Fenicie - Teatro Greco (Siracusa)

Scritto da  Sabato, 10 Giugno 2017 

Dopo 49 anni torna sulla scena del Teatro Greco di Siracusa una delle tragedie meno note di Euripide, “Fenicie”. Per il 53° Ciclo di Rappresentazioni Classiche, un dramma epico di eroi tragici, ambizioni, fato avverso e dolorosi sentimenti di cui Valerio Binasco dà una lettura dal forte impatto emotivo e dai richiami estremamente attuali.

 

FENICIE
di Euripide
con Isa Danieli (Giocasta), Simone Luglio (Pedagogo), Giordana Faggiano (Antigone), Gianmaria Martini (Polinice), Guido Caprino (Eteocle), Michele Di Mauro (Creonte), Alarico Salaroli (Tiresia), Matteo Francomano (Meneceo), Massimo Cagnina (Araldo), Yamanuchi Hal (Edipo), Simonetta Cartia (Prima Corifea), Eugenia Tamburri (Pianista), Accademia d’Arte del Dramma Antico Sezione Scuola di Teatro “Giusto Monaco” (Coro)
direttore artistico Roberto Andò
traduzione Enrico Medda
regia Valerio Binasco
scena e costumi Carlo Sala
musiche Arturo Annecchino
disegno luci Pasquale Mari

 

FenicieIsa Danieli, bravissima e drammaticamente convincente per tutta la durata dello spettacolo, conquista lentamente il centro della scena e al calare del sole, nel silenzio dell'antico Teatro Greco di Siracusa, inizia a parlare. A lei è affidato nel prologo il compito di riassumere le sventure della stirpe del di lei marito e figlio Edipo, inconsapevole assassino del proprio padre e incestuoso compagno di sua madre. Ed ora quella madre è lì, vestita a lutto, stanca eppure agguerrita, divisa tra due figli che si odiano e che sono sul punto di farsi la guerra, vedova, madre incestuosa, vittima del fato. Una donna il cui cuore è spezzato da lutti e dolori ma che è pronta ancora a gridare, piangere, lottare per una pace impossibile e la vita dei suoi figli. Giudice impotente, disperata mediatrice, la Giocasta di Isa Danieli è il cuore tragico di uno spettacolo incentrato su tanti personaggi, ognuno sofferente, ognuno vittima di un destino avverso e di una sorte segnata. Ma in fondo forse, tra tanti eroi, il vero protagonista è proprio il dolore di ciascuno.

Eteocle e Polinice, i figli di Giocasta ed Edipo, si erano accordati per alternarsi al comando della città di Tebe ma quando Eteocle allo scadere del proprio turno si rifiuta di cedere il trono ed allontana il fratello, questi raduna un esercito di campioni e torna per assediare la città. Uno proclama allora di muoversi in nome della giustizia reclamando i propri diritti, l'altro lo accusa di essere un traditore venuto a distruggere la sua stessa patria. Irremovibili nelle loro posizioni, sordi verso qualsiasi possibile compromesso, fermi nel loro egoismo e lanciati così verso un disastro inesorabile. In mezzo a loro si pone la tragica madre che invano cerca un accordo, un abbraccio, un segno d'amore fraterno. “Il potere è il più grande degli Dei” dichiara Eteocle ed è la fame di potere che smuove effettivamente tutto. In loro ci sono rabbia, egoismo, smaniosa ambizione, una degenerazione del potere che è ancora tema attuale. 2500 anni non sono bastati per cambiare la situazione. Lo scontro tra i due è inevitabile, così come l'unico possibile finale, la rovina della patria. Fratello uccide fratello e, squarciata dall'ennesimo dolore, anche Giocasta si uccide sui loro corpi.

