scritto da  Domenica, 18 Ottobre 2015 

Per la prima volta sulle tavole del Teatro Sette arriva Nicola Pistoia che porta in scena «Flebowsky (storie di ordinaria corsia)», uno spettacolo da non perdere se si vuole passare una serata all’insegna di una comicità pungolante e intelligente. L’artista, diretto da Gigi Piola, è accompagnato in questo viaggio nei meandri della sanità italiana da due validi attori, Ketty Roselli ed Armando Puccio. Il lavoro, tratto dal libro di Fabrizio Blini, sarà in scena fino al 25 ottobre.

 

Nuova Compagnia di Prosa presenta
FLEBOWSKY (storie di ordinaria corsia)
tratto da «Storie di ordinaria corsia» di Fabrizio Blini
con Nicola Pistoia
e con Ketty Roselli e Armando Puccio
regia Gigi Piola
aiuto regia Annalisa Biancofiore
disegno luci Marco Laudando
voce del radiologo Angelo Maggi

 

Riparte in grande stile la stagione del Teatro Sette, che ha inserito fra i primi ospiti del cartellone 2015-2016 un attore di classe come Nicola Pistoia, in scena da 13 al 25 ottobre con «Flebowsky (storie di ordinaria corsia)». Lo spettacolo si dipana come un piccolo viaggio fra le molteplici sfaccettature della sanità italiana e si avvale di un registro che, utilizzando un linguaggio simpatico e tagliente allo stesso tempo, cerca di mettere a fuoco le sottili contraddizioni di cui è pervaso il mondo ospedaliero e di cui abbiamo perso coscienza tanto sono intrise di normalità.

Il palcoscenico è rischiarato da una luce bianca, fredda, asettica, volta a rievocare quell’atmosfera sterile che si respira non appena si varca la soglia di una qualunque casa di cura. Al centro, fra barelle, sedie a rotelle, fleboclisi, aghi, siringhe, clisteri, sale operatorie, analisi dai nomi impronunciabili e separé, si muove il protagonista, il signor Flebowsky, che racconta la vita all’interno del posto più temuto che ci sia, il non luogo per eccellenza, quello dei reparti e della malattia.

Ispirandosi alle vicende tratte dal libro di Fabrizio Blini, «Storie di ordinaria corsia», la pièce procede per aneddoti e metafore, facendoci notare che il nosocomio è la sola realtà in cui tutto funziona al contrario: è l’unico ambito, in cui appena entrati, già si sognano le dimissioni; al Pronto Soccorso, con il rosso si passa, con il verde si aspetta; la stanza più fredda è la «camera ardente»; le ricette pullulano ovunque, ma i pasti lasciano alquanto a desiderare. Pistoia prende per mano lo spettatore e lo conduce fra i numerosi spazi dell’ambiente - la medicheria, la sala medici, la stanza dei primari, le camere di degenza -, prima di arrivare ad accendere i riflettori sugli specialisti che al suo interno vi si muovono.

L’artista parte con uno spassoso quadretto del ruolo del primario, indugiando nella descrizione delle varianti del caso che vanno dal PlayMario, al Principe Primario senza dimenticare il Primario Yeti ed il DivinPrimario. Poi passa ad illustrare, sempre con un pizzico di ironia che strizza l’occhio alla complicità del pubblico, le altre figure della gerarchia professionale: il medico ospedaliero, privo di grandi passioni e sempre pronto a deferire ad altri il compito di prendere decisioni; il cosiddetto «dottorino», colui che tiene in vita le cliniche universitarie, disposte ad accoglierlo a braccia aperte purché lavori a costo zero; il «niente male questo medico», il professionista legato al paziente da un sottile fil rouge intessuto grazie ad un flusso di empatia; il «medico non curante» che si riempie la bocca di paroloni senza mai guardare in faccia l’interlocutore; la temuta «caposala» che, pur essendo a livelli non proprio alti della piramide, è la persona più temuta per via di quel piglio deciso e della sua teutonica autorevolezza. E poi ci sono loro, gli infermieri, che umanizzano la struttura. E li si riconosce subito, perché il loro arrivo è sempre anticipato dal trillo della suoneria di un cellulare.

Secondo Flebowsky, anche il panorama di chi è allettato o di chi, potendo farlo, gironzola fra le corsie in ciabatte ed abbigliamento da camera, è abbastanza variegato: c’è il «riluttante», ossia colui che non accetta la propria condizione di paziente e manifesta una vana resistenza rifiutandosi di indossare il pigiama; il «malato col kimono», unico a saper far funzionare le leve del letto; il «malato di paura», fortemente melodrammatico; il «disgraziato», con attitudini afflittive; il «recidivo», tendenzialmente iper-lagnoso; lo «specializzato», che conosce tutto e tutti, dai medici ai farmaci.

Nicola Pistoia si destreggia con abilità nei meandri di questo itinerario che oltre a parlarci di infermità più o meno serie, ci fa fare una piccola incursione fra i reparti di una non meglio identificata struttura «Togni», ricordandoci, fra battute irriverenti e caustiche ammissioni che, tutto sommato, la malattia può essere un’avversaria addomesticabile, se si è capaci di riderci un po’ su. E ci rammenta, tra le altre cose, che il ritmo della vita in ospedale è scandito da tempi ben diversi da quello delle persone con le scarpe. La triste verità, poi, è che quando si viene ricoverati, si prende coscienza dell’assoluto egocentrismo e tendenza all’individualismo di chi, fuori, conduce la propria esistenza in una dimensione di normalità.

L’interprete principale è supportato in questo viaggio da Ketty Roselli, un’artista molto interessante che si destreggia con pari abilità nel canto e nella recitazione, offrendo una buffa carrellata di personaggi femminili, dei quali riesce a restituire, in modo caricaturale, una versione esilarante. Molto bravo anche Armando Puccio, che, in qualche modo, fa da spalla e controcanto al protagonista, inscenando duetti brillanti molto divertenti.

Lo spettacolo, grazie alla presenza di questi tre bravi professionisti ben diretti da Gigi Piola, è molto gradevole. Ricco di sfaccettature e guarnito di sottili sfumature, il testo affronta in modo piacevole un argomento delicato come quello della sofferenza fisica, con annesso e connesso dolore psicologico. Contemporaneamente garantisce un sicuro divertimento, ridicolizzando alcuni aspetti del rapporto medico-paziente ed accendendo i riflettori su alcuni aspetti della sanità caratterizzati da enormi margini di miglioramento. Non da ultimo, offre un bel messaggio infiocchettando la consistenza dei temi trattati con gocce di ironia e di squisito sarcasmo.

Dunque, con questo lavoro il Teatro Sette conferma, nel caso in cui ce ne fosse bisogno, la sua attenzione per i lavori di qualità, connotati da un umorismo pungente scevro da volgarità o qualsivoglia banalità.


Teatro Sette - via Benevento 23, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.44236382, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato 10.30-21.00; domenica 16.00-18.00
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Biglietti: intero € 22, ridotto € 17 (prevendita compresa)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Andrea Martella, Ufficio stampa Teatro Sette
Sul web: www.teatro7.it

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