Fiori d'acciaio - Teatro Vittoria (Roma)

Scritto da  Sabato, 11 Aprile 2009 
fiori d'acciaio

Dal 31 marzo al 26 aprile. Un cast di splendide interpreti, un testo a metà strada tra commedia e dramma, con musiche, costumi e scene appassionanti. Una storia che fa rivivere sul palcoscenico i più profondi e viscerali sentimenti di un gruppo di amiche abituate alla frivolezza di una vita allegra e spensierata e che invece improvvisamente si troveranno ad affrontare il dramma, un epilogo inaspettato e doloroso che affronteranno da donne, con forza e con passione.

 

Planet production presenta

Fiori d’acciaio

di Robert Harling

Con Caterina Costantini, Sandra Milo, Rossana Casale, Virginia Barret, Beatrice Buffaldini e Sara Greco

Regia di Claudio Insegno

Musiche originali di Rossana Casale

Scene di Mauro Paradiso

Costumi di Graziella Pera

 

L’idea di Claudio Insegno, che ha curato la regia dello spettacolo, era quella di portare in scena una pièce con una storia divertente, ma che allo stesso tempo risultasse intensa e commovente. La sua attenzione si è soffermata pertanto sul soggetto teatrale autobiografico di Robert Harling, noto anche per essere l’autore di numerosi altri celebri testi, tra i quali possiamo citare “The first wives club” (da cui è stato tratto l’esilarante omonimo film “Il club delle prime mogli” con Diane Keaton, Bette Midler e Goldie Hawn) e “Laws of attraction”. Il nome dello spettacolo originale è “Steel Magnolias” e la storia narrata è pressoché identica a quella dell’adattamento teatrale che ne viene attualmente proposto, anche se, a nostro avviso, è nettamente diverso il risultato: il pubblico nel testo originale, così come teoricamente sarebbe dovuto accadere nella rappresentazione teatrale del Vittoria, è trasportato in una emozionante e coinvolgente storia, fatta di amicizia tra donne, con in primo piano l’amore e la solidarietà che solo l’universo femminile riesce a trasmettere nelle emozioni che vive.

Le vicende al centro del racconto hanno per teatro una cittadina della Louisiana, Chinquapin, che all’inizio degli anni Ottanta vede i destini di sei donne intrecciarsi fra loro, dando vita a situazioni divertenti e paradossali, ma anche meste e drammatiche. Le nostre protagoniste si ritrovano abitualmente nel “regno” di tutte le donne medio-alto borghesi, l’estetista; è questo il luogo in cui si confidano i propri segreti, i propri sogni, in cui aprono il proprio cuore alle emozioni e all’amicizia. Sono donne che si mostrano, in apparenza, superficiali, frivole e fragili, sembrano prendere la vita alla leggera, senza dare troppa importanza alle preoccupazioni quotidiane e dando solo risalto all’effimera bellezza ed al mero apparire. Il tutto però è solo una labile impressione perché nel profondo del loro animo custodiscono, come tutte le donne, una forza straordinaria, che si paleserà in tutta la sua brillantezza nel momento della necessità,  quando la vita deciderà di metterle alla prova: un avvenimento drammatico porrà finalmente in luce la sensibilità, l’altruismo e il solido legame affettivo che lega queste sei amiche. Donne coraggiose e appassionate, che metteranno l’amicizia e l’amore prima di eventuali antipatie o vecchi rancori, liberando quella solidarietà propria del mondo femminile che riesce ad affrontare ogni sventura ed alleviare qualsiasi sofferenza. I fiori d’acciaio del titolo sono quindi proprio le sei protagoniste che, messe alla prova in modo crudele dalle vicende della vita, subiranno naturalmente lo sconforto del dolore e della sofferenza, ma con una straordinaria tenacia rimarranno in piedi e non si lasceranno sconfiggere.

Se la celebre pellicola cinematografica “Fiori d’acciaio” (del 1989), tratta dal medesimo soggetto teatrale e con protagoniste delle eccezionali Julia Roberts, Dolly Parton e Sally Field, è riuscita ad appassionare intensamente, divertire e far commuovere i propri spettatori, non riusciamo purtroppo ad affermare che anche l’omonimo spettacolo di Claudio Insegno abbia raggiunto il medesimo risultato. Per chi non conosce la storia raccontata nel testo di Robert Harling, risulta in alcuni momenti dello spettacolo alquanto complesso riuscire a districarsi all’interno della trama, che sembra celare all’interno di battute ed interminabili dialoghi il filo rosso della storia. Il tentativo di mescolare la commedia con la drammaticità non risulta veramente compiuto a pieno: se il primo atto è tutto uno sfavillare di allegria (a volte incomprensibile) e gioia, il secondo lascia scivolare lo spettatore nello sconforto, che solo la forza dell’amicizia, vero perno della storia, riesce ad alleviare. Nemmeno un cast eccezionale, fatto di donne straordinarie ed interpreti prestigiose, riesce a sollevare lo spettacolo, che appare senza acuti sia nelle battute ironiche che nella drammaticità.

Simpatica invece la scelta di dare spazio alla musica in alcuni momenti della rappresentazione. Musica che si avvale del talento di una delle protagoniste, Rossana Casale, che si è cimentata nel comporre, ma anche nell’interpretare, le melodie che accompagnano lo spettacolo, con pregevoli risultati. Il cast, come già accennato, è di primissimo livello e, tra tutte le protagoniste, ci piace citare la splendida Sandra Milo, perfetta nei panni di Louisa “Ouiser” Boudreaux, una donna burbera ed intrattabile con le sue fobie e le sue fissazioni. Infine un meritatissimo plauso va all’interpretazione magistrale, piena di pathos, potenza espressiva e sentimento, offerta da Caterina Costantini, nel ruolo di M’Lynn Eatenton, una madre coraggiosa e disperatamente pronta a qualunque sacrificio pur di tentare di salvare la vita di sua figlia.

Le scenografie sono piuttosto semplici, ma in definitiva assolutamente rispondenti all’esigenza di trasportare lo spettatore in un’atmosfera tipicamente anni Ottanta e ad accompagnare visivamente l’evoluzione della trama con un progressivo passaggio dai colori sgargianti e vivaci delle scene iniziali all’ambientazione cupa ed opprimente del doloroso epilogo. Anche i costumi contribuiscono ottimamente a ricostruire una fedele ambientazione cronologica delle vicende narrate, contribuendo peraltro a porre in risalto ed accentuare i diversi caratteri delle sei protagoniste.

Insomma, se il cast tutto al femminile, le musiche, la scenografia ed i costumi sono da promuovere a pieni voti, diverso è il discorso per l’adattamento teatrale del testo originale; uno spettacolo quindi che aveva tutti gli ingredienti per costituire un successo, ma che invece lascia purtroppo in chi assiste una sensazione di occasione mancata.

 

Teatro Vittoria

Piazza Santa Maria Liberatrice, 10 – 00153 – Roma (Testaccio)

Per informazioni e prenotazioni: 06/5740170 – 06/5740598

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21:00 – domenica ore 18:00 - mercoledì (2° settimana) ore 17:00 e ore 21:00

Biglietti: platea €22,00 (ridotto over 65 €18,50 - ridotto under 26 €14,00) - balconata €17,00 (ridotto over 65 €13,50 - ridotto under 26 €12,00) - prevendita €2,00 (ridotto over 65 €1,50 - ridotto under 26 €1,50)

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: SVS Ufficio Stampa

Sul web: www.teatrovittoria.it

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