FenicieAccanto a loro, in un'opera fatta di drammi umani e intima sofferenza più che di gesta eroiche, sfilano altri personaggi dalla sorte non meno tragica. C'è Creonte, il fratello di Giocasta, che davanti alla richiesta dell'indovino Tiresia di sacrificare suo figlio Meneceo come unico modo per salvare Tebe, si tira indietro ponendo l'amore per il figlio davanti a quello per la patria e implorandolo di mettersi in salvo. C'è appunto Meneceo che è giovane e idealista e che, interpretando lo slancio d'affetto paterno come un atto vile, si erge a eroe sacrificale e si toglie la vita. C'è Antigone, l'altra figlia di Giocasta che, rimasta sola, segnata dagli Dei avversi e dalla morte di tutti i suoi cari, volge il suo affetto verso il padre Edipo, vittima e colpevole, e sceglie di accompagnarlo in una vita d'esilio e cecità in un finale di tenera delicatezza.

Valerio Binasco, alla sua prima regia al Teatro Greco di Siracusa, dirige gli attori in una recitazione classica, intensa, dolorosa. Ma se Guido Caprino e Gianmaria Martini mettono vigore e disperata rabbia nei ruoli dei due fratelli, se Alarico Salaroli è un convincente Tiresia, se l'Antigone di Giordana Faggiano, frenata all'inizio, assume nella seconda parte una bella intensità, è poco chiara e riuscita la scelta di far interpretare Edipo ad un attore giapponese il cui spiccato accento orientale ha un effetto quasi comico e disturbante in un ruolo tanto tragico.

Ai giovani dell'Accademia d'Arte del Dramma Antico spetta invece il ruolo del Coro, così fondamentale nella storia del teatro greco quanto singolare in quest'opera. Composto da un gruppo di donne fenicie bloccate a Tebe dalla guerra mentre erano in cammino verso il Santuario di Delfi, è un coro che assiste ma non partecipa. Sono donne straniere, estranee ai fatti, venute non solo da un'altra terra ma anche da un altro tempo, statiche spettatrici di passaggio, fuori contesto, a spezzare il ritmo del racconto. Siedono in scena, hanno maschere bianche a coprire volti ed emozioni, parlano con accento dell'est, indossano fazzoletti in testa e abiti poveri. Profughe dolorose, in un ennesimo tocco di contemporaneità (come le divise dei soldati che irrompono in scena) con cui Binasco ci avvicina incredibilmente ad una storia tanto antica.

FenicieDietro di loro, un pianoforte in scena accompagna l’evolversi dei sentimenti e delle vicende con musiche ripetitive e litanie ossessive.

La scena curata da Carlo Sala è semplice e d'impatto. Un telo rosso ricopre l'intero spazio, come impregnato del sangue versato da tante morti e dolori. Sull'intensità del colore, al centro della scena, campeggia poi un albero morto, spoglio, di un bianco candido, abbandonato e arso dal sole.

La tragedia di Euripide fu rappresentata per la prima volta nel 410 a.C., parte di una trilogia che comprendeva anche “Enomao” e “Crisippo”, oggi perdute. Il dramma di una città sotto assedio, della lotta per il potere, dei dolori umani.

“Fenicie” sarà in scena insieme a “Sette contro Tebe”, a sere alterne, fino al 25 giugno per un'interessante proposta che vede rappresentata la stessa vicenda da due diversi punti di vista e con due diversi modi di fare teatro. Tanti i punti in comune, altrettante le diversità. Dal 29 giugno al 9 luglio, il palco sarà poi tutto per l'unica commedia, “Rane” di Aristofane.

 

Teatro Greco di Siracusa - viale Paradiso, 96100 Siracusa
Per informazioni e prenotazioni: numero verde 800/542644, telefono 0931 487248
Orario spettacoli: 7, 9, 11, 13, 17, 19, 21, 23, 25, 27 e 31 maggio; 2, 4, 6, 8, 10, 14, 16, 18, 20, 22, 24 giugno

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Ufficio stampa Benedetta Cappon; Gaspare Urso, Ufficio stampa Fondazione Inda
Sul web: www.indafondazione.org

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