Filosofi alle primarie - Teatro San Babila (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Martedì, 05 Febbraio 2013 

Dall'1 al 3 febbraio. Se lo chiami monumento, giustamente, si incazza. “I monumenti lasciamoli dentro ai musei”, replicherebbe con quell’ironia schietta, icastica che i toscani sanno sfoderare più di chiunque altro. Maestro, invece, è un appellativo che accetta senza schermirsi. Ma non con spocchia: è un omaggio che accoglie con quella buona dose di autoironia che solo i grandi possiedono. Essendo poi un uomo intelligente, sa perfettamente che un eccesso di generosità nei suoi riguardi ha il sapore di un coccodrillo anticipato. Troppo comodo, pensa lui: questi mi hanno messo su un piedistallo, magari pensano che gli declami uno Shakespeare per poi levarmi subito dalle scatole. E invece no: a novant’anni ha ancora voglia di sperimentare, di stupire, di spiazzare. Vuole ancora giocare col pubblico. Anche se, da persona avvezza a maneggiare le parole con cura, ha da ridire sul termine giocare: «È il mio modo di comunicare col pubblico, di tener desta la loro attenzione. È un dialogo, uno scambio più che un gioco».

 

 

 

Giorgio Albertazzi in
FILOSOFI ALLE PRIMARIE
partite a scacchi da Platone a Ratzinger
con la partecipazione di Stefania Masala

 

 

Una partita a scacchi, ecco. La chiave per proporre argomenti filosofici senza far venire il latte alla ginocchia a chi ti ascolta. Gli scacchi più che un gioco sono una metafora della vita. E allora ogni sera, per tre sere, due filosofi si scontrano sul palcoscenico: il primo giorno Platone contro Protagora, il secondo Nietzsche contro Ratzinger, al terzo i due finalisti si contendono la palma. Il pubblico in sala, attraverso l’applausometro, decide chi sarà il vincitore. Cinque mosse: alfieri, cavalli, torri, regina e re. Albertazzi, coadiuvato dalla giovane attrice Stefania Masala che lo introduce, dà voce alle argomentazioni dei pensatori. Dopo un serrato confronto tra le due posizioni, il pubblico è chiamato a dare la sua preferenza: regolarmente, ogni volta, fa vincere Protagora. Perché, Maestro? «Credo innanzitutto che il pubblico percepisca Protagora come meno serioso, meno professorale rispetto agli altri. Una specie di sorriso emana dalla figura del Sofista. Poi Protagora rappresenta una grande lezione di modernità: la tolleranza, il relativismo che non sfocia mai nel nichilismo. Sostanzialmente, il pubblico lo considera un uomo di buon senso».
Moderno Protagora, e moderno l’approccio con cui Albertazzi propone una rinfrescata su temi che non si udivano dai tempi del liceo. Una rilettura dei classici per capire meglio l’età contemporanea. Ma i giovani, questi benedetti giovani che ogni attore e ogni impresario insegue come una chimera, leggono i capolavori della letteratura? «Li leggono poco, probabilmente per difetti strutturali delle nostre scuole che non insegnano ad amarli. Tanto è vero che poi quando vengono proposti in una cornice particolare, come può essere il mio “Filosofi alle primarie”, i ragazzi si entusiasmano eccome. La settimana scorsa ho proposto Amleto al Parenti: ebbene, ho vissuto per tre giorni a contatto con una platea gremita di giovani. E il merito è di questo misterioso e affascinante Principe di Danimarca, che magari a scuola li annoiava. Se invece li coinvolgi in un progetto preciso, organizzato, che tenga conto della modernità del personaggio, allora i giovani ci stanno. Certamente è difficile considerare questo mio uditorio un campione rappresentativo di tutta la gioventù, ma mi è sembrato un segnale molto positivo, che dà speranza per il futuro».
Dunque i giovani sono una categoria che, mettendosi di buzzo buono, può essere sedotta. Ma il pubblico nel suo complesso è anestetizzato dalla TV? «Hanno fatto degli sforzi notevoli per distruggere il pubblico teatrale: la proposta del teatro ‘finto alternativo’, il Dante edulcorato per le masse. Se un giorno in TV proporranno una sfida tra me e Benigni sulla Lectura Dantis, sai che cenciata darei a Roberto! Ad ogni modo il teatro, pur con tutte le difficoltà difficilmente aggirabili, è ben vivo. Sono vive perfino quelle persone che mi seguivano ne “L’Idiota” di Dostoevskij, negli anni Cinquanta. Che forza eh, che resistenza a sopportare Albertazzi tutti questi anni, eheh». Milano ha ospitato la sua ultima performance. Quante volte il mattatore fiesolano ha ricevuto gli applausi del capoluogo lombardo? «Un'infinità di volte. È una città a cui sono molto legato affettivamente sia per questioni di lavoro, sia per le amicizie nate e cresciute qui. Durante lo spettacolo canticchio “Com'è bella la città”: con Gaber c'era un rapporto fatto di stima e ammirazione reciproca. Poi mi vengono in mente alcuni milanesi d'adozione come Dino Buzzati e Indro Montanelli: penne eccellenti e persone gradevolissime. E come potrei dimenticare poi le esaltanti esperienze nella TV pionieristica di Corso Sempione? Insomma, Milano è Milano». Lo chiamano Re Giorgio, un titolo onorifico che non dipende solo dall'anagrafe. Anche i Maestri ormai defunti ne riconoscevano la grandezza. «Carmelo Bene diceva che in casa aveva due cani lupo, che aveva chiamato entrambi Albertazzi. Per tutta risposta, io dissi che nutrivo troppo rispetto verso il mio cane per poterlo chiamare Bene. Ma erano pizzicotti tra primattori, in realtà tra di noi c'era stima reciproca». 64 anni di teatro alle spalle. Eppure, Maestro, non le sembra che siamo appena all'inizio? «All'inizio forse è un po' troppo. Diciamo che sono a un buon punto, dai»

 

 

Teatro San Babila - corso Venezia 2/A, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/795469 - 02/76002985, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21, domenica ore 15.30
Biglietti: platea intero € 35,00 - soci e gruppi minimo 10 persone € 25,00; balconata intero € 25,00 - soci e gruppi minimo 10 persone € 18,00

 

 

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.teatrosanbabila.it

 

 

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