Figli di un dio minore - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Sabato, 12 Novembre 2016 

La traduzione simultanea di uno spettacolo teatrale, “Figli di un dio minore” al Franco Parenti di Milano è il rigoglio di un compromesso, una testimonianza d'amore. Lo spettacolo ha radici antiche: la resa teatrale di Mark Medoff e la versione cinematografica di grande successo interpretata da William Hurt e Marlee Matlin.

 

FIGLI DI UN DIO MINORE
di Mark Medoff
traduzione di Lorenzo Gioielli
il tema di Sara è composto e interpretato da Giorgia
con Giorgio Lupano, Rita Mazza
e con Cristina Fondi, Francesco Magali, Gianluca Teneggi, Deborah Donadio
regia Marco Mattolini
aiuto regista Cristian Giammarini - assistente alla regia Lucia Morelli
scene e costumi Andrea Stanisci
musiche Daniele d'Angelo
produzione Artisti Associati

 

Sara è sorda.
James è un udente.
Sara non vuole imparare a parlare.
James vuole insegnarle a parlare.
Sara e James si innamorano.

Come gli antichi hanno ben insegnato, la storia d'amore è sempre un ottimo escamotage per rendere talune verità palpabili, probabilmente perché d'amore tutti abbiamo assaggiato qualcosa e se non assaggiato, per lo meno certamente immaginato.
Ci hanno insegnato che la normalità è una questione di numero. Quantità di caratteristica X è assenza di malattia, degenerazione, mancanza, disabilità. Eppure se di amore possiamo parlare non possiamo limitarci a parlare di quantità e di assenza o presenza di normalità.

Il fattaccio è che esistono realtà infinite e la maggioranza si adatta ad una, le minoranze strisciano alle pareti e magari sognano di sfilare tra le vie, magari disprezzano e confabulano tra loro per gli umani giusti contro gli umani sbagliati, magari cessano, cessano di sognare nel bene e nel male e si limitano a stare. Questo è dato di fatto, i sordi esistono e i sordi sono meno degli udenti quindi devono trovare il modo di avvicinarsi quanto più possibile alla realtà udente, alla realtà normale e giusta.

Sara si ribella a questo gioco falsato, in cui i numeri schiacciano le rarità.
Sara è sorda dalla nascita e lava i bagni in un istituto per sordi, ci è cresciuta lì dentro, non è detto che un padre possa sopportare la vista di una rarità, non è detto che una madre udente possa ascoltare. Allora Sara vive in quello che gli udenti percepiscono come silenzio, ma che tale non è, chissà cos'è. Sara è una testarda, eppure tutti si sono sempre presi la briga di parlare per lei, Sara rifiuta le cicatrici della vita, il male di essa, non si lascia ferire perché teme l'essere “una foglia secca che vola via”, Sara ama la cucina, Sara impara in fretta, Sara segna nella sua danza a mani sciolte chi è. Questo essere però lo capiranno in pochi.

James si innamora di Sara e del suo silenzio. Sara di lui e del suo essere buffo e buono e paziente. Un amore con implicazioni difficili, com'è un sordo in città? Com'è amare qualcuno con il quale non si ha in comune la prima forma di espressione dell'io insegnata? Com'è amare qualcuno che non può ascoltare la musica? Com'è amare qualcuno che non conosce una musica altra, senza note?
Cosa può succedere all'amore più sincero se gli si sottrae la parola? La nostra prostituta preferita, quella che ci salva, che ci condanna, che ci dà la possibilità di allungare, allungare, allungare fino ad annoiare e via, la colpa non è più mia. Cosa diventa la parola tradotta in segno aereo e danzante, un segno che non si vede ma che lascia poco spazio all'interpretazione ingannatrice, all'ambiguità, alla gabbia della possibilità di significare più d'un significato?

Quel segno lì significa unione, da adesso, nelle sacralità delle nostre dita sino alla fine. Un sigillo in aria danzante. Non accadrà nulla adesso, i sordi saranno sempre meno degli udenti, avranno più difficoltà a trovare lavoro, cammineranno ancora alle pareti della città, però che ogni tanto una scintilla di ricordo, un segnale di fumo ci rammentino quelle infinite realtà nella nostra, facendoci affrontare questa più profondamente.

Rita Mazza, Giorgio Lupano, Cristina Fondi, Francesco Magali, Gianluca Teneggi e Deborah Donadio sono i volti, i segni parlanti, gli occhi e per chi le usa le voci di questo compromesso tra i tendaggi del Parenti, di realtà che corrono parallele, una parentesi dalla normalità per quantità, una parentesi dai rumori, una parentesi che lascia fuori quello che è facile e mostra quanto sarebbe facile l'unità se solo non la vedessimo come impossibile.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì riposo; martedì, sabato ore 20.30; mercoledì, venerdì ore 19.45; giovedì ore 21.00; domenica ore 16.00
Biglietti: intero: prime file 40€ / II e III settore 32€ / IV settore 25€; over65/under26: II, III, IV settore 18€; convenzioni: II, III settore 22,50€ / IV settore 18€

Articolo di: Carla Nigro
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